Ho visto qualche giorno fa Captain Phillips – Attacco in mare aperto, un bel film che racconta la storia (vera) della prima nave mercantile americana sequestrata dai pirati somali nel 2009. A un certo punto, il capo della banda rimprovera a Phillips il suo essere americano e quindi sfruttatore, creatore di miseria, affamatore dei popoli africani. Paradossalmente la porta-container sequestrata stava trasportando un carico di aiuti umanitari a Mombasa.
Ma non è lo scontro tra buoni e cattivi che qui mi interessa. Il punto è un altro. Si discute ferocemente sul grillino Alessandro Di Battista e quanti “aprono” al dialogo con i jihadisti tagliagole dell’Isis che hanno decapitato il giornalista John Foley e massacrato migliaia di iracheni che non professano l’Islam ortodosso: ne ho scritto sul Giornale qui e qui. Grillini e frange di intellettuali farneticano come il capo-pirata nel film: la colpa è degli americani, che prima hanno sfruttato quei territori e quei popoli, poi li hanno armati quando gli comodava che combattessero altri nemici (vedi Assad in Siria) e ora li bombardano per ragioni «umanitarie». Per i professionisti del complotto universale perfino il video della decapitazione è manipolato.
Gli Usa e l’Occidente hanno le loro colpe. Ma sostenere che gli sfruttati non hanno altri strumenti per affermare le loro ragioni è aberrante. Significa negare la realtà dei fatti prima che il buon senso, perché elimina la libertà. Decapitare un uomo è un gesto libero, non la conseguenza inevitabile e senza alternative di azioni precedenti. E così il genocidio delle minoranze, le violenze, il costringere alla fuga i cristiani d’Irak. Il film è illuminante perché l’azione di pirateria è tutta frutto di libere scelte del capo. Alcuni compagni lo abbandonano. Quelli che rimangono lo contestano. Lui stesso poteva accettare 30.000 dollari in contanti e mettersi in salvo, ma voleva un riscatto di 10 milioni di dollari per il comandante e la nave.
Nulla può mai essere ridotto ai suoi antecedenti, la colpa non è mai solo di chi ci ha preceduto perché mai la libertà umana può essere del tutto conculcata. È questa, secondo me, la vera vergogna del dibattito aperto dai grillini sul dialogo con i miliziani del califfato islamico: lo scarico delle responsabilità, la negazione che gli uomini possono sempre scegliere. I jihadisti sono liberi quando lasciano l’Occidente per arruolarsi, quando si armano, quando sparano, quando usano il Corano come un manuale sull’arte della guerra. Teorizzano di non avere scelta: ma è una orrenda mistificazione.

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