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	<title>Il Blog di Stefano Filippi</title>
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	<description>Gente del Nord</description>
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		<title>Fine del bipolarismo</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 08:19:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano filippi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A che gioco gioca Silvio Berlusconi? Leggete l&#8217;intervista che uno dei principali giornali on-line italiani, ilsussidiario.net, ha fatto al nostro direttore Alessandro Sallusti (questo il link). Il titolo non lascia dubbi: Berlusconi sceglie il Pd come alleato per il 2013. Essa riassume la strategia messa a punto negli ultimi tempi dal Pdl e raccontata giorno per giorno dal Giornale. Una delle domande più frequenti nel blog e nelle mail che ricevo da molti lettori è: qual è la strategia di Berlusconi? Finora il Cavaliere aveva dato l&#8217;impressione di ondeggiare tra l&#8217;appoggio a Mario Monti e il malcontento popolare. Ora la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A che gioco gioca <strong>Silvio Berlusconi</strong>? Leggete l&#8217;intervista che uno dei principali giornali on-line italiani, <em>ilsussidiario.net</em>, ha fatto al nostro direttore <strong>Alessandro Sallusti</strong> (<a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2012/2/7/SCENARIO-Sallusti-Berlusconi-sceglie-il-Pd-come-alleato-per-il-2013/239927/">questo</a> il link). Il titolo non lascia dubbi: <strong>Berlusconi sceglie il Pd come alleato per il 2013</strong>. Essa riassume la strategia messa a punto negli ultimi tempi dal <strong>Pdl</strong> e raccontata giorno per giorno dal <em>Giornale</em>.</p>
<p>Una delle domande più frequenti nel blog e nelle mail che ricevo da molti lettori è: <strong>qual è la strategia di Berlusconi?</strong> Finora il Cavaliere aveva dato l&#8217;impressione di <strong>ondeggiare tra l&#8217;appoggio a Mario Monti e il malcontento popolare</strong>. Ora la linea è più chiara. A novembre Berlusconi ha dovuto dimettersi, non aveva scelta, ma l&#8217;ha fatto senza essere sfiduciato dal Parlamento: un gesto di responsabilità. Gli è subentrato un <strong>tecnogoverno</strong> che ha subito detto di voler <strong>attuare gli impegni presi da Berlusconi stesso</strong>, cosa che al Cavaliere era ormai impossibile per i dissidi interni (come dimostra la lettera al <em>Giornale</em> del portavoce del presidente Napolitano pubblicata oggi, <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/cosi_giulio_ha_convinto_napolitano/07-02-2012/articolo-id=570826-page=0-comments=1">questo il link</a>) ed esterni (la contrarietà del Quirinale ai decreti d&#8217;urgenza, poi svanita con il governo Monti).</p>
<p>Il tecnogoverno ha aperto una partita nuova nella politica italiana, oltre che nell&#8217;economia. Berlusconi e il Pdl non potevano restarne esclusi. E&#8217; vero, Monti chiede sacrifici pesanti e si espone a facili ironie sul posto fisso; tuttavia nessuno può negare che in cantiere ci sono <strong>riforme di stampo liberale</strong>, più vicine alle idee del centrodestra che del centrosinistra. Passata l&#8217;emergenza dei decreti &#8220;salva-Italia&#8221; e &#8220;cresci-Italia&#8221;, ora che si tratta di mettere mano al mercato del lavoro <strong>le difficoltà maggiori sono per Pierluigi Bersani</strong>, non per Berlusconi.</p>
<p>Per il Cavaliere <strong>la crisi può trasformarsi in un&#8217;opportunità</strong>: quella di contribuire a fondare la Terza repubblica. <strong>Il bipolarismo che ha segnato gli ultimi vent&#8217;anni è finito</strong>. Doveva rimediare ai guasti del proporzionale puro che portò all&#8217;instabilità dei vari bi-tri-quatri-pentapartito e a una progressiva ingovernabilità. I sistemi elettorali che hanno pilotato la Seconda repubblica (prima l&#8217;uninominale corretto, poi il Porcellum con la scelta della coalizione prima del voto e non dopo) non sono riusciti a liberare i partiti maggiori dai veti degli alleati minori.</p>
<p>Si apre ora un <strong>dialogo</strong> tra i partiti maggiori su una <strong>riforma della legge elettorale</strong>. Il sondaggio di <strong>Mentana</strong> oggetto del mio precedente post segnala che nell&#8217;opinione pubblica l&#8217;idea di un governo sostenuto anche nella prossima legislatura da Pdl-Pd ed eventualmente Terzo polo non è così campata per aria. I partiti maggiori trovano l&#8217;accordo sui principali punti di programma e si affidano a una personalità non necessariamente &#8220;tecnica&#8221;, cioè estranea ai partiti, ma &#8220;garante&#8221; per entrambi. E i partiti stessi, in Parlamento, troverebbero i giusti correttivi e bilanciamenti alle scelte dell&#8217;esecutivo, come sta avvenendo in questi mesi. <strong>Non sarebbero più inutili</strong>, timore che avevo esplicitato nell&#8217;ultimo post, perché manterrebbero la loro identità senza sciogliersi nel &#8220;tecnopartito Monti&#8221;.</p>
<p>Scenario complesso ma non inverosimile. Che ne pensano i lettori?</p>
