Qualche giorno fa il Fondo monetario internazionale (da cui proviene il ministro Pier Carlo Padoan) ha diffuso previsioni secondo le quali nel 2015 il Pil della Grecia sarà migliore di quello italiano: leggete qui la notizia pubblicata dal Sole24Ore. Qual è il segreto della Grecia? Aver riconosciuto lo sfascio dei conti pubblici e accettato il commissariamento dell’Ue sull’economia. E’ certamente un’umiliazione, ma ora – a differenza di noi – i greci cominciano a vedere la luce in fondo al tunnel grazie al massiccio intervento del Fondo salva-stati. Cioè dell’Europa. Soldi offerti anche all’Italia: Silvio Berlusconi non li ha voluti ed è stato fatto fuori come sappiamo; Mario Monti nemmeno, e ci ha ridotti come sappiamo. Abbiamo preferito mantenere la sovranità sul bilancio e continuare ad alimentare il Fondo grazie al quale la Grecia l’anno prossimo ci farà “ciao ciao”. Sono soddisfazioni.

La Spagna ha già messo la freccia, anch’essa grazie a 41 miliardi di euro erogati dal Fondo. Il governo Rajoy ha dovuto varare riforme radicali: aumento dell’Iva, flessibilità del mercato del lavoro (tra cui riduzione della cassa integrazione e riduzione dei salari) ma soprattutto tagli alla spesa pubblica. Misure spartane: tagli di 10 miliardi a sanità e istruzione, soppressione del bonus natalizio ai funzionari, scure sui consiglieri comunali, riduzione del 20 per cento del finanziamento a partiti e sindacati. Così facendo, il Pil è già cresciuto – sia pure di poco – per due trimestri consecutivi.

Che i tagli alla spesa pubblica improduttiva siano la strada maestra della ripresa, è evidente. Leggete qui, se avete un po’ di tempo, l’interessante dossier che Confcommercio ha presentato la settimana scorsa al Forum di Cernobbio. Se tutte le regioni fossero amministrate come la Lombardia, si risparmierebbero 82 miliardi di euro: il doppio di quanto la Spagna ha avuto dall’Europa e senza perdere sovranità. Anzi, è un risultato che otterremmo proprio sfruttando a fondo quei poteri che invece usiamo soltanto per alimentare chiacchiere, polemiche, litigi, populismi eccetera. Non abbiamo né i soldi né le riforme, ma la so-vra-ni-tà, quella guai toccarla. Per farne che?

L’Europa non è soltanto una matrigna: sarebbe un pozzo cui attingere, e chi l’ha fatto ne ha guadagnato come dimostrano Spagna, Grecia e ancor di più Irlanda. Il problema è che bisogna chiedere aiuto. Noi abbiamo le pezze in quel posto, ma siamo come quella colonia maschile fatta “per l’uomo che non deve chiedere mai”. E così, pezzenti ma profumatissimi come certi nobili decaduti, ci avviamo al declino.

PS del 27 marzo. Preciso, e ringrazio i commentatori che l’hanno fatto notare, che nel 2015 la crescita del Pil della Grecia sarà migliore di quella italiana, non il valore del Pil in cifra assoluta. Ritengo comunque che il concetto fosse già comprensibile e, a scanso di ogni equivoco, il link al Sole24Ore con le previsioni del Fmi non lasciava dubbi. Detto questo, le altre considerazioni restano tutte.

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