Arriva l’estate, torna il bello stabile sul Mediterraneo e si ricomincia a contare gli sbarchi dei disperati non più a decine, ma a migliaia. Negli ultimi sei mesi dell’operazione Mare nostrum sono stati soccorse oltre 12mila persone, quasi tutte recuperate dalle navi della nostra Marina militare. I costi a carico della Difesa variano dai 12 ai 14 milioni di euro ogni mese, a seconda dei mezzi impegnati e del tipo di intervento.

Il flusso principale, dicono le statistiche, non è più formato dalla gente che cerca lavoro ma dai richiedenti asilo. Migliaia di persone in fuga dalle guerre e dalle persecuzioni religiose, messe in atto soprattutto da governi islamici contro i cristiani in vari Paesi del Nord e Centro Africa. Il 2011 fu l’anno della gravissima crisi libica: furono 63mila gli sbarchi. Nel 2012 si registrò una tregua. Ma l’anno scorso la guerra in Siria, le crisi nel Maghreb, la ferocia delle repressioni, lo sfascio del governo in Libia hanno ridato fiato ai trafficanti di uomini.

L’accoglienza temporanea è un dovere umanitario. Le navi, i Centri di identificazione, lo smistamento, i rimpatri assistiti. Ma è anche, purtroppo, un’arma a doppio taglio. Gli scafisti, privi di qualsiasi scrupolo, ormai sanno che nel Mare di Sicilia incrociano stabilmente le nostre navi militari: mentre tempo fa i barconi carichi di disperati dovevano attraversare l’intero braccio di mare fino a Lampedusa, ora basta che raggiungano le acque internazionali dove li attendono i mezzi di Mare nostrum.

Dall’Europa arrivano aiuti poco più che simbolici. Come riporta l’agenzia Ansa (qui la notizia), il Parlamento europeo ha destinato all’Italia 310 milioni per il Fondo asilo e 156 per il Fondo sicurezza interna (cioè il controllo delle frontiere), tutto questo nell’arco del periodo 2014-2020: 466 milioni spalmati su 7 anni, circa 66 milioni annui, mentre – come visto – soltanto l’operazione Mare nostrum costa 12 milioni il mese.

La politica di stringere accordi con i Paesi da cui partono i barconi funziona con Tunisia ed Egitto, non con la Libia né con le tante nazioni che si dilettano con le operazioni di pulizia etnica. Non è più soltanto questione degli aiuti europei (che pure devono essere rafforzati): la tratta dei nuovi schiavi è una vergogna mondiale su cui i colossi dell’economia e gli organismi internazionali non spendono una sillaba. Guarda caso, l’unico che condanna la tratta con dure parole di denuncia è Papa Francesco. Proprio quello accusato di essere il buonista di turno.

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