L’islamizzazione della Turchia procede sempre più rapidamente. Il quotidiano Hurriyet, uno dei giornali più noti e autorevoli finora laico, ha licenziato in tronco Emin Colasan, editorialista da 22 anni e una delle firme più amate dai lettori. La sua colpa? Denunciava il governo Erdogan e il rischio di deriva islamica a cui è sottoposto il Paese. Lo apprendo da un’e mail inviatami dalla collaboratrice del Giornale da Istanbul Marta Ottaviani. Colasan, nell’ultimo articolo apparso il 14 agosto, aveva attaccato gli uomini del primo ministro, denunciando il fatto che a Istanbul, dopo il 22 luglio, cioè dalla vittoria elettorale dell’Akp, hanno iniziato le pubblicazioni due riviste a evidente sfondo islamico. La decisione di Hurryet ha suscitato un putiferio nel mondo dei media turco, il giornale è stato preso d’assalto dalle telefonate di protesta dei lettori, ma è stato tutto inutile: il licenziamento è stato confermato. Alcuni giornali turchi ritengono che a chiedere la sua testa sia stato Aydin Dogan in persona, magnate dell’editoria turca e proprietario dello stesso Hurriyet. Evidentemente per compiacere Erdogan. L’episodio è molto inquietante; da tempo la stampa appariva nel suo insieme molto mite nei confronti del Partito Giustizia e Progresso, ma a tanto non si era mai arrivati. Evidentemente il successo elettorale ha reso il premier Erdogan ancor più arrogante. E lunedì il suo sodale Gul rischia di essere eletto presidente della Repubblica. Gli islamici stanno occupando la Turchia, ma all’Unione europea (compreso il governo italiano) va bene così.