La Francia è stata la prima, ora tocca agli Stati Uniti: a intervistare i candidati alle presidenziali non sono più solo i giornalisti, ma anche il pubblico. A Parigi durante l’ultima campagna elettorale Sarkozy e la Royal risposero in diretta tv alle domande di cento cittadini in rappresentanza del Paese reale. Ieri notte negli Stati Uniti i candidati alla nomination democratica risponderanno sulla Cnn ai quesiti posti da gente comune attraverso You Tube, il sito in cui ognuno può pubblicare liberamente i propri filmati. I commenti sono entusiasti, qualcuno parla di una nuova era di partecipazione popolare, altri di una democrazia senza filtri. Ne siamo sicuri? Lo sviluppo è senz’altro positivo, ma non va sopravvalutato. Per due ragioni: l’esperienza francese dimostra che le domande poste dai cittadini non sempre sono interessanti e all’altezza di un dibattito nazionale. Su cento interventi la maggior parte erano banali o focalizzati su realtà locali (dunque fuori contesto) o addirittura su problemi personali.
Il secondo motivo riguarda il criterio di selezione. A Parigi i cento cittadini furono selezionati con cura dall’emittente tv e sebbene in teoria i candidati non dovevano conoscere in anticipo le domande, in realtà fu permesso ai loro collaboratori di sondare il pubblico in studio e infatti sia Ségolène sia Sarkozy risultano spontanei e convincenti . Anche ieri sera negli Usa la selezione è risultata decisiva: su duemila video inviati a You Tube, la Cnn ne ha selezionati trentanove. Erano davvero i più interessanti e incisivi? Lo spero, ma conoscendo le tecniche d’influenza degli spin doctor (gli specialisi dell’informazione e della propaganda, a cui ho dedicato i miei studi accademici e un saggio ) ne dubito. A quanto leggo sui siti statunitensi i limiti riscontrati in Francia si sono manifestati anche negli Usa. Morale: è improbabile che il Paese reale possa sostituirsi al Quarto potere, a condizione che quest’ultimo resti agguerrito, professionale, credibile. Questo è il punto: la stampa, nel suo insieme, esercita bene il proprio ruolo di cane da guardia del potere politico? A parte qualche eccezione la risposta, purtroppo, non è confortante.