Il comportamento degli elettori italiani al ballottaggio è l’ultimo esempio dell’avvicinamento di Matteo Renzi a Silvio Berlusconi, almeno nell’immagine presso gli elettori. Quando il Cav era sulla breccia, se un candidato del centrodestra arrivava al ballottaggio (soprattutto se in testa) finiva spesso bocciato al secondo turno perché tutti gli altri si coalizzavano contro di lui. «Chiunque è meglio di un berlusconiano», era la parola d’ordine che circolava pressoché scontata.

Oggi accade l’opposto: sempre più spesso la «conventio ad excludendum» colpisce il Pd renziano. Se n’era avuta un’avvisaglia a Parma quando i moderati preferirono votare il grillino Pizzarotti piuttosto che il piddino Bernazzoli. Ma l’era Renzi non era ancora cominciata. Adesso il fenomeno è più esteso, guardiamo ora ai risultati di ieri a Venezia (da decenni in mano alla sinistra) e Arezzo (la provincia della ministra Boschi ma anche del forzista Stefano Mugnai). Il dato di Venezia colpisce perché lo sconfitto è l’ex giudice Felice Casson, che aveva vinto le primarie in nome della legalità dopo le inchieste sul Mose che avevano azzerato la giunta di sinistra di Giorgio Orsoni: non ha convinto nemmeno i suoi.

Ma quale sarebbe l’esito odierno di un ballottaggio a Milano, Roma, Genova?

Dunque, è venuta meno la pregiudiziale contro il centrodestra. Credo che i fattori determinanti siano due: da un lato il riavvicinamento con la Lega, che Forza Italia persegue a scapito del Ncd, e il comportamento degli elettori a cinque stelle che, soprattutto nelle amministrazioni locali, non esprimono un voto ideologico ma «pratico».

Osservare il comportamento degli elettori (soprattutto grillini) ai ballottaggi è fondamentale perché sarà proprio il ballottaggio a stabilire chi vincerà le prossime elezioni politiche. Il cui risultato sarà molto più incerto di quanto crede il premier-segretario Pd.

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