Cresce il numero di candidati nella lista Monti che non voteranno il “loro” Gabriele Albertini come presidente della Lombardia, ma il candidato del Pd, Umberto Ambrosoli. La pietra nello stagno era stata gettata da Ilaria Borletti Buitoni, presidente del Fai e capolista dei “montiani” alla Camera in Lombardia. Ieri le file si sono notevolmente ingrossate. Voto disgiunto: Ambrosoli in regione, Scelta civica in Parlamento. Il povero Albertini incassa in silenzio la figuraccia e si “accontenta” del posto garantito in Senato.

Mario Monti pare sia seccato di queste novità, dice di essere danneggiato perché il voto disgiunto è un “suicidio politico“. Ha ragione: induce incertezza tra i suoi sostenitori che così potrebbero convincersi a votare Pd anche a Camera e Senato, tanto il risultato finale (l’accordo Bersani-Monti) non cambia. Anzi, sarebbe un voto più “utile” soprattutto per l’attribuzione dei seggi lombardi per il Senato su cui probabilmente si gioca la maggioranza del prossimo Parlamento.

Silvio Berlusconi diceva: chi vota Monti vota Bersani. Ora l’orientamento dei colonnelli montiani è sotto gli occhi di tutti: in Lombardia tra le due coalizioni maggiori i centristi scelgono quella di sinistra perché, come ha detto Lorenzo Dellai, “è più coerente con le nostre idee”. Ora non si vota più Monti ma direttamente Bersani. E comunque l’accordo per il prossimo governo è nell’ordine delle cose.

E’  una svolta importante nella campagna elettorale. Vedremo come reagiranno Roberto Maroni, i leghisti e il Pdl.

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