Soltanto un ex democristiano come Matteo Renzi poteva rifare la Dc. Il Pd è diventato la Balena rossa, il grande partito interclassista che cerca di tenere assieme tutti, impiegati statali e piccoli artigiani, coltivatori diretti e disoccupati arrabbiati, pensionati nostalgici e giovani armati di speranze. Il voto europeo ha portato alla luce un nuovo blocco sociale, unito non più dai comuni interessi ma dal fatto che il giovine Renzi è l’ultima spiaggia. E dopo anni di vane promesse, ha rimesso qualche soldo nelle tasche di qualche milione di italiani. Ottanta euro al mese saranno anche una mancetta, ma a fine anno fanno quasi 1000 euro: per moltissima gente è come una quattordicesima.

Onore quindi al vincitore, che ha trasformato le elezioni europee in un referendum su di sé, un duello tra i portatori di speranze e i seminatori di paura. Di Bruxelles poco è interessato, come del resto è tradizione qui da noi: si vota soprattutto per faccende interne. E Renzi è stato molto abile. Il duello con Grillo per me non c’è stato, era un confronto mediatico funzionale al clima pre-elettorale. Guardate sul sito dove il ministero dell’Interno pubblica i risultati. I cinque stelle hanno perso tre milioni di voti in un anno. Tre milioni di italiani che nel febbraio 2013 gli diedero fiducia sono già delusi da Grillo, che una volta di più si dimostra un bluff ora chiaramente smascherato; peccato l’abbia fatto Renzi e non qualche altro. Gli arrabbiati non hanno votato Renzi: sono rimasti a casa.

Il premier ha impostato la vera gara non su Grillo ma sugli alleati. Renzi ha fatto una corsa ai voti centristi, moderati, quelli della gente preoccupata ma non infuriata come lo sono i supporter grillini. Il Pd del Rottamatore ha dato la caccia ai voti moderati, sapendo che quando il gioco si fa duro gli italiani, davanti all’alternativa tra sistema e anti-sistema, scelgono il sistema. Troppo avventurista puntare su Grillo, che un giorno sbraita e l’altro fa salotto da Vespa, un giorno minaccia processi in piazza e l’altro si compiace di sé proponendosi come ministro.

Così il 41 per cento del Pd comprende anche moltissimi voti andati qualche anno fa al centrodestra. Voti delusi, voti in cerca di qualche stabilità, di ripresa, di prospettive da cui ripartire. Gli italiani restano un popolo moderato, non estremista, che usa l’incazzatura (scusate il “grillismo”) come arma di minaccia e non di offesa, e va a votare come tante volte fece Montanelli: turandosi il naso.

Renzi il cannibale ha mangiato voti a Forza Italia e al resto del centrodestra diviso. Ha ottenuto la legittimazione popolare che gli mancava, mettendo a tacere le opposizioni interne ed esterne. Ora alimenterà il proprio ego, esibirà i muscoli, farà sfoggio di bravura. Dovrà però fare anche un’altra cosa, finora soltanto promessa. Governare, fare le riforme. E dovrà farlo con gli alleati ai quali ha succhiato il sangue. Il difficile per Renzi comincia adesso. Auguri.

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Renzi il cannibale che ha rifatto la Dc, 4.8 out of 5 based on 5 ratings
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