Chissà che cosa sarebbe successo se la Corte di Cassazione avesse toccato la sentenza di Milano. Avrei voluto vedere i soloni che predicano «le sentenze si rispettano», i giornali che della demolizione di Silvio Berlusconi hanno fatto l’unica ragione di sostentamento, gli avversari politici che – con dolori addominali sempre più forti – governano con il Pdl, e anche gli avversari che non governano ma che hanno bisogno del Cav per dire «votate noi perché non siamo come lui». Si sarebbe scatenata una canea contro i giudici piegati alla ragione di stato, contro il potere di ricatto di Berlusconi, eccetera. Altro che «rispetto per le sentenze della magistratura». Hanno tutti bisogno del Cavaliere per tirare a campare.
Ma oggi Berlusconi è condannato in via definitiva: un pregiudicato, come Grillo. Tra un mese e mezzo sarà posto agli arresti domiciliari e in base alla legge anticorruzione del 2012 (indipendentemente dall’interdizione dai pubblici uffici) sarà dichiarato incompatibile con il seggio di Senato e ineleggibile in caso di ritorno al voto. Come Grillo, guiderà il partito stando fuori dal Parlamento.
Sono sorpreso dalla compostezza delle reazioni nel centrodestra. Il videomessaggio di Berlusconi mi ha fatto pensare ai tanti imprenditori che reagiscono alla crisi creando qualcosa di nuovo e sono costretti a chiudere, o ridimensionarsi, dalle pastoie burocratiche, e vedono gli sforzi vanificati. E sono sorpreso anche della durezza di Guglielmo Epifani, per il quale «le sentenze vanno rispettate, applicate ed eseguite» (fuori dal politichese: non vediamo l’ora di vedere Berlusconi agli arresti), senza spendere una parola sul destino del governo che sostiene, manco Enrico Letta fosse un signor Nessuno e non – fino a pochi mesi fa – il numero 2 del partito.
Giorgio Napolitano invita a riformare la giustizia in tempi brevi. È un giudizio grave sulla situazione del terzo potere dello Stato. Ed è anche l’indicazione di uno spazio politico nel quale agire per non perdere la coesione nella maggioranza. Il rischio di elezioni a breve è elevato. Parlo di rischio perché sarebbe un’avventura tornare a votare con il Porcellum (quindi senza garanzie di maggiore governabilità) proprio mentre il Paese sembra dare segnali di riscossa dalla crisi. Al momento l’esecutivo di larghe intese non ha alternative. Berlusconi lo sa, per questo tiene a bada il partito mentre il consenso nei sondaggi cresce, e di questo senso di responsabilità gli va dato ancora atto. Siamo aggrappati a Napolitano e alla sua capacità di tenere assieme forze sempre più divergenti ma costrette a convergere.

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