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		<title>Avanza il partito di Monti</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 08:32:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano filippi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il partito di Mario Monti è già realtà, almeno secondo Enrico Mentana. Da due lunedì al Tg della «7» propone un sondaggio (della società Emg) che non indica più le intenzioni di voto ai singoli partiti, come se ormai fossero entità appartenessero al passato, ma ai raggruppamenti nati assieme al tecnogoverno. Ieri sera il partito di Monti (Pd+Pdl+Psi+Terzo Polo) raccoglieva il 52,8 %, la sinistra (Idv+Sel+Verdi+Federazione della sinistra) il 19,4, la Lega Nord il 13,1, i «grillini» il 5,7, mentre il restante 9 % si disperde verso altre formazioni che Mentana non indica ma che in larga misura sono di destra. C&#8217;è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il partito di Mario Monti è già realtà</strong>, almeno secondo <strong>Enrico Mentana</strong>. Da due lunedì al Tg della «7» propone un <strong>sondaggio</strong> (della società <strong>Emg</strong>) che non indica più le intenzioni di voto ai singoli partiti, come se ormai fossero entità appartenessero al passato, ma ai raggruppamenti nati assieme al tecnogoverno.</p>
<p>Ieri sera il partito di Monti (<strong>Pd+Pdl+Psi+Terzo Polo</strong>) raccoglieva il 52,8 %, la <strong>sinistra</strong> (Idv+Sel+Verdi+Federazione della sinistra) il 19,4, la <strong>Lega Nord</strong> il 13,1, i «<strong>grillini</strong>» il 5,7, mentre il restante 9 % si disperde verso altre formazioni che Mentana non indica ma che in larga misura sono di destra. C&#8217;è anche un confronto con la rilevazione di sette giorni prima, con Monti che cala, la sinistra che guadagna, la Lega che arranca.</p>
<p>I dati vanno presi con le molle, se non altro perché <strong>la metà del campione intervistato non esprime intenzioni di voto</strong>: gli <strong>astenuti</strong> toccano il 32,2 %, gli <strong>indecisi</strong> sono al 16 e le <strong>schede bianche</strong> all&#8217;1,4 %. Se consideriamo questo 49,6 % come indicatore dell&#8217;«<strong>antipolitica</strong>», la sfiducia sarebbe a livelli mai visti prima. E&#8217; anche vero che molti indecisi si decidono quando il voto è più vicino.</p>
<p>L&#8217;elemento più significativo mi sembra comunque l&#8217;idea stessa di Mentana: considerare <strong>la coalizione che sostiene il governo come un soggetto capace di presentarsi al voto</strong>. Il bipolarismo, su cui si sono rette le istituzioni italiane negli ultimi 20 anni, è spazzato via da una &#8220;grande coalizione&#8221; sul modello del primo governo <strong>Merkel</strong>, la cancelliera che evidentemente non smette di affascinare la politica italiana. Con una differenza sostanziale, tuttavia: in Germania la «grosse Koalition» nacque <strong>dopo il voto</strong> per l&#8217;impossibilità di formare un governo politico, mentre da noi nascerebbe <strong>prima del voto</strong> perché la politica è già data per morta.</p>
<p>Dunque, <strong>anche il voto al partito di Monti è un voto anti-politica</strong>. Perché l&#8217;unico modo per tenere assieme Pdl, Pd e Terzo polo nell&#8217;intera legislatura (e non per poco più di un anno, come ora) è mettersi nelle mani di un tecnico &#8211; lo stesso Monti? <strong>Passera</strong>? &#8211; e procedere alle Camere a colpi di decreti legge e voti di fiducia, come sta facendo il premier attuale senza che il garante della Costituzione, dal Quirinale, abbia a rimproverargli nulla.</p>
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		<title>Tecnocrepe tra i professori</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 08:07:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano filippi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prime crepe nel tecnogoverno Monti. I giornali hanno raccontato delle tensioni che accompagnano il ministro Fornero, dal giudizio poco lusinghiero del sottosegretario Polillo («inesperta, ingenua, icona della fontana che piange») all&#8217;invito al realismo rivolto da Fornero stessa al collega Passera, che si intrometterebbe un po&#8217; troppo nelle faccende di welfare. C&#8217;è un secondo fronte, di cui invece si parla meno, e riguarda un altro cardine del tecno governo, cioè la politica di bilancio. È emerso giorni fa al TagliadebitoDay organizzato a Milano dal gruppo Class, al quale sono intervenuti (con interviste registrate) il sottosegretario Giarda e il viceministro Grilli. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prime <strong>crepe nel tecnogoverno Monti</strong>. I giornali hanno raccontato delle tensioni che accompagnano il ministro <strong>Fornero</strong>, dal giudizio poco lusinghiero del sottosegretario <strong>Polillo</strong> («inesperta, ingenua, icona della fontana che piange») all&#8217;invito al realismo rivolto da Fornero stessa al collega <strong>Passera</strong>, che si intrometterebbe un po&#8217; troppo nelle faccende di welfare.<br />
C&#8217;è un secondo fronte, di cui invece si parla meno, e riguarda un altro cardine del tecno governo, cioè la <strong>politica di bilancio</strong>. È emerso giorni fa al <strong>TagliadebitoDay</strong> organizzato a Milano dal gruppo Class, al quale sono intervenuti (con interviste registrate) il sottosegretario <strong>Giarda</strong> e il viceministro <strong>Grilli</strong>. Il primo ha spiegato che la ricetta di Monti è quella di garantire il pareggio di bilancio (evento sconosciuto dal 1960) che, accompagnato dalla ripresa economica assicurata dai vari pacchetti «salva-cresci-libera Italia», porterà in 20 anni a rispettare i parametri fissati dall&#8217;Ue. Grilli invece non esclude altri interventi più radicali, come la vendita di parte del patrimonio pubblico.<br />
