Siccome il toto-qualcosa è uno dei nostri sport preferiti, apriamo ufficialmente il toto-Quirinale sul blog. In realtà non è soltanto una questione di scommesse perché l’elezione del capo dello stato è una delle procedure costituzionali più opache e lontane dai cittadini elettori. Non c’è elezione diretta, non c’è campagna elettorale, non ci sono candidature ufficiali, non c’è dibattito parlamentare. Tutto si svolge nei corridoi, dietro le quinte, davanti ai caminetti, sulle pagine dei giornali. Non ci sono pretendenti che si sfidano apertamente e vinca il migliore, ma piuttosto una corsa a eliminazione, a bruciare i nomi che vengono proposti, e la storia repubblicana insegna che i presidenti sono figure di mediazione, non il «meglio» ma al più il «meno peggio».

Fatto sta che queste sono le regole e a queste bisognerà attenersi anche per il dopo-Napolitano. Il popolo italiano non avrà voce in capitolo, il potere di eleggere il presidente resta affidato ai circa 1000 «grandi elettori» che in realtà obbediranno a ciò che decidono i vertici dei partiti. Qui però chiunque può liberamente dire la sua.

Comincio io e vado per esclusione. Non vorrei un presidente che sia un (ex-)tecnico, un (ex-)professore so-tutto-io strappato indebitamente agli studi accademici, un (ex-)magistrato, e neppure una bella statuina che non conosce a fondo le regole della politica. Penso che il centrodestra in questo momento non abbia la forza per proporre un suo nome, anche se Antonio Martino (già proposto da Nicola Porro) sarebbe un ottimo candidato. Un’ipotesi potrebbe essere Giuliano Amato: non credo che Silvio Berlusconi l’abbia «bruciato» facendone il nome un mese fa, e il Dottor Sottile è abilissimo a stare sotto traccia senza dare interviste come Romano Prodi o Mario Draghi, senza sbracciarsi come Laura Boldrini o Roberta Pinotti, e senza scrivere noiosi editoriali come Sabino Cassese.

Matteo Renzi farebbe bene ad accettare uno come Amato, non troppo «renziano». Ma temo che preferirà un suo ministro come Piercarlo Padoan. Il mio vero timore, tuttavia, è che si vada per le lunghe e che, alla fine, si debba ripiegare su una scelta «istituzionale», ovvero il presidente del Senato, Pietro Grasso, ex magistrato (come l’indimenticato Scalfaro) che non brilla a Palazzo Madama né brillerebbe al Quirinale. Proprio per questo forse è la vera carta coperta di Renzi. E voi che ne pensate?

PS. Sia pure in ritardo, auguro a tutti i «blogger» un felice 2015. Da un paio di mesi sono nella squadra di quattro giornalisti di Controcorrente, il nuovo settimanale del lunedì di inchieste e approfondimenti. La fase di lancio ha sottratto tempo al blog che mi riprometto di recuperare. Mi piacerebbe che seguiste Controcorrente (acquistate il Giornale in edicola per apprezzarne anche la grafica e gli articoli non pubblicati sul sito) e soprattutto se vorrete comunicarmi impressioni, critiche, suggerimenti. Grazie a tutti fin d’ora e ancora buon anno.

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