Alla vigilia dell’elezione del nuovo capo dello Stato, una cosa è certa: nessun candidato del centrodestra è in lizza né sarà eletto, a meno di clamorose quanto al momento imprevedibili sorprese. Il Quirinale resta proibito per una delle maggiori forze politiche del Paese, quella che negli ultimi anni è stata spesso maggioritaria e ha governato il Paese più a lungo, anche se non sempre al meglio.
Nel 1992, con qualche settimana di anticipo sulla scadenza naturale del settennato ma con una fragorosa polemica, Francesco Cossiga abbandonava il Colle. Gli è succeduto l’ultimo presidente democristiano ben presto diventato il tutore dei magistrati e del composito fronte antiberlusconiano, Oscar Luigi Scalfaro. Nel 1999 gli è subentrato Carlo Azeglio Ciampi, passato da Bankitalia a Palazzo Chigi e quindi al ministero del Tesoro con i governi Prodi e D’Alema, capostipite della progenie dei tecnici evolutisi in politici. Nel ’99 Berlusconi era nel pieno della «traversata del deserto» di cui raccolse i primi frutti proprio in quell’anno alle elezioni europee grazie anche all’abilità con cui partecipò alla partita del Quirinale: pur di non avere un altro Scalfaro, meglio contribuire a eleggere un tecnico come Ciampi (che non aveva un laticlavio garantito come paracadute né velleità da capo-partito) che infatti fu trionfalmente eletto al primo scrutinio.
Anche sette anni dopo, nella primavera 2006, il centrodestra era all’opposizione, avendo la strana coppia Prodi-Bertinotti da poco vinto le elezioni per la bellezza di 22.000 voti. Il primo partito della sinistra (allora c’erano i Ds) impose a maggioranza semplice il suo uomo più a destra, il migliorista Giorgio Napolitano, che ha definitivamente affossato la figura del presidente «notaio» per assumere un ruolo politico attivo.
Ora non c’è governo, non c’è maggioranza, si rischia di tornare a votare fra un paio di mesi, l’economia precipita. In questo caos c’è però un punto fermo: al Colle andrà un altro politico di sinistra. Il Pd fatica a tollerare uno come Renzi, figurarsi mandare al Colle qualche liberale come Letta o Martino. Amato, D’Alema, Rodotà, Prodi, Finocchiaro: questi i nomi che circolano. E gli «impresentabili» restano tali.

Share and Enjoy:
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks
Tag: , , , , , ,