Sono molto contento per l’elezione di Jorge Mario Bergoglio a Papa. Un sant’uomo, un uomo di Dio. Ci sarà tempo per approfondire tanti aspetti di questa scelta sorprendente che segue un altro gesto rivoluzionario, la rinuncia di Benedetto XVI.
Riporto due sensazioni da piazza San Pietro: l’immediata sintonia con il popolo dopo lo smarrimento iniziale, una folla che ha riempito la piazza fin dal mattino, segno che Roma sentiva che l’elezione era vicina. E la paternità di Bergoglio, che ha fatto pregare la folla, ha chiesto di essere ricordato a sua volta, ha promesso di rivederci presto come tanti papà che non vedono l’ora di riabbracciare i familiari.
Noi giornalisti avremo tempo per qualche «mea culpa». Intanto trascrivo qui sotto il profilo dell’arcivescovo di Buenos Aires che scrissi per il Giornale alla vigilia del conclave 2005. Bergoglio era quotatissimo nei «toto-Papa» ma prese meno voti che nel 2013. Misteri dello Spirito Santo.
—-

Da Il Giornale del 18 aprile 2005

La sua prima intervista da cardinale apparve su un foglio parrocchiale di Buenos Aires, la “Estrellita de Belén”. Recita ogni giorno tutti i misteri del rosario dopo aver visto il Papa pregare. Vive modestamente in un appartamentino con un anziano vescovo e cucina da solo. Gira in tonaca per la megalopoli argentina con il colectivo, il bus, o la subte, la metropolitana. Assiste di persona malati, anziani e perfino un gruppo di mogli di preti sposati. Quando fu creato cardinale, obbligò i ricchi argentini pronti a venire in Italia per festeggiarlo a versare ai poveri i soldi dell’aereo. A Roma rifugge gli ambienti curiali, alloggia in una cameretta della Casa del clero in via della Scrofa e alle cinque e mezzo del mattino è già in cappella a pregare. Ha rifiutato di presiedere la Conferenza dei vescovi argentini, ai quali non è rimasto che eleggerlo vice. Ora i porporati potrebbero volerlo addirittura Papa.
Jorge Mario Bergoglio, sessantottenne arcivescovo di Buenos Aires, vive da asceta. Un po’ lo deve al carattere schivo che gli fa fuggire la ribalta; un po’ è un’eredità dei genitori piemontesi (il padre, ferroviere, emigrò a vent’anni dall’Astigiano); un po’ vi è costretto da ragioni di salute (da giovane fu operato a un polmone). Molta di questa sobrietà e riservatezza l’ha invece imparata dai gesuiti ai quali si unì prima dei trent’anni. L’ordine della severità, della lontananza dalle cariche ecclesiastiche, dell’obbedienza e del servizio incondizionato al Papa: per questo non c’è mai stato un Pontefice gesuita.
Oltre ai giornalisti, il porporato porteño evita con cura i politici nonostante la vicinanza della cattedrale bairense alla Casa Rosada, entrambe affacciate su Plaza de Mayo. Negli Anni 70, durante la sanguinosa dittatura militare, Bergoglio era Provinciale dei gesuiti per l’Argentina: salvò preti e laici dalla repressione pur non condannando mai in pubblico il regime e arginò i confratelli che volevano abbracciare la lotta armata; nel Giubileo del 2000 ha chiesto perdono a Dio per i peccati dei cattolici sotto la dittatura. Non ha condiviso la contiguità con Menem di certi ambienti ecclesiastici. E in due anni non ha ancora avuto incontri ufficiali con Nestor Kirchner: il 25 maggio 2003, mentre il nuovo presidente si insediava alla presenza di Lula e Fidel Castro, il cardinale in un affollatissimo Te Deum tuonava contro la “dittatura invisibile dei veri interessi occulti che si sono impadroniti delle risorse”. I rapporti si sono ulteriormente raffreddati negli ultimi mesi dopo che il governo argentino ha preteso le dimissioni del vescovo ordinario militare.
Bergoglio è nato in un quartiere di Buenos Aires. La vocazione sacerdotale è maturata dopo il diploma di perito chimico. Studia in Cile, Germania e Spagna; insegna letteratura, filosofia e psicologia. Viene ordinato prete a 33 anni e a 35 è già il numero uno dei gesuiti in Argentina. E’ il periodo della dittatura e il suo comportamento gli procura sorde ostilità nelle frange estremiste dell’ordine di Sant’Ignazio, al punto che scaduto il mandato viene rispedito a insegnare lontano da Buenos Aires negli studentati.
E’ l’arcivescovo della capitale, Antonio Quarracino, a ripescarlo nel 1992 come suo ausiliare. Bergoglio gli succederà nel 1998 guadagnandosi una stima altissima in patria. Nel 2001, con l’Argentina scossa dalla crisi economica, non impartisce lezioni di giustizia sociale ma invita a riprendere in mano il catechismo: “Fate come Zaccheo – disse – era uno strozzino, ma voleva conoscere Gesù e cambiò vita”. La sua fama tra i colleghi porporati si diffonde alla fine di quello stesso 2001, al sinodo dei vescovi. Bergoglio fu improvvisamente chiamato a fare il relatore generale al posto del cardinale Edward Egan, richiamato a New York dall’attentato dell’11 settembre. E il gesuita timido conquistò tutti.

Share and Enjoy:
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks
Tag: , ,