Davanti alla strage di migranti nel Mediterraneo non si può prescindere da queste parole di Papa Francesco: «Cercavano la felicità». Una frase secca, che non ha bisogno di essere interpretata perché dice una verità evidente. Le migliaia di disperati che fuggono dall’Africa e dal Medio Oriente sono disposti a morire perché non hanno nulla da perdere. Cercano un futuro migliore perché nei loro Paesi il futuro non c’è. «Cercavano la felicità»: la cercavano come la cerchiamo noi, come la cerca ogni persona al mondo. La felicità non è appena un po’ di benessere; è una vita degna, rispettata, e carica del suo significato.

Dire queste cose non è buonismo a buon mercato, ma prendere atto della realtà. Basta un miglioramento anche piccolo delle condizioni di vita e gli sbarchi si fermano. La riprova si ebbe quando il governo (c’era Berlusconi, ma qui non è questione di colore politico) aveva siglato accordi economici e commerciali con la Libia: l’Italia avrebbe investito in Nordafrica garantendo lavoro e reddito. Quanti oggi si scandalizzano per la chiusura di Mare Nostrum, o si stracciano le vesti per l’immobilismo dell’Europa, sono gli stessi che beffeggiarono il Cav prostrato ai capricci di Gheddafi. Anche questa ipocrisia è odiosa.

Come sempre si è scatenata la caccia al colpevole. Renzi, Alfano, il buonismo, l’Europa, Triton. Fate voi. Ma chi conosce le vere condizioni di questa gente, le violenze, le persecuzioni, lo sfruttamento, i saccheggi, l’oppressione? I nostri Fausto Biloslavo e Gian Micalessin le raccontano ogni giorno. Il Giornale è tra i pochi a denunciare con costanza le barbarie di cui sono vittime le popolazioni in fuga, in particolare i cristiani. Popoli interi lasciano tutto e prendono d’assalto il nostro Occidente ricco e stanco e infastidito. E non si fermeranno perché trovano bande di mercanti d’uomini che organizzano la tratta e lucrano sulla disperazione. Evidentemente godono di protezioni nei loro territori, forse degli stessi che approfittano delle rivolte arabe per instaurare regimi ancor più autoritari e imporre la legge del terrore. Un’altra Rivoluzione fu seguita dal Terrore e fece migliaia di morti, ma noi la ricordiamo soltanto per liberté, égalité, fraternité. Europa, Stati Uniti e chi se ne è lavato le mani devono fare autocritica e pensare a nuove forme di presenza nei Paesi mediterranei e mediorientali. Negli ultimi anni non si è visto altro che interventi armati.

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