La Fincantieri di Monfalcone è stata sequestrata dalla magistratura per presunte irregolarità nel trattamento dei rifiuti. E rischia di fare la stessa fine dell’Ilva pur non essendo l’Ilva: niente emissioni inquinanti e morti sospette, soltanto scarti di materiali inerti stoccati in attesa dello smaltimento o di ulteriori lavorazioni. Ancora una volta un giudice decide il destino di una grande centrale produttiva italiana non dopo una sentenza ma in fase di indagini preliminari, mette a rischio migliaia di posti di lavoro e compromette il futuro industriale del nostro Paese.

Il caso Ilva ha fatto molto discutere. Ma il sito produttivo friulano, dove pochi giorni fa è stata varata la maggiore nave da crociera mai costruita, non è l’Ilva. L’indagine è in corso dal 2013. La richiesta di sequestrare gli stabilimenti era già stata respinta una prima volta dal gip del tribunale di Gorizia, e una seconda volta dal tribunale stesso in sede di appello. Il procuratore presso il tribunale della città isontina ha fatto ricorso in Cassazione: ricorso accettato. La richiesta di sequestro è così giunta per la terza volta davanti il tribunale, e l’istanza è stata infine accolta.

Fincantieri avrebbe gestito rifiuti prodotti da terzi. Non sostanze tossiche o inquinanti, pericolose per l’ambiente e la salute pubblica, ma inerti: lamiere, moquette, tubi, paratie, scarti della lavorazione di navi da crociera che magari sarebbero stati impiegati successivamente. Ma l’azienda contesta il fatto stesso che i rifiuti siano di terzi (caso in cui servirebbe un’autorizzazione per il trattamento): Fincantieri sostiene infatti che gli scarti sono suoi in quanto proprietaria dei materiali semilavorati acquistati dai fornitori. Infine, l’azienda ricorda che il suo comportamento si uniforma alle prassi in uso in altri Paesi Ue secondo le stesse direttive recepite dal legislatore italiano.

Insomma, non c’è proporzione tra le presunte irregolarità e la misura cautelare del sequestro. E’ assai più grave il danno fatto all’economia (stabilimento chiuso, 5.000 lavoratori a casa, fermi i lavori in corso per la realizzazione di tre navi che subiranno ritardi non calcolabili) piuttosto che alla salute e all’ambiente. Ma chi si prenderà la responsabilità di delimitare nuovi e più giusti confini tra toghe e imprenditori?

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