Al referendum di Bologna contro i finanziamenti comunali alle scuole paritarie ha votato meno del 30 per cento degli aventi diritto. La consultazione non aveva alcuna efficacia pratica, per cui si sono mobilitati soltanto i promotori, che infatti hanno incassato il 59 per cento dei consensi. Risultato scontato, che equivale al 17 per cento della base elettorale. Il successo è tutto mediatico, perché una minoranza così piccola ha ottenuto largo spazio nel dibattito pubblico.

La discussione ha riportato d’attualità una vecchia questione, cioè il sostegno pubblico a iniziative private. Gli enti locali sostengono le scuole paritarie non per concedere privilegi, ma perché alle casse pubbliche costa meno finanziare le cooperative di genitori auto-organizzati piuttosto che aprire nuove scuole per accogliere quei bambini. Un semplice fatto di convenienza economica che si affianca al sacrosanto diritto alla libertà di educazione.

Sono chiarissime, al proposito, le parole di Benedetto Zacchiroli, consigliere comunale del Pd, renziano, ex candidato sindaco, omosessuale, blogger del Fatto quotidiano: “Se togliamo i soldi alle scuole paritarie di Bologna dobbiamo toglierli anche al Cassero”, cioè lo storico circolo gay di Bologna finanziato anch’esso dal comune. Questo il succo del suo ragionamento, riferito alle “mille attività” sostenute dall’ente locale: “Il comune le premia non perché ha delle simpatie, ma perché ritiene che esse offrano servizi che sono pubblici, che fanno del bene a tutti. La sussidiarietà è una”. Inoltre i soldi alle paritarie rappresentano “lo 0,8 per cento su un totale di 36 milioni di euro che il comune destina all’istruzione. In ogni caso: se non ci fossero le paritarie sarebbe un problema, perché con gli stessi soldi il Comune non potrebbe provvedere a quei bambini”. Potete leggere qui il testo completo dell’intervista da cui ho tratto queste citazioni.

Per i pasdaran delle scuole-che-devono-essere-soltanto-statali c’è parecchio da riflettere. Lo stesso vale per la sinistra, la quale si è divisa tra ideologici e riformisti (un nome per tutti, tra questi ultimi: Romano Prodi) in una spaccatura già manifestata con la nascita del governo Letta. I “paritari” non ne hanno fatto una bandiera identitaria scegliendo la stessa linea che nel 2005 affossò il referendum sulla legge 40. E’ uno dei rari casi in cui disertare le urne significa vincere.

 

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