Ma che cosa faranno a sinistra quando Silvio Berlusconi uscirà dalla scena politica? Ieri è toccato leggere l’ultima sbalorditiva intervista: l’ex pm veneziano Felice Casson, che anni fa giunse in testa al ballottaggio per diventare sindaco di Venezia e fu battuto dal redivivo quanto svogliato Massimo Cacciari, gli ha addebitato perfino la colpa dell’intrigo internazionale con il Kazakhstan. “Vedo l’ombra di Berlusconi dietro lo scandalo”, ha dichiarato il senatore democratico. La fiction che da quelle parti si sono fatti è già scritta: una questura (quella di Roma), qualche funzionario che ha malamente informato Alfano, un potente amico straniero di Berlusconi (il presidente kazako Nazarbayev). Mancano soltanto la telefonatina di Silvio e una spruzzatina di bunga-bunga e oplà, il gioco è fatto.

Il Pd deve proprio augurarsi che il Cav non liberi il campo. Gli fa troppo comodo: sostiene il governo delle larghe intese (presieduto da un rappresentante illustre del Pd), si fa carico delle battaglie più difficili (ridimensionare la pressione fiscale), sorregge l’architettura istituzionale voluta dal presidente Napolitano dopo un risultato elettorale indecifrabile. Paradossalmente, i guai giudiziari di Berlusconi sembrano mettere più in difficoltà la sinistra che il Pdl. Paralizzato dall’avvicinamento a un congresso pericoloso per gli assetti interni consolidati, impaurito dalla permanenza al governo con il centrodestra, il Pd non sa dove sbattere la testa. Non c’è unità di linea politica sull’uscita dalla crisi, sul conflitto di interessi, sull’eleggibilità del Cav. C’è però il sacro terrore che arrivi un certo Matteo Renzi (che non a caso si sta accreditando presso le cancellerie europee) e faccia piazza pulita.

A proposito di Berlusconi, non dovete perdere questa intervista pubblicata dal Corriere della Sera mercoledì, il giorno dopo aver sollevato il polverone sulla velocità con cui la Cassazione ha fissato l’udienza per l’ultimo grado del processo Mediaset in cui Berlusconi è stato condannato a quattro anni di reclusione più cinque di interdizione. L’avvocato Titta Madia è un principe del foro, un cassazionista di lunga esperienza e lontano da schieramenti politici (ha difeso sia Mastella sia la Margherita contro l’ex tesoriere Lusi). Leggetela tutta, non fermatevi al titolo che pure fa effetto: “Mai vista tanta velocità, procedura usata per i detenuti“. Nell’intervista l’avvocato racconta come funziona la Cassazione, quale sarebbe stato l’iter riservato ai comuni mortali e quello eccezionale riservato a Berlusconi. Davvero, questa volta, la giustizia “per qualcuno è stata più uguale”. Tanto più che alla difesa non sono stati concessi i giorni minimi per il deposito di altri atti: per questo il presidente della Corte, Giorgio Santacroce, ha fatto capire che con tutta probabilità il 30  luglio ci sarà un rinvio. Ormai nemmeno la magistratura può più fare a meno di Berlusconi.

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