Non sono differenze da poco. Nel primo caso <strong>si rinuncia a tagliare la spesa statale limitandosi a tenerla sotto controllo</strong> mentre ci si affida a un <strong>maquillage liberalizzatore</strong> che non sfiora snodi cruciali come i servizi pubblici locali o le banche. Nel secondo, si incide più in profondità e si agisce come farebbe ogni famiglia o azienda in seria difficoltà: <strong>si risparmia ovunque si può e si vende un po&#8217; di argenteria</strong>. Ma in questo caso occorre un maggiore lavoro: un vero catasto delle proprietà pubbliche, una valorizzazione adeguata, uno strumento efficace per collocarle sul mercato.<br />
Il governo preferisce invece <strong>procedere per le vie più brevi e spettacolari</strong>, come dimostrano i continui blitz dell&#8217;Agenzia delle entrate a <strong>caccia di evasori</strong>. A Milano hanno perfino istituito posti di blocco per il Suv: ma non basterebbe incrociare i dati del Pra con i redditi? E vogliamo mettere il <strong>presenzialismo televisivo</strong> del governo della sobrietà? Sento ancora l&#8217;eco delle risate che travolsero <strong>Berlusconi</strong> quando promise un milione di nuovi posti di lavoro, ma nessuno ha osato obiettare alcunché a Monti quando vaticina Pil in crescita del 10 per cento annuo (superiore ai ritmi cinesi) grazie a più taxi, più farmacie, più benzinai. Con la formale cortesia che non si nega a nessuno, il premier ascolta tutti per poi fare quanto ha già deciso.</p>
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		<title>La Lega si slega?</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 10:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano filippi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il partito più in crisi nella stagione dei tecnici è la Lega Nord: non l&#8217;avrei detto. Ma gli ultimi sviluppi della lotta intestina tra i fedelissimi di Bossi e di Maroni non lasciano dubbi. Il Carroccio è squassato di contrasti così forti che ne pregiudicano la sopravvivenza, a mio giudizio. La Lega è il partito più vecchio della scena politica: Pd, Pdl e Udc sono tutti nati dopo. Esce da una serie di successi elettorali culminati nella conquista di due governatori di regione. E&#8217; quello che nel centrodestra cavalca con maggiore forza l&#8217;anti-politica e la lotta alla Casta, perciò dovrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il partito più in crisi nella stagione dei tecnici è la Lega Nord: non l&#8217;avrei detto. Ma gli ultimi sviluppi della lotta intestina tra i fedelissimi di Bossi e di Maroni non lasciano dubbi. <strong>Il Carroccio è squassato di contrasti così forti che ne pregiudicano la sopravvivenza</strong>, a mio giudizio.</p>
<p>La Lega è il <strong>partito più vecchio della scena politica</strong>: Pd, Pdl e Udc sono tutti nati dopo. Esce da una serie di <strong>successi elettorali</strong> culminati nella conquista di due governatori di regione. E&#8217; quello che nel centrodestra <strong>cavalca con maggiore forza l&#8217;anti-politica</strong> e la lotta alla Casta, perciò dovrebbe essere sulla cresta dell&#8217;onda. E&#8217; anche l&#8217;unico partito che <strong>fin dall&#8217;inizio ha scelto di stare all&#8217;opposizione del governo Monti</strong>, e dovrebbe pertanto calamitare il dissenso verso l&#8217;operato dell&#8217;esecutivo: nelle fasi acute di crisi, come dimostra il voto in tutta Europa, le minoranze conquistano fette crescenti di elettorato.</p>
<p>Il Carroccio <strong>avrebbe le carte in regola per consolidarsi. Invece è preda dei litigi interni</strong>. Ho raccontato sul <em>Giornale</em> la &#8220;Maroni night&#8221; di mercoledì sera a Varese: una pace soltanto apparente tra Bossi e Maroni, conclusa da Bobo e amici &#8220;barbari sognanti&#8221; in un ristorante a intonare cori volgari contro i compagni di partito, in particolare Rosi Mauro e Marco Reguzzoni (<a href="http://www.lettera43.it/video/36961/lega--rosy-nel-mirino.htm">questo il link</a> al video pubblicato dal quotidiano on-line Lettera43).</p>
<p>Il Senatùr è stato furbo a rubare parte della scena all&#8217;ex ministro dell&#8217;Interno, ma ha dovuto ascoltare una raffica di pesantissime critiche all&#8217;operato suo e del &#8220;cerchio magico&#8221;. E&#8217; la prima volta: <strong>finora l&#8217;unanimismo leghista aveva sempre coperto ogni dissidio interno</strong>, in nome del principio che i panni sporchi si lavano in casa. Tutto era scaricato sui giornali che volevano spaccare il monolite dalla durezza adamantina.</p>
<p><strong>A Varese la spaccatura è diventata di pubblico dominio</strong>, e per la Lega è una svolta. I sorrisi e le strette di mano tra Bossi e Maroni hanno funzionato solo per fotografi e telecamere. Le schermaglie e le accuse interne sono subito ripartite. Il Senatùr vorrebbe sostituire Reguzzoni come capogruppo alla Camera, inviso a Maroni. Reguzzoni è l&#8217;artefice della mozione di sfiducia individuale contro Passera: mozione che sarebbe stata presentata falsificando la firma di un deputato maroniano, il romagnolo <strong>Gianluca Pini</strong>, mentre lo stesso Maroni ha criticato (a ragione, secondo me) una mossa politica destinata al fallimento e a ricompattare la maggioranza attorno a un ministro-chiave del governo. Senza la firma di Pini la mozione decade.</p>
