Le discussioni sulle riforme, i rapporti tra partiti nemici-amici, la chiusura della procedura europea per il deficit eccessivo, il flop dei grillini (qualcuno ricorda quando – in tempi non sospetti – questo blog fu ricoperto di fango per aver definito “un bluff” i risultati siciliani del M5S?) non devono allentare l’attenzione sul nostro portafogli. Il governo cerca di evitare l’aumento Iva di luglio? Ebbene, un piccolo aumento c’è già stato, e neppure troppo leggero visto che frutterà oltre 200 milioni di euro annui per finanziare il cosiddetto “bonus casa”.

Questi interventi saranno infatti coperti con nuovi introiti da Iva. Non da aumento di aliquote: questa è la misura paventata per l’estate. Ma con lo spostamento di certi beni da un’aliquota agevolata a una superiore. E’ il caso delle bevande e delle merendine acquistate dai distributori automatici sulle quali gravava un’imposta del 4 per cento: spostati nella fascia del 10 per cento. Anche i gadget allegati ai giornali nelle edicole (pensate non solo a libri e dvd, ma a creme solari e altri prodotti “regalati” per sorreggere le declinanti vendite cartacee), subiranno un rincaro: dal 4 al 21 per cento di maggiore Iva. Significa che gli ecobonus per ristrutturazioni, riqualificazioni energetiche, rinnovo mobili eccetera saranno a carico della “pausa caffé” di lavoratori, studenti, viaggiatori in attesa del treno o della metro, eccetera. Inoltre è molto probabile un aumento dell’imposta fissa di bollo per finanziare la ricostruzione privata nell’Abruzzo terremotato.

Nonostante la “cura Monti”, i conti dello stato non vanno affatto bene. A maggio 2013 il fabbisogno finanziario (cioè la differenza tra entrate e uscite di cassa) ha raddoppiato il disavanzo: i -4,3 miliardi di rosso di maggio 2012 sono balzati a -8,8. Dall’inizio dell’anno il peggioramento complessivo è di 20,7 miliardi. Buona parte di ciò è dovuto a una maggiore spesa per interessi: lo spread resta elevato e lo stato deve remunerare bene chi acquista i titoli del debito pubblico, ma pochi ce lo ricordano. Sono questi numeri a fare nuovamente suonare il campanello di allarme. E a fare temere che durante le ferie arriverà la vera batosta per le nostre tasche.

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