D’accordo, sarà espressione di una lobby, quella degli americani (Padoan che arriva da Washington, la Mogherini che era il tramite tra il Pd e i democratici di Obama, l’improvvisa pioggia di denari Usa sulla nostra economia tramite i fondi Blackrock e Blackstone, e Soros che investe sulle coop del neoministro Poletti). Sarà anche un imbonitore che si è circondato di mezze figure per essere l’unico a reggere la ribalta. E’ uno che tiene i piedi in tante staffe, con maggioranze diverse a seconda dell’utilità. Ha uno stile sbrigativo e un tantino indisponente. Ha tanti difetti che vari commentatori del blog hanno evidenziato in queste settimane.

Matteo Renzi tuttavia ha una serie di meriti innegabili. Ha rotto con la politica degli ultimi anni, i “governi del presidente”, le larghe intese trasformate in paludi. Ha preso sul serio la drammaticità del momento e spinge sull’acceleratore. Sfida i poteri europei a viso aperto. Ci mette la faccia. Ha un programma che non sarà il massimo dell’organicità e della concretezza, ma non è la mannaia di Mario Monti né l’irresolutezza di Enrico Letta. Ha dimostrato, almeno per ora, di riuscire a tenere in mano il partito nonostante le crescenti ostilità interne.

I nodi da sciogliere sono ancora parecchi. Basterà il suo iperattivismo per cambiare in profondità il Paese? Riuscirà a guidare contemporaneamente governo e partito, come fecero Craxi e Berlusconi, senza che uno dei due gli scoppi tra le mani? La spregiudicata politica delle “maggioranze variabili” (con Alfano per l’ordinaria amministrazione di governo, con Berlusconi per le riforme istituzionali) sarà una formula efficace? La sfrenata ambizione personale prevarrà sul compito di tutelare il bene comune? E il Pd resisterà all’abitudine di divorare i propri leader (dal 2007 ha già decapitato i segretari Veltroni, Franceschini, Bersani, Epifani più i governi Prodi e Letta)?

Credo che il 25 maggio, quando voteremo per il Parlamento europeo, avremo più elementi per giudicare il Renzi come premier e come segretario Pd, entrambi mestieri che ha appena incominciato a fare. Per ora, è innegabile che egli ha conquistato il proscenio cambiando il clima della politica. Le sue saranno scelte discutibili, ma sono scelte. Quando una casa brucia, mobilitarsi anche in modo scomposto è meglio che discutere all’infinito su quale sia l’intervento migliore. Per ora, stanno finalmente arrivando nuovi capitali dall’estero, si sta lentamente ricreando un minimo di fiducia nella ripresa e forse c’è qualcuno che rifiuta di fare ancora lo zerbino della Merkel.

Ho citato Craxi e Berlusconi non a caso: sono gli ultimi casi di premier ribellatisi allo “status quo” con un disegno di riforme che per vari motivi non sono riusciti a realizzare. Uno di questi motivi è stata la mannaia calata dalla magistratura. Fossi in Renzi, starei accorto.

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