L’ennesima freccia che Matteo Renzi ha preso dalla faretra di Silvio Berlusconi riguarda il cosiddetto voto utile. Votate il partito più forte nell’ambito della coalizione perché quelli dati alle frange minoritarie sono tutti voti buttati. E così, dopo la cancellazione dell’articolo 18, le critiche all’Europa, il pacchetto giustizia, la guerra ai sindacati, le strategie di presenza mediatica, il premier-segretario del Pd ha fatto proprio un altro cardine del Silvio-pensiero. Il quale ha sempre sostenuto che gli italiani non sanno votare perché dovrebbero dare il 51 % al partito maggiore. Le coalizioni sono utili perché fanno massa critica ma alla fine meglio orientarsi sul capocordata.

Non oso pensare che cosa sarebbe successo se il Cavaliere avesse inviato in piena campagna elettorale un sms a tutti gli insegnanti per spiegare loro il senso della riforma scolastica. Con Renzi è avvenuto, ma tutti zitti. Eppure la connotazione leaderistica che veniva imputata a Berlusconi – con grande scandalo collettivo – trova con Renzi un rafforzamento quando non una giustificazione ideologica e istituzionale là dove, per esempio, la fiducia sulle leggi da estrema risorsa per varare un provvedimento e mettere alle strette il Parlamento si trasforma nell’«atto più democratico che ci sia».

La polemica sul voto utile si pone sullo stesso piano. Le minoranze sono un fastidio, un bastone tra le ruote. La politica è sempre stata tentativo di mediazione in vista del bene comune, di composizione tra personalità e interessi diversi che riflettono la complessità e la varietà del mondo reale; oggi invece la necessità di riforme e adeguamenti ai diktat europei impone criteri di rapidità e fedeltà assoluta, cioè rappresentanze politiche dove non sono ammessi sgarri. Berlusconi sta pagando cara questa impostazione: è vero che i vari Fini, Casini, eccetera, non erano alleati modello, come oggi Fitto e altri; tuttavia procedere per potature progressive (o non evitare scissioni come quella di Alfano) non si è dimostrato il modo migliore per mantenere la leadership.

Renzi fa un ragionamento analogo: sindacati, pensionati, insegnanti, minoranze interne (eccetera) protestano? Via tutti, tanto la gente è con me, con il conducator, la guida ispirata per questi tempi, non con i professionisti dell’intralcio. Consolidamento o sgretolamento? Vedremo dopo le elezioni regionali se questa condotta spregiudicata sarà diventata anche redditizia.

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