Sapete quanti Paesi aderenti all’Unione europea sono sottoposti in questo momento a procedura d’infrazione per aver superato il limite del 3 per cento nel rapporto deficit/Pil? Quando l’ho letto su questo comunicato del Servizio stampa dell’Ue non ci volevo credere. Sono 20. Su 27. Il 75 per cento. Tre su quattro.

In questo articolo per il Giornale ho raccolto alcuni dati sullo sforamento del più discusso parametro di Maastricht. Tra i 7 Paesi “virtuosi” c’è ovviamente la Germania, che però è uscita da analoga procedura alla fine del 2012, pochi mesi fa. Gli altri 6 (Estonia, Finlandia, Lussemburgo, Malta, Bulgaria, Svezia) non sono certo colossi dell’economia europea. Di questi Paesi, gli ultimi 2 non aderiscono all’euro. Malta, Bulgaria e – come detto – Germania sono usciti l’anno scorso da una precedente procedura per deficit eccessivo; ma per Malta se ne sta aprendo una nuova.

Lo scorso 29 maggio la Commissione europea ha raccomandato al Consiglio europeo di abrogare la procedura per 5 Paesi (Italia, Lettonia, Ungheria, Lituania e Romania). Ha inoltre raccomandato il Consiglio medesimo a concedere altro tempo a 6 Paesi (Spagna, Francia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e Slovenia) per correggere il rispettivo disavanzo eccessivo: a qualcuno sarà concesso un anno, ad altri due. Da quando sono stati introdotti i vincoli europei sui bilanci, soltanto Svezia, Lussemburgo ed Estonia non sono mai inciampati nella procedura d’infrazione per aver sforato i vincoli. Se il Consiglio europeo del prossimo 21 giugno seguirà le raccomandazioni della Commissione Ue, i Paesi sotto osservazione scenderanno a 16. Il 60 per cento. Una larga maggioranza che raggruppa le maggiori nazioni Ue eccetto la Germania.

Evidentemente una regola che tre soggetti su quattro non riescono a rispettare è una regola assurda, che va adeguata a condizioni diverse rispetto a quando era stata introdotta. Tanto più che, tra i 7 “virtuosi”, l’unico Paese ad alto peso specifico è la Germania mentre gli altri sono realtà marginali. Sono parametri inadatti all’attuale situazione di profonda crisi; o meglio, sono adatti soltanto a chi è in grado di rispettarli (sia pure con una certa difficoltà), cioè la federazione guidata da Angela Merkel in campagna elettorale per il voto di quest’autunno.

Non ho citato finora Silvio Berlusconi, che ha riaperto il “caso deficit” con le dichiarazioni di ieri. Il Cav dice di fare quello che fanno, senza grossi problemi, tre Paesi europei su quattro. Ma nessuno degli altri 19 leader europei sotto osservazione viene bombardato come si fa facendo con lui.

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