<p>Ora pare che, al posto di Reguzzoni, Bossi non voglia Maroni ma il più malleabile bresciano <strong>Daniele Molgora</strong>. Una scelta azzardata perché Molgora appare come un leghista &#8220;difensore della casta&#8221;. Ha un doppio incarico (deputato e presidente della provincia di Brescia) e ha presentato ricorso contro il nuovo regime dei vitalizi ai parlamentari in vigore dal 1° gennaio: esso prevede che i deputati che abbiano fatto due o più legislature possano andare in pensione a 60 anni contro i 51 del precedente sistema che Molgora e altri vorrebbero ripristinare, al contrario del maroniano Stucchi che aveva addirittura chiesto 65 anni come requisito minimo per tutti.</p>
<p>La <strong>base del partito</strong>, almeno dalle chiacchiere che ho fatto mercoledì sera a Varese in attesa della manifestazione, <strong>è sconcertata</strong>. I militanti non discutono Bossi, ma non sopportano che il comando sia in mano a quelli del &#8220;cerchio magico&#8221;, scelti per amicizia, sudditanza o parentela, comunque senza il consenso di un congresso. Sono furibondi per la storia dei rimborsi elettorali investiti in titoli stranieri e non sul territorio. Li preoccupa una Lega che si sta romanizzando, che pensa al potere, ai soldi, alle poltrone, a questionare di leggi e leggine mentre la Padania affoga nella crisi. Ma allo stesso tempo ai militanti non piace che il Carroccio non sia più &#8220;una famiglia&#8221;, che torni il clima delle epurazioni (da Comino in poi, quanti leader leghisti sono stati cacciati?) e anche la guerriglia tra &#8220;barbarisognanti&#8221; e &#8220;cerchiomagisti&#8221; possa fare cadere l&#8217;intero edificio.</p>
<p><strong>Per Bossi questa è la prova più difficile che affronta da leader del Carroccio</strong>. Domenica, nella manifestazione di Milano, è prevedibile che le fratture interne vengano nascoste sotto il tappeto per concentrarsi sull&#8217;obiettivo comune: le critiche a Monti. Da lunedì vedremo se l&#8217;Umberto è ancora il vero e unico capo della Lega.</p>
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		<title>Liberalizzazionissimevolmente. Scuola compresa</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 16:03:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano filippi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;intervista a un tassista milanese che ho scritto per il Giornale (questo il link) sta suscitando molto dibattito tra i lettori, con vari commenti in coda all&#8217;articolo on-line, nel blog e anche via mail. Riporto di seguito il testo di una delle mail ricevute. Dr Filippi buongiorno, ho letto il suo articolo di oggi su &#8220;IlGiornale&#8221; sui tassisti in merito alle probabili liberalizzazioni. Vorrei chiederle una cosa: perché, oltre che ad intervistare tassisti che si lamentano (magari anche a ragione), non vi occupate anche di loro dal punto di vista delle tasse? Vendono licenze (spesso a nero) per centinaia di migliaia si euro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;intervista a un tassista milanese che ho scritto per il Giornale (<a href="http://tinyurl.com/6pcaxgv">questo il link</a>) sta suscitando molto dibattito tra i lettori, con vari commenti in coda all&#8217;articolo on-line, nel blog e anche via mail. Riporto di seguito il testo di una delle mail ricevute.</p>
<blockquote><p>Dr Filippi buongiorno, ho letto il suo articolo di oggi su &#8220;IlGiornale&#8221; sui tassisti in merito alle probabili liberalizzazioni. Vorrei chiederle una cosa: perché, oltre che ad intervistare tassisti che si lamentano (magari anche a ragione), non vi occupate anche di loro dal punto di vista delle tasse? Vendono licenze (spesso a nero) per centinaia di migliaia si euro, hanno tariffe assurde e non mi risulta che paghino tasse se non in base a fantomatici studi di settore&#8230; e se ne vantano pure! Ho due amici tassisti e le dico certe cose con certezza. A Firenze, dove vivo, sono una casta assurda, gente che guadagna migliaia di euro al mese e non versa una lira allo stato; tenga conto che se una licenza costa fino a 300.000 euro ci sarà un motivo, se guadagnassero così poco come dicono certe cifre non sarebbero giustificate. <strong>Perché nessuno gli mette un registratore di cassa in macchina? </strong><strong>Perché non devono rilasciare uno scontrino? </strong>E se poi provano a liberalizzare le licenze entrano subito in guerra e ti paralizzano la città!</p>
<p>La ringrazio per l&#8217;attenzione, cordiali saluti</p>
<p>Riccardo</p></blockquote>
<p>Sgombro subito il campo da equivoci: non ho parenti né amici tassisti, non devo difendere nessuno; l&#8217;auto è anche per me uno strumento di lavoro, ma non posso scaricare fiscalmente né l&#8217;acquisto del mezzo né il costo della benzina. Un tassista che non paga le tasse è un evasore e va colpito.</p>
<p><strong>Si parla da anni di liberalizzazioni, ma nessuno ha spiegato bene che cosa significa liberalizzare o privatizzare</strong>.</p>
<p>Trent&#8217;anni fa Prodi ha <strong>privatizzato l&#8217;Iri</strong> svendendo a quattro soldi alcuni dei bocconi più pregiati con i risultati che conosciamo, e <strong>per fortuna settori strategici come l&#8217;energia sono ancora sotto il controllo statale</strong>, altrimenti saremmo già stati colonizzati dalle Sette Sorelle del petrolio. Vent&#8217;anni fa Giuliano Amato ha <strong>liberalizzato le municipalizzate</strong> (acqua, luce, gas); i comuni hanno costituito altrettante spa a capitale pubblico e sono continuati sprechi e lottizzazioni senza controllo. Cinque anni fa <strong>le &#8220;lenzuolate&#8221; di Bersani</strong> dovevano trasformare l&#8217;Italia: hanno tolto le commissioni di ricarica ai telefonini, facilitato la cancellazione delle ipoteche dai mutui, abolito le carte notarili per la compravendita di veicoli usati, abilitato le parafarmacie negli ipermercati. Guarda caso, c&#8217;era una catena pronta da anni: le grandi Coop che già gestivano parecchie farmacie in accordo con le giunte rosse.</p>
