Qualche sera fa, parlando con un gruppo di amici, è saltata fuori una osservazione comune. Alcuni insegnanti, tra cui un preside, raccontavano che gli unici programmi innovativi possono essere introdotti nelle scuole soltanto grazie ai fondi europei. Altri, impegnati professionalmente nel Terzo settore e nel mondo no-profit, confermavano: senza i contributi europei non potrebbero svolgere attività che – con il permanere della crisi – aiutano migliaia di famiglie a tirare avanti. Nel mio ambito di lavoro, quello editoriale in profondissima crisi, uno dei rari sostegni alle iniziative dei giovani giornalisti arriva da fondi europei. Si potrebbe continuare con gli esempi e le esperienze in altri settori.

Si può discutere all’infinito sui bilanci europei, l’uso dei fondi strutturali, l’incapacità di sfruttarli a fondo (soprattutto al Sud), il peso del prelievo comunitario sui conti pubblici italiani. Eppure questo è un dato di fatto: se ancora qualcosa si muove nel nostro Paese, questo è grazie ai soldi dell’Europa. Saranno anche pochi e maledetti, ma sono gli unici. L’Italia ha finito i denari e le idee. Chi ha conservato un briciolo di iniziativa, chi non si aspetta tutto dallo Stato ma si rimbocca le maniche per costruire un domani migliore ha una sola ciambella di salvataggio: la vituperata Europa è più attenta dell’Italia a chi non si arrende al declino né vuole consegnarsi allo sfascismo dilagante.

Per me è un motivo sufficiente per andare a votare domenica 25 maggio, senza abbandonarsi all’astensionismo di quanti sono pronti a scaricarsi di ogni responsabilità.

Ed è motivo per votare chi può contribuire a costruire un’Europa che aiuti il bene comune: non in astratto, ma nei fatti concreti, pur piccoli ma reali. Votare chi? Ognuno è in grado di giudicare chi aiuta comunque a costruire – nel doveroso sforzo di modificare e adeguare strutture e bilanci da riformare – e chi a distruggere.

PS. A proposito di distruttori e moralisti a senso unico, segnalo l’intervista che ho pubblicato sul Giornale di domenica 18: la trovate qui. L’impresario dello spettacolo che scoprì Beppe Grillo racconta di come era costretto a pagarlo in nero negli Anni 80. Anni d’oro, e non soltanto in senso figurato. Cachet da 70 milioni per una serata (trent’anni fa con quei soldi ci si comprava un appartamento) fatturati soltanto al 15 %: il resto mancia. Grillo e il suo manager hanno annunciato querele al Giornale: peccato che il primo a dare la notizia sia stato il Secolo XIX tre anni fa, il 17 aprile 2011, in una lunga intervista al medesimo impresario che non sollevò scandali né denunce. La trovate qui, tutta da gustare.

VN:F [1.9.3_1094]
Rating: 3.8/5 (9 votes cast)
Perché votare per l'Europa. E chi, 3.8 out of 5 based on 9 ratings
Share and Enjoy:
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks
Tag: ,