Prendiamo i numeri, i freddi numeri. In Friuli Venezia Giulia alle politiche il Movimento 5 Stelle aveva preso 196.218 voti (alla Camera): alle regionali di domenica e lunedì gliene sono rimasti 103.133. Quasi dimezzato (-48%). Altro dato dall’estremo Nordest, area tra le più in crisi del Paese e che per questo più di altre era finita a ingrossare le file grilline: i voti di lista sono la metà di quelli ottenuti dal candidato presidente. Ulteriore dato: alle Quirinarie dello scorso 15 aprile per designare il candidato al Colle del M5S hanno partecipato circa 28.000 militanti su 48.292 aventi diritto. Anche in questo caso, uno scostamento superiore al 40 %.
Fin troppo facile rilevare la perdita verticale della fiducia riposta meno di due mesi fa nel movimento di Grillo e Casaleggio, un’entità capace soltanto di protestare, infiammare gli animi, opporsi a tutto, scendere in piazza, aizzare la rabbia contro personaggi come Dario Franceschini, ma non di costruire ipotesi percorribili di soluzioni. Aggiungo che sfiorano il ridicolo quanti non riconoscono in Napolitano il loro presidente benché votato da tre quarti del Parlamento, mentre avrebbero applaudito Stefano Rodotà selezionato da 4.677 «cittadini».
Il rovescio della medaglia è che i friul-giuliani delusi da Grillo hanno preferito astenersi piuttosto che votare Pd, Pdl o Lega, che pure puntava molto sul voto regionale per completare la macro-regione da Torino a Trieste. È un segnale che tali partiti, che ora si accingono a sostenere un governo politico di larghe intese (come suggerito e auspicato da questo blog poche ore dopo la chiusura delle urne di febbraio), non devono trascurare. Scoprire le carte-bluff di Grillo non significa riconquistare automaticamente i voti perduti.

 

Aggiornamento del 26 aprile.

Segnalo il reportage (http://www.ilgiornale.it/news/interni/non-voteremo-pi-grillo-viaggio-nel-nordest-pentito-artigiani-911759.html) che ho scritto per il Giornale di oggi sul mondo produttivo del Nordest che a febbraio aveva dato il 30 per cento al Movimento cinque stelle ed è già pentito dopo due mesi. Interessante anche il bilancio del primo anno da sindaco a Mira di Alvise Maniero, quello che ha licenziato l’assessora incinta, e in precedenza aveva aumentato Imu e addizionale Irpef. Come evidenziano i risultati del Friuli Venezia Giulia accennati più sopra, i delusi da Grillo non tornano automaticamente a votare Pdl, Lega o Pd ma in caso di nuove elezioni starebbero a casa. I partiti devono tornare a dialogare e confrontarsi con queste realtà, cosa che non fanno più nemmeno in campagna elettorale.

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