Stiamo assistendo a uno spettacolo grottesco dopo la sentenza della Consulta che ha bocciato il Porcellum: la gara a chi la spara più grossa, il concorso (senza premi) per trovare le ultime conseguenze dell’incostituzionalità della legge elettorale. Invalidi i Parlamenti, dunque anche i loro provvedimenti, leggi, regolamenti, nomine, compresa quella (doppia) di Giorgio Napolitano. Invalidi anche i giudici costituzionali eletti da tali Parlamenti, e qui il circolo vizioso è inestricabile. Invalidi i governi che da tali parlamenti hanno avuto la fiducia. Invalidi sindaci, presidenti di provincia e governatori regionali eletti con il premio di maggioranza e i listini bloccati. Invalido, di conseguenza, anche il nuovo sistema elettorale che queste Camere delegittimate dovranno varare… Di un solo provvedimento non ho sentito contestare la regolarità: la decadenza di Silvio Berlusconi. Quella è valida a prescindere.
C’è un gusto autodistruttivo in questo tipo di divertimento, una voglia di demolire anche quel poco che resta in piedi. Perché basta un minimo di realismo e di buon senso per capire che questo gioco al massacro istituzionale è un puro esercizio verbale a uso demagogico: gli effetti della sentenza si producono per il futuro, non per il passato.
Ora la Consulta ha ripristinato un sistema elettorale da prima repubblica, con il proporzionale e la preferenza: dunque non il Mattarellum, che prevedeva uninominale e listini bloccati. Senza un intervento del Parlamento l’Italia farà un salto indietro nell’epoca dei tri-quadri-pentapartito. Ma senza una nuova legge non si andrà a votare, e questo al momento rafforza il governo Letta mentre spunta le armi di Matteo Renzi, che avrebbe voluto votare in primavera. Una volta approvata la riforma, però, bisognerà andare alle urne quanto prima. E lì si aprirà la terza repubblica, con tutte le sue incognite.

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