Il Movimento 5 Stelle, o meglio la sua rappresentanza parlamentare, è sull’orlo della scissione. Dopo pochissimi mesi sono già venuti al pettine i nodi già evidenti in campagna elettorale: i problemi di leadership, di programma, di strategia politica. Il castello di carte sta crollando.

Gli altri partiti, soprattutto a sinistra, si fregano le mani e cominciano a conteggiare quanti parlamentari grillini potrebbero trascinarsi dietro. La prospettiva è alla luce del sole, uno spettro agitato dal Pd verso Silvio Berlusconi: Pd e Sel potrebbero rimettersi assieme e con i transfughi (ma in altri tempi si sarebbero usati ben altri epiteti) del grillismo formare una nuova maggioranza per spazzare via il Cavaliere. Quella maggioranza raccogliticcia che il povero Pierluigi Bersani ha tentato invano di compattare quando si doveva eleggere il nuovo capo dello stato. Non dimentichiamo che se il Pd avesse votato Rodotà, o i grillini Prodi, oggi saremmo in una situazione capovolta rispetto all’attuale.

E’ un calcolo puramente tattico perché i numeri non ci sono. Esaminiamoli con attenzione. Alla Camera, Pd e Sel avrebbero già la maggioranza di 340 seggi conquistati nelle urne con il premio e non ci sarebbe bisogno di alcun apporto pentastellato. La faccenda dunque si gioca tutta al Senato. Qui il centrosinistra ha 123 rappresentanti: 113 Pd, 7 Sel, 1 lista Crocetta, 2 Svp. La maggioranza a Palazzo Madama si ha con 158 voti; ne mancherebbero perciò 35. I senatori grillini sono 54. Il centrosinistra dovrebbe portarsene dietro il 65 per cento. Non si potrebbe più parlare di scissione, ma di esodo in massa.

Il movimento di Grillo ha rappresentato una speranza sgangherata ma reale per milioni di italiani. A febbraio la presenza dei 5 stelle ha contribuito ad arginare l’astensionismo e la disaffezione dalla politica di moltissima gente. I grillini dovevano aprire il Parlamento come un apriscatole. La realtà è sotto gli occhi di tutti, certificata dal massiccio astensionismo alle recenti elezioni amministrative, andato di pari passo con il crollo dei consensi al M5S: in Sicilia sei mesi fa ebbero il 30 per cento, ora sono precipitati sotto il 5, e il sottoscritto fu sommerso di insulti per aver scritto che si trattava di un bluff. I voti di Grillo non tornano indietro ai vecchi partiti, restano in un limbo in attesa di nuove forme di rappresentanza. Sono questi milioni di elettori i più indignati con il leader e i parlamentari scelti su internet. Invece Grillo, Casaleggio e i fedelissimi scaricano tutto su giornali e giornalisti, come politicanti di vecchia data. Lui fa il partitocrate e i suoi parlamentari si avvicinano alla partitocrazia della sinistra. Che spettacolo triste. Chi ha votato Grillo perché ci credeva non lo merita.

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