<p>Secondo gli artigiani di Mestre, <strong>per i bilanci delle famiglie e delle imprese italiane è opportuno che l&#8217;avvio delle liberalizzazioni cominci da prodotti energetici (gas, carburanti, elettricità), banche e assicurazioni (rc auto)</strong>. Nessuno si sogna di intaccare i potentati economici mentre si parla soltanto di tassisti, farmacisti, edicolanti: qualcuno crede davvero che siano loro i poteri forti italiani? E sulle norme relative al lavoro, la trattativa aperta con il sindacato è sinonimo di immobilismo.</p>
<p>Ancora: <strong>gestione del ciclo dei rifiuti, acquedotti, trasporto pubblico locale, trasporti ferroviari. Le inefficienze sono sotto gli occhi di tutti</strong>. Eppure qui non si parla di liberalizzare, privatizzare, avviare pratiche di concorrenza; <strong>tutto deve restare indiscutibilmente in mano all&#8217;incapace settore pubblico</strong>. All&#8217;elenco degli asset da privatizzare aggiungo anche la <strong>scuola</strong>: faccio mia l&#8217;idea del deputato pdl Raffaello Vignali lanciata qualche giorno fa (<a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Editoriale/2012/1/6/Liberalizziamo-la-scuola/233298/">qui</a> potete leggere la sua proposta). La Costituzione non dice che lo Stato deve gestire le scuole, ma garantire il diritto all&#8217;istruzione: e allora <strong>avviamo una sana concorrenza anche in questo settore così decisivo nella formazione del capitale umano</strong> e abbandoniamo un monopolio che non ha uguali in Europa.</p>
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		<title>Il Cav tentenna, Monti no</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 09:33:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano filippi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tre spunti di dibattito nell&#8217;ultimo post di questo tribolato 2011: Berlusconi, il debito, le imprese in crisi. 1. Lettori e lettrici mi hanno scritto chiedendo lumi sulle mosse di Berlusconi. Il politico che ha incarnato e difeso il bipolarismo ora tiene il piede in due scarpe: appoggio al governo Monti e contemporanea presa di distanza dalle misure più pesanti. Berlusconi tentenna: da un lato non può negare supporto a un governo che intende realizzare gli impegni presi dal Cav negli ultimi mesi; dall&#8217;altro non può salutare con favore una manovra salvaItalia tuttetasse. Nello stesso tempo egli è alle prese con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tre spunti di dibattito nell&#8217;ultimo post di questo tribolato 2011: Berlusconi, il debito, le imprese in crisi.</p>
<p>1. Lettori e lettrici mi hanno scritto chiedendo <strong>lumi sulle mosse di Berlusconi</strong>. Il politico che ha incarnato e difeso il bipolarismo ora tiene il piede in due scarpe: appoggio al governo Monti e contemporanea presa di distanza dalle misure più pesanti. <strong>Berlusconi tentenna: da un lato non può negare supporto a un governo che intende realizzare gli impegni presi dal Cav negli ultimi mesi; dall&#8217;altro non può salutare con favore una manovra salvaItalia tuttetasse</strong>. Nello stesso tempo egli è alle prese con un partito da (ri)costruire e con una sinistra in difficoltà forse maggiori, visto che le prossime mosse di Monti (dall&#8217;articolo 18 in giù) colpiranno proprio dalle parti del Pd. <strong>La tattica attendista di Berlusconi avrà certo una sua logica politica, ma la gente vorrebbe meno mediazioni e posizioni più nette</strong>. Magari senza i toni sguaiati della Lega (e non solo).</p>
<p>2. Giulio Tremonti ha scritto un lungo articolo sul <em>Corriere della Sera</em> ricostruendo la storia del <strong>debito pubblico italiano</strong>, le cui <strong>abnormi dimensioni hanno iniziato a crescere a metà Anni 70, gli anni del compromesso storico, delle durissime lotte sindacali, del terrorismo, delle stragi</strong>. La crescita a debito fu il prezzo pagato per mantenere la coesione sociale, tendenza che però non fu corretta quando la situazione cambiò. E&#8217; una tesi che condivido. Aggiungo tuttavia un particolare che ritengo fondamentale: <strong>nel 1970 nacquero le regioni e <strong>la spesa locale</strong> cominciò a esplodere senza controllo </strong>trasformandosi sovente in spreco. Anche questo localismo fu finanziato a debito. Per questo considero il <strong>federalismo fiscale</strong> la vera riforma epocale di questi anni, perché finalmente avrebbe eliminato il principio che la spesa della periferia pubblica va sempre rimborsata, qualunque essa sia. Il f.f. è sparito dall&#8217;agenda di Monti, né il premier ha ancora spiegato come intende intervenire per tagliare questi sprechi, se si eccettua una risibile circolare interna del ministero dell&#8217;Economia che invita le amministrazioni locali a contenere i gettoni di presenza e le missioni all&#8217;estero.</p>
