Matteo Renzi ha proposto tre ipotesi di nuova legge elettorale che saranno la base di confronto con gli altri partiti. È stato di parola e questo merito gli va riconosciuto. La mossa è abile perché costringe gli altri partiti a reagire, e in effetti qualcosa si è già mosso. Renzi è pronto ad accordarsi con chiunque accetti una delle tre proposte. Un modo di muoversi agli antipodi rispetto a Pierluigi Bersani, che un anno fa dopo le elezioni disse: si fa come dico io.
Il segretario Pd vuole dunque stanare gli altri partiti. Uno in particolare: il Movimento 5 Stelle. Ci aveva provato a Milano, sfidando i grillini sul finanziamento ai partiti, e finì a pernacchie (per parlar bene). Ora ci riprova. La risposta di Beppe Grillo è stata il silenzio, un “no comment”: «È una provocazione».
Nelle ultime settimane i parlamentari grillini hanno dato segnali di vita battagliando sulla legge di stabilità e sulle spese Rai. Per il resto l’enorme bacino di voti consegnati nelle mani di Grillo resta nel congelatore in attesa di non si sa bene che cosa, e viene utilizzato per contrastare le mosse altrui, mai per proporre qualcosa di realmente fattibile. Urlacchiare su referendum, uscita dall’euro, e amenità simili significa che la sua proposta politica è una campagna elettorale permanente. Grillo ha una sola tattica di gioco, il contropiede, e un solo obiettivo: lo 0-0. Se segna un gol, non deve ringraziare se stesso o i propri uomini, ma la dea bendata e gli errori altrui.
Volesse davvero cambiare le cose, Grillo accetterebbe di misurarsi con la concretezza della politica. Non lo vuol fare (accadde per la presidenza della repubblica, succederà di nuovo per la legge elettorale) perché gli fa troppo comodo lasciare tutto come sta e poi sbraitare: vedete? Nemmeno questi qui, nemmeno quel pischello di Renzi è capace di cambiare qualcosa, quindi votate me. Grillo è il più conservatore dei leader politici. La palude più stagnante in cui piomba il sasso del rottamatore è quella a cinque stelle.
Credo che ciò non renda giustizia agli elettori grillini, che invece chiedono ai loro rappresentanti di incidere nei processi di cambiamento. La loro protesta verrebbe tradita se non trovasse uno sbocco in Parlamento. Renzi si pone come nuovo riferimento per questi milioni di italiani delusi, arrabbiati ma non totalmente disfattisti. Vedremo se qualche altro partito lo seguirà su questa strada.

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