Non sento nessuno dei paladini della Costituzione protestare contro l’uso che se ne sta facendo nei palazzi del potere. Mi rivolgo a quanti aggredivano Silvio Berlusconi ogni due per tre. È il vostro momento, araldi del diritto, alfieri della legalità, cavalieri della giustizia: dove siete finiti?
Abbiamo il leader di un grande movimento, Beppe Grillo, che non vuole smettere di fare il comico: ora dice che si può governare senza governo perché per fare le leggi basta il Parlamento. La Costituzione dice che l’Italia è una repubblica parlamentare, non assembleare, dove paradossalmente il potere resta ai vituperati partiti, ma Grillo lo ignora. Siamo rimasti al cabaret.
Abbiamo il leader di un altro grande partito, Pierluigi Bersani, che riceve un mandato a trovare una maggioranza, fallisce ma non rinuncia. Anzi, va al Quirinale e mette il capo dello stato nelle condizioni di dover fare il lavoro al posto suo, cioè tentare accordi in extremis in modo che Culatello Bersani (copyright Dagospia) possa insediarsi a Palazzo Chigi purchessia.
E abbiamo un capo dello stato che, suo malgrado, è diventato il primo presidente della nuova repubblica presidenziale italiana . Giorgio Napolitano è stato il garante di Monti, lui sarà il tutore di Bersani (sempre che il segretario Pd ce la faccia), lui inventerà un «governo del presidente» se il tentativo in corso fallirà.
E la Costituzione? In archivio. Ma l’unico che la calpestava si chiamava Berlusconi.

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