<p>3. E&#8217; <strong>sempre più preoccupante la situazione di migliaia di imprese intrappolate in un meccanismo letale: i clienti non pagano, la pubblica amministrazione non paga, le banche non anticipano</strong>. All&#8217;opportuna domanda rivoltagli nella conferenza stampa di fine anno, Monti ha risposto di non ritenere una priorità il vergognoso ritardo con cui il settore pubblico paga i fornitori privati. &#8220;Siamo consapevoli che le imprese sono strette tra un <em>crunch</em> del credito e un debitore poco sensibile al loro <em>status</em> di creditrici&#8221;, ha detto con il suo freddo linguaggio bocconiano. Perché non interviene, visto che l&#8217;Italia dovrebbe pure applicare una direttiva europea &#8211; ah, anche dall&#8217;Europa ci sono ordini &#8220;più uguali degli altri&#8221; &#8230; &#8211; che impone alla p.a. di saldare i debiti entro 30 giorni (oggi siamo a 300)? Ecco la risposta di Monti: <strong>accelerare i pagamenti &#8220;sarebbe stato contraddittorio&#8221; rispetto al segnale di contenimento delle spese che l&#8217;Italia voleva dare ai partner</strong>. Ecco l&#8217;equità del governo, ed ecco a chi guarda Monti: non ai concittadini in difficoltà ma ai partner europei. Se il Cav tentenna, Monti tira dritto.</p>
<p>Comunque, buon 2012 a tutti.</p>
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		<title>Buon Natale in tempo di crisi</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 18:37:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano filippi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[O abbiamo la speranza in noi, o non l&#8217;abbiamo; è una dimensione dell&#8217;anima, e non dipende da una particolare osservazione del mondo o da una stima della situazione. La speranza non è una predizione, ma un orientamento dello spirito e del cuore; trascende il mondo che viene immediatamente sperimentato, ed è ancorata da qualche parte al di là dei suoi orizzonti. Desidero augurare Buon Natale a chi frequenta il blog con queste parole del grande Vaclav Havel. Ho trascorso alcuni giorni della vigilia parlando con vari imprenditori del Nordest dopo il suicidio di uno di loro, indebitatosi perché incapace di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>O abbiamo la speranza in noi, o non l&#8217;abbiamo;<br />
è una dimensione dell&#8217;anima,<br />
e non dipende da una particolare osservazione del mondo<br />
o da una stima della situazione.<br />
La speranza non è una predizione,<br />
ma un orientamento dello spirito e del cuore;<br />
trascende il mondo che viene immediatamente sperimentato,<br />
ed è ancorata da qualche parte al di là dei suoi orizzonti</em>.</p></blockquote>
<p><strong>Desidero augurare Buon Natale a chi frequenta il blog con queste parole del grande Vaclav Havel</strong>.</p>
<p>Ho trascorso alcuni giorni della vigilia parlando con vari imprenditori del Nordest dopo il suicidio di uno di loro, indebitatosi perché incapace di riscuotere crediti, gran parte dei quali in capo ad amministrazioni pubbliche. Dopo gli articoli pubblicati sul <em>Giornale</em>, altri imprenditori mi hanno scritto raccontandomi altre storie e altre difficoltà.</p>
<p>Che Natale è il Natale in tempo di crisi? Rischia di essere una ricorrenza come le altre, un evento lontano nel tempo o tutt&#8217;al più un devoto ricordo. Eppure <strong>proprio gli imprenditori testimoniano che nessuna realtà è mai così negativa per non sperare in un miglioramento</strong>. Ho incontrato persone sfiduciate, ma anche tanta gente che ha sfruttato la crisi per ristrutturare, riprendere, cambiare, con grandi sacrifici e grandi soddisfazioni. La speranza, dice Havel, non nasce da analisi ma da &#8220;un orientamento del cuore&#8221;. La crisi è sfida, occasione di cambiamento: in questo centocinquantenario dell&#8217;Unità, al netto della montagna di retorica di circostanza, pensiamo a <strong>tutto ciò che i nostri padri hanno costruito o ricostruito in condizioni senz&#8217;altro più difficili</strong> delle attuali.</p>
<p>Faccio mie le parole di Benedetto XVI contenute nel messaggio per la Giornata mondiale della pace del prossimo 1° gennaio.</p>
<blockquote><p>Vi invito a guardare il 2012 con atteggiamento fiducioso. E&#8217; vero che nell&#8217;anno che termina è cresciuto il senso di frustrazione per la crisi che sta assillando la società, il mondo del lavoro e l&#8217;economia; una crisi le cui radici sono anzitutto culturali e antropologiche. Sembra quasi che una coltre di oscurità sia scesa sul nostro tempo e non permetta di vedere con chiarezza la luce del giorno. In questa oscurità il cuore dell&#8217;uomo non cessa tuttavia di attendere.</p></blockquote>
<p>Attende quel Dio che a Natale si fa uomo. Ancora auguri a tutti.</p>
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		<title>La maggioranza variabile</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 09:59:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano filippi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Strani fenomeni avvengono in Parlamento. Dal bipolarismo di origine, in pochi mesi siamo passati alla Grande Coalizione (tutti assieme eccetto la Lega). La quale però, al secondo voto di fiducia ha subito perso un pezzo (Idv). E in un&#8217;altra occasione (ordine del giorno sulle frequenze tv) ha prodotto un nuovo ibrido: Pd-Idv-Udc-Lega. Alle numerosissime domande indirizzate dai lettori del blog al premier, tutte pertinenti e meritevoli di risposta da parte del governo, ne aggiungo altre due: presidente Monti, qual è la vera maggioranza che sostiene il governo? E da quale coalizione, in verità, lei vorrebbe essere sorretto? La stagione dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Strani fenomeni avvengono in Parlamento. Dal <strong>bipolarismo di origine</strong>, in pochi mesi siamo passati alla <strong>Grande Coalizione</strong> (tutti assieme eccetto la Lega). La quale però, al secondo voto di fiducia ha subito perso un pezzo (Idv). E in un&#8217;altra occasione (ordine del giorno sulle frequenze tv) ha prodotto un nuovo ibrido: <strong>Pd-Idv-Udc-Lega</strong>. Alle numerosissime domande indirizzate dai lettori del blog al premier, tutte pertinenti e meritevoli di risposta da parte del governo, ne aggiungo altre due: presidente Monti, <strong>qual è la vera maggioranza che sostiene il governo?</strong> E da quale coalizione, in verità, lei vorrebbe essere sorretto?</p>
