La grandezza di una civiltà si misura anche dalla sua tensione morale. Quando è alta diminuisce la tentazione di trovare piacere nelle sostanze stupefacenti o nell’alcool. E viceversa quando la tensione morale diminuisce, l’aumento di droghe e alcolici segnala il declino dei valori civici condivisi e con esso della civiltà di una nazione o di una stirpe. La diffusione dell’oppio in Cina a inizio 1800 ha segnalato, anticipandolo il tracollo delle dinastie imperiali; la diffusione esponenziale della vodka nell’Urss di Gobaciov (che divenne impopolare quando cercò di contrastate questa piaga sociale) anticipo il crollò dell’impero sovietico. Se questa “legge” è valida, la società italiana potrebbe essere destinata a un rapidissimo declino. Fumare, sniffare o farsi è diventato banale e gli studici medici che dimostrano gli effetti devastanti sull’uomo delle droghe vengono accolti con una scrollata di spalle (l’ultimo studio sui danni provocati dalla cannabis è segnalato oggi in un articolo del Giornale): il consumo continua a crescere e si diffonde in tutte le classi sociali. Pessimo segnale: vogliamo davvero finire come la Cina dell’oppio? Non importa proprio a nessuno? A me sì e provo grande ammirazione a chi si batte con intelligenza, coraggio e senza falsi moralismi per contrastare questa piaga. Uno dei più grandi esperti italiani è Riccardo Gatti, medico psichiatra e responsabile del Dipartimento Dipendenze Patologiche della ASL città di Milano. Leggete il suo sito e fatelo conoscere, soprattutto a chi è tentato di farsi.