Ormai è chiaro: Matteo Renzi, spalleggiato da Repubblica e dalle frange più insofferenti del Pd, sta tentando di fare cadere il governo Letta. L’intrigo kazako e gli insulti di Roberto Calderoli al ministro Cécyle Kyenge (il vicepresidente del Senato è addirittura indagato a Bergamo per diffamazione) sono – ad evidentiam – dei pretesti per dare la spallata all’esecutivo.

La tattica non presenta più lati oscuri. La strategia, a mio giudizio, invece sì. Caduto Letta, che si fa? Un governo alternativo con i voti del Movimento 5 Stelle? Si va a votare con il Porcellum, sistema di voto aborrito da tutti ma dal quale nessuno osa separarsi? Si sollecitano le dimissioni di Napolitano? Si anticipa il congresso del Pd per incoronare Matteuccio nuovo líder máximo di un partito agonizzante? Si trascina il Paese verso il rischio di un Parlamento ancor meno governabile dell’attuale?

Sono tra quelli che considerano Renzi una risorsa del Pd. Ma le sue ultime mosse mi sono incomprensibili. Penso che voglia impadronirsi del partito senza passare dalle primarie. E che sia convinto (a mio giudizio, con un eccesso di presunzione) di fare man bassa di voti berlusconiani in libera uscita. Ma a che prezzo il sindaco di Firenze intende pagare queste ambizioni personali? Il governo di larghe intese si indebolisce sempre più: gli scandali kaza-roli (Kazakhstan più Calderoli) si aggiungono alle irresolutezze sulle riforme e sul taglio delle tasse. Esso non durerà a lungo. A chi giova accelerarne la caduta?

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