Ora ci vuole un’amnistia. Un atto di clemenza adottato dallo Stato come segno della “pacificazione” tra le forze politiche che sostengono il governo Letta. Non dovrebbe trattarsi di un semplice “salvacondotto giudiziario” per Silvio Berlusconi, anche se il Cavaliere non dovrebbe essere escluso dal provvedimento. Una decisione che dovrebbe essere propedeutica alla riforma complessiva del nostro sistema giudiziario e possa anche disinnescare l’emergenza carceraria che pure affligge cronicamente l’Italia: da questo punto di vista concordo con il ministro Mario Mauro che al Corriere della Sera ha detto “non prima la riforma e poi l’amnistia”, ma il contrario.

Molti, di questi tempi, paragonano il momento attuale al ’45-46, quando l’Italia trovò la forza di rialzarsi dalle macerie belliche grazie all’unità di intenti delle maggiori forze politiche dell’epoca, quelle espresse da cattolici, socialisti, azionisti, comunisti. Palmiro Togliatti fu ministro di Grazia e giustizia nel primo governo De Gasperi nell’immediato dopoguerra. E da guardasigilli il Migliore proclamò un’amnistia che contribuì a sanare molte ferite (naturalmente non tutte) lasciate non solo dal conflitto mondiale ma soprattutto dalla guerra civile partigiana. Non italiani contro tedeschi, austriaci o americani, ma italiani contro italiani. Anche noi siamo reduci (molti la stanno combattendo ancora) una guerra civile. Abbiamo un Paese che crolla a pezzi, una Costituzione da riscrivere e tre partiti di diversa tradizione politica che tentano di collaborare per consentire all’Italia di risollevarsi.

Nel ’45 c’era bisogno di chiudere un capitolo di storia senza più ricorrere alla ghigliottina rivoluzionaria, alle repressioni fasciste, alle esecuzioni sommarie della guerra civile. Di affidare agli storici, e non più ai magistrati (tanto più se politicizzati o inchiodati a un pregiudizio), il compito di ricercare le responsabilità. Questo bisogno è urgente anche oggi, un’epoca che presenta analogie con il dopoguerra. E come allora sono convinto sia necessario un provvedimento di clemenza generalizzato. Un’amnistia “terapeutica” come ha scritto il giudice di sorveglianza del tribunale di Milano Guido Brambilla (qui il suo articolo).

Alcuni parlamentari di diversi schieramenti, come il senatore Manconi del Pd, il senatore Compagna del Pdl, il deputato Gozi del Pd hanno presentato disegni di legge sull’amnistia. I radicali stanno lanciando una nuova campagna referendaria che prevede anche sei quesiti sulla giustizia: responsabilità civile dei magistrati (due quesiti), separazione delle carriere, incarichi extragiudiziari, revisione della custodia cautelare, abolizione dell’ergastolo. Amnistia e riforma della giustizia sono temi trasversali, che non andrebbero liquidati come un colpo di spugna “ad personam” per Berlusconi, né come una punizione delle toghe, né come un via libera alla delinquenza: basterebbe evitare la cella ai detenuti in attesa di giudizio (che non hanno sul groppone nemmeno una condanna in primo grado e quindi nessuna pena da scontare) e i veri criminali avrebbero tutto lo spazio carcerario che si meritano. Ma oggi chi ha il coraggio che ebbe il Migliore nel 1945?

Share and Enjoy:
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks
Tag: , , , ,