Il presidente Sergio Mattarella ha firmato la legge di stabilità. Matteo Renzi si pavoneggia, mostra i muscoli e dice al popolo: vedete? dopo anni di immobilismo arrivo io e sistemo tutto. Crescita, sviluppo, niente tasse, pochi sacrifici, canone Rai per tutti. Non si potrebbe chiedere di meglio.

Secondo il Sole24Ore, i numeri della manovra sono i seguenti. Interventi per circa 27 miliardi di euro. Sei miliardi di maggiori spese per interventi espansivi, due miliardi di tagli effettivi ai ministeri (soprattutto sulla sanità), 16 miliardi di minori entrate. Le penalizzazioni più pesanti riguarderanno le regioni, che a fronte di mancati trasferimenti dovranno aumentare le addizionali per fare quadrare i bilanci. La sanità di metà Italia, quella cronicamente in rosso, è già finita nei cosiddetti piani di rientro; perciò il conto lo pagano le regioni dove la sanità funziona, che finiranno presto come le altre. E dov’è il problema?, si chiede Renzi. Non c’è problema perché lui, le tasse (sulla casa), le ha tagliate. Se qualcuno ne aumenta altre, peggio per lui: anche se si tratta di governatori regionali del Pd.

Il 19 ottobre ho pubblicato sul Giornale una lunga inchiesta sul sistema sanitario partendo da questa semplice domanda: perché la sanità pubblica fa pensare immediatamente a sprechi, tagli mancati, deficit da ripianare, mentre le strutture private hanno bilanci in utile, fanno investimenti, attirano i migliori medici? Se siete interessati, troverete le risposte qui. Una la anticipo subito: i privati, soprattutto i gruppi maggiori, spuntano prezzi migliori sugli acquisti. Il Servizio sanitario nazionale, invece, se ne guarda bene.

Dei tagli non lineari, quelli che colpiscono davvero gli sprechi, non c’è ombra. Dal governo Monti in poi, abbiamo conosciuto una nuova figura di burocrate inutile: il commissario alla spending review. Abbiamo avuto Enrico Bondi, Carlo Cottarelli, Yoram Gutgeld e Federico Perotti. Ognuno ha presentato piani di interventi meravigliosi, dettagliati, salvifici, tutti finiti inesorabilmente nel cestino. Foglie di fico per dimostrare che qualcosa si fa. Sì: si dispensano consulenze, come al solito in Italia, senza che nulla cambi.

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