La fonte è incontestabile: la società americana Pew che ha svolto un sondaggio mondiale, intervistando 14mila persone in 47 Paesi. Il risultato è clamoroso: l’Italia è il Paese che più di qualunque altro al mondo teme l’immigrazione. Per il 64% dei nostri connazionali questo è il problema nazionale numero uno, più della criminalità, dell’inquinamento della disoccupazione. Tra i Paesi occidentali, solo la Spagna condivide le nostre preoccupazioni, ma con una percentuale molto più bassa (42%). Noi italiani siamo letteralmente spaventati da un prpoblema a cui non eravamo preparati, che la classe politica per troppo tempo ha sottovalutato e che continua a non essere affrontato da un governo benpensante e buonista. Nel giro di pochissimi anni , a causa anche degli accordi di Shengen, l’Italia è diventata, senza accorgersene, una società multietnica; ma continua a comportarsi come se fosse monoetnica. Non abbiamo una politica di immigrazione (le nostre porte sono aperte o chiuse?) e soprattutto nessun progetto di integrazione. C’è il modello anglosassone, quello francese, quello di Barcellona. E poi quello italiano: ovvero niente. Gli stranieri arrivano qua da ogni parte del mondo senza che nessuno si preoccupi di censirli e di insegnar loro i nostri valori, le nostre regole sociali e civiche. Dunque tendono a imporre le loro. E noi non li capiamo. Se continueremo ad affidarci al caso la preoccupazione si trasformerà in ostilità, in odio, in disprezzo. Noi, popolo di emigranti, diventeremo, purtroppo,razzisti. O forse lo siamo già?