<p><strong>La stagione dei tecnici sarà un terremoto sulla politica</strong>, almeno sul quadro che oggi conosciamo. Monti è portatore non soltanto di un preciso disegno economico-finanziario, ma anche di un progetto politico neo-centrista. Che, attenzione, non è nato pochi mesi fa né è frutto dell&#8217;emergenza che investe l&#8217;Occidente. In molti degli articoli scritti dal professore negli ultimi 15 anni sul <em>Corriere della Sera</em>, è costante la <strong>critica al bipolarismo</strong>. Il quale &#8211; è bene ricordarlo perché troppi spesso lo dimenticano - non è nato con Berlusconi. Il bipolarismo fu istituzionalizzato dai referendum elettorali votati a larga maggioranza dagli italiani negli Anni 90, il primo dei quali risale al 1991 (in cantiere già nel 1990) e fu voluto dall&#8217;allora democristiano Mario Segni, dall&#8217;allora deputato Pci Augusto Barbera e da Marco Pannella.</p>
<p><strong>Monti è un avversario storico del bipolarismo così come della concertazione</strong>. Negli articoli per il <em>Corriere</em> egli ostenta un austero distacco da questioni politiche che non gli competono in quanto economista. Ma <strong>il suo pensiero è trasparente: per l&#8217;Italia ci vuole una Grande Coalizione o un Grande Centro</strong>. Ora la sua visione ha preso forma in questo tecnogoverno a maggioranza variabile, che conta su talmente tanti voti che, di volta in volta, può permettersi di mettere assieme questo o quel partito, e di rinunciare a quest&#8217;altro. <strong>Sotto l&#8217;apparenza dell&#8217;ossequio al Parlamento si cela in realtà una sua strumentalizzazione</strong>.</p>
<p>Delle opzioni montiane, questo è il momento della Grande Coalizione. Ma <strong>dietro le quinte si lavora instancabilmente per sgretolare i partiti maggiori calamitando consenso attorno al Terzo Polo</strong>, che è l&#8217;unico vero sostenitore &#8220;senza se e senza ma&#8221; del tecnogoverno. La prospettiva dell&#8217;esecutivo dunque non è tecnica, ma politica, e la &#8220;fase 2&#8243; avrà come protagonista non più Monti ma Corrado Passera. Anche qui, i vecchi scritti  del professore sono illuminanti: egli ritiene che gli uomini forti di un governo siano tre, cioè il premier, il ministro del bilancio e quello &#8220;dell&#8217;economia reale&#8221;, cioè dello sviluppo. Appunto, lui e Passera. Il continuatore.</p>
<p>La situazione finanziaria dell&#8217;Italia è ancora così critica, come dimostrano le altalene dello spread e la crescita degli interessi sul debito, da imporre ai partiti maggiori di non sottrarsi a questo temporaneo assetto istituzionale. Vedremo come i mercati si comporteranno nei prossimi mesi quando di tratterà di <strong>rinnovare le tranche di titoli pubblici a scadenza</strong>. Sarà anche l&#8217;indicatore della direzione che prenderà la ristrutturazione dei partiti, anch&#8217;essi semi-scaduti.</p>
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		<title>L&#8217;intervista a Monti? Facciamola noi</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 17:24:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano filippi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che cosa vorreste chiedere a Mario Monti martedì, quando spiegherà a &#8220;Porta a porta&#8221; le misure anticrisi decise dal governo? Il presidente del Consiglio sarà intervistato da Bruno Vespa e due o tre direttori di giornali. Ma in queste occasioni rimangono sempre questioni inevase, risposte lasciate a metà o argomenti addirittura nemmeno sfiorati. Facciamo noi l&#8217;intervista al premier. Scrivete le domande che vorreste rivolgere a Monti e i temi che, secondo voi, non devono essere ignorati. Il capo del governo non è personaggio che si concede facilmente a giornali e tv, tutt&#8217;altro: questa sua partecipazione televisiva è l&#8217;occasione perché egli abbia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Che cosa vorreste chiedere a Mario Monti martedì</strong>, quando spiegherà a &#8220;Porta a porta&#8221; le misure anticrisi decise dal governo? Il presidente del Consiglio sarà intervistato da Bruno Vespa e due o tre direttori di giornali. Ma in queste occasioni rimangono sempre questioni inevase, risposte lasciate a metà o argomenti addirittura nemmeno sfiorati.</p>
<p><strong>Facciamo noi l&#8217;intervista</strong> al premier. <strong>Scrivete le domande</strong> che vorreste rivolgere a Monti e i temi che, secondo voi, non devono essere ignorati. Il capo del governo non è personaggio che si concede facilmente a giornali e tv, tutt&#8217;altro: questa sua partecipazione televisiva è l&#8217;occasione perché egli abbia il polso del Paese e sappia che cosa la gente (quantomeno chi legge il <em>Giornale</em>) si aspetta da lui.</p>
