Breve riassunto della vicenda Esposito.

Sabato una delle penne più felici e puntigliose del Giornale, Stefano Lorenzetto, racconta (in questo articolo) che cosa gli disse a una cena nel 2009 il giudice Antonio Esposito, presidente della sezione di Cassazione che ha definitivamente condannato Silvio Berlusconi e ora si accinge a scriverne le motivazioni. L’alto magistrato esternò il suo fastidio per l’allora premier, mostrando di conoscere a fondo presunte intercettazioni mai pubblicate, e anticipò il verdetto (di condanna) su Vanna Marchi che la Cassazione medesima avrebbe preso di lì a pochi giorni, aggiungendovi pesanti giudizi personali inopportuni.

La prevenzione verso una persona oggetto di indagini e la violazione di un obbligo di riservatezza non depongono a favore del giudice.

Lo scoop di Lorenzetto viene ripreso il giorno dopo da Repubblica e Fatto. Senza entrare nel merito della notizia, senza cioè verificare se ciò che il Giornale ha scritto fosse vero o falso, le gazzette delle procure sentenziano che è ripartita la macchina del fango. Lunedì Lorenzetto (qui) e Feltri (qui) ribattono da par loro. Nelle stesse ore si viene a sapere che, con rapidità insolita per i tempi della giustizia italiana, il figlio del dottor Esposito, Ferdinando, anch’egli magistrato (è pm a Milano), non rischia nessuna azione disciplinare per aver cenato con Nicole Minetti, allora imputata con Emilio Fede e Lele Mora. “Incontro occasionale”, sentenzia non una toga qualunque ma addirittura Gianfranco Ciani, procuratore generale della Cassazione. Carica nella quale era subentrato a Vitaliano Esposito, fratello di Antonio. Secondo il gossip meneghino, tra Esposito jr e la procace consigliera regionale c’era più che una frequentazione occasionale; ma noi non discutiamo i pronunciamenti togati.

Ieri scoppia un altro scandalo, l’intervista al Mattino di Napoli (spedita via fax al magistrato prima della pubblicazione) in cui Esposito entra nel merito del processo Mediaset, lui che doveva occuparsi soltanto di legittimità, cioè delle presunte violazioni elencate dai difensori degli imputati. L’autogol è doppio: se Berlusconi “sapeva” perché “era stato informato”, significa che non era lui il “dominus” della frode fiscale. I tentativi di smentita del magistrato sono imbarazzanti. L’intervista è stata definita “inopportuna” dal presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce. Anche questa è “macchina del fango”?

Aggiungo un mio articolo pubblicato stamattina (qui) con la sintesi di questo articolo scritto due anni fa da Esposito su La voce delle voci, mensile erede di un periodico ufficiale del Pci diretto tra gli altri da Michele Santoro, in cui censura punto per punto le riforme della giustizia proposte dai g0verni di centrodestra, a conferma della prevenzione e del fastidio provato per Berlusconi.

La sentenza non si discute, ripetono tutti. Ma è possibile discutere dell’opportunità, della disinvolta deontologia, del mancato rispetto della riservatezza di Esposito? Della sua correttezza, del suo equilibrio, della sua imparzialità? Un giudice che emette sentenze inappellabili dovrebbe parlare soltanto attraverso di esse. Faccia un passo indietro.

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