<p>Io gli porrei questi due interrogativi. Ne avrei altri, ma lascio libertà ai lettori del blog.</p>
<p>1. Berlusconi e Tremonti sono stati criticati per manovre prive di sostegno alla crescita. <strong>C&#8217;era bisogno di un governo &#8220;tecnico&#8221; per varare aumenti di tasse, interventi sui patrimoni, restrizioni sulle pensioni, a fronte di sgravi minimi per la ripresa dell&#8217;economia</strong>?</p>
<p>2. <strong>Come giudica il federalismo fiscale</strong> del precedente esecutivo? Intende portare a compimento questa riforma che rivoluziona la pubblica amministrazione tagliando clientelismi e sprechi?</p>
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		<title>Il derby tecnici-politici è tutto da giocare</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 17:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano filippi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venti giorni fa assistevamo in tv al tripudio popolare per le dimissioni di Silvio Berlusconi. Non so che cosa ci fosse da esultare per la fine di un governo democraticamente eletto (sia pure non esente da errori) e per l&#8217;arrivo di un esecutivo di tecnocrati, frutto di una crisi determinata da un capitalismo finanziario alterato e di lobby politiche/economiche internazionali interessate a indebolire il nostro Paese. Il professor Mario Monti è stato accolto come l&#8217;uomo della provvidenza, l&#8217;unico che poteva salvare l&#8217;Italia. Gran parte dell&#8217;opinione pubblica, cotta a puntino dalla lunga e martellante campagna mediatica anti-casta, non vedeva l&#8217;ora di accantonare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venti giorni fa assistevamo in tv al <strong>tripudio popolare per le dimissioni di Silvio Berlusconi</strong>. Non so che cosa ci fosse da esultare per la fine di un governo democraticamente eletto (sia pure non esente da errori) e per l&#8217;arrivo di un <strong>esecutivo di tecnocrati, frutto di una crisi determinata da un capitalismo finanziario alterato e di lobby politiche/economiche internazionali interessate a indebolire il nostro Paese</strong>. Il professor Mario Monti è stato accolto come l&#8217;uomo della provvidenza, l&#8217;unico che poteva salvare l&#8217;Italia. Gran parte dell&#8217;opinione pubblica, cotta a puntino dalla lunga e martellante campagna mediatica anti-casta, non vedeva l&#8217;ora di accantonare il Cavaliere e la politica per affidarsi finalmente alla maestria della tecnica: <strong>a tal punto accecati dall&#8217;odio antiberlusconiano da pensare che il mondo finanziario che ha acceso la crisi potesse rimediare ai suoi stessi guasti</strong>. Comunque, questo è il governo in carica, e vista la gravità della situazione <strong>dobbiamo sperare che se la cavi, per il bene del Paese</strong>.</p>
<p>I partiti si sono tenuti fuori dalla compagine ministeriale (non del tutto da quella dei sottosegretari), in parte per l&#8217;impossibilità di bilanciare con precisione le rispettive presenze, ma soprattutto per mantenere le distanze dagli inevitabili <strong>tagli e sacrifici, la cui responsabilità viene così assunta da persone che non dovranno risponderne agli elettori</strong> nelle urne.</p>
<p>Ora però i nodi dell&#8217;irresponsabilità della politica cominciano a manifestarsi. <strong>Sono scattati i veti incrociati</strong>: no alla patrimoniale, no a drastici tagli delle pensioni. <strong>Monti tiene nascosti i provvedimenti agli italiani ma non ai leader europei, le vere fonti del suo potere</strong>. Fa sapere che <strong>non discuterà delle misure anticrisi con le parti sociali</strong>, a differenza di quanto fece prima di lui un altro premier &#8220;tecnico&#8221;, cioè Carlo Azeglio Ciampi che proprio sulla concertazione accumulò il capitale politico che lo portò al Quirinale. Per Monti, invece, sindacati e Confindustria andavano bene al momento di essere ricevuti per le consultazioni e il Parlamento era indispensabile per ottenere una fiducia bulgara; sul resto, <strong>l&#8217;esecutivo basta a se stesso</strong>.</p>
<p><strong>La sinistra che appoggia il governo dovrà riformare il lavoro e le pensioni in modo opposto a quanto vogliono vasti settori del suo elettorato, non sempre i più estremi</strong>. Il che potrebbe portare allo scontro sociale che il governo Berlusconi, con tutti i suoi limiti, è sempre riuscito a scongiurare in questi difficilissimi tre anni e mezzo.</p>
<p>E&#8217; sempre più evidente che<strong> la &#8220;presentabilità&#8221; di Berlusconi, la &#8220;credibilità&#8221; delle riforme promesse hanno coperto come un paravento il vero problema, cioè la debolezza dell&#8217;euro e l&#8217;inesistente coesione della politica europea che dovrebbe governarlo</strong>, come dimostrano i crescenti dissensi tra Francia e Germania. Gli indebolitori dell&#8217;Italia stanno dentro e fuori i confini nazionali e quelli che stanno dentro si stanno accorgendo del boomerang. <strong>Un&#8217;Italia fiaccata dagli attacchi esterni e dalle stangate interne sarà preda dei potentati economici</strong>: per dirne una, pochi giorni fa l&#8217;Ue ha intimato al governo di cedere le golden share in società come Eni e Monti obbedirà per fare cassa e perché non può non farlo, come ex custode dell&#8217;antitrust europeo.</p>
<p>Nasce da qui <strong>il paradosso di una politica che si consegna alla tecnica pur prendendone le distanze</strong>. Un derby ancora tutto da giocare.</p>
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