Paolo Granzotto è un eccellente polemista (oltre che un caro amico): sa graffiare come pochi. Ma questa volta non riesco proprio ad essere d’accordo con lui. Sul Giornale di sabato, rispondendo a un lettore, ha stroncato i blog, scrivendo che “appartengono alla famiglia – molto sovrastimata – della informazione globale (mentre non c’è niente di più domestico e gruppettaro). Investiti dalla mitizzazione di Internet godono fama, fra i pirla, di essere lo specchio della verità e della correttezza dell’informazione. E di rappresentare al meglio la pubblica opinione e i suoi umori. Vero niente“. Perchè? “Un blogger può sparare tutte le bischerate che vuole, diffondere leggende metropolitane o dilettarsi nella cosiddetta controinformazione senza colpo ferire“, scrive Granzotto, secondo cui postare non ti rende migliore: “Come diceva Fanfani chi nasce bischero, bischero rimane (anche, se non soprattutto, nella blogosfera)”. Ci sono troppo blog e soprattutto “bisogna avere tanto, ma tanto tempo a disposizione e coltivare il gusto del cazzeggio“. Esistono blog seri, ammette, ma evidentemente non abbastanza per indurlo a rivalutare questo strumento di comunicazione.
Non ci sto, caro Paolo. E non certo perchè mi senta offeso, anzi. Ho l’impressione che il tuo giudizio sia lapidario: come fai a giudicare i blog se, per tua stessa ammissione, li frequenti poco? Hai ragione quando biasimi la tendenza al “cazzeggio on line”, ma siti di questo tipo di solito non hanno lunga vita e sono letti da quattro gatti.
Il blog ha un potere di aggregazione che i media tradizionali si sognano, soprattutto i giornali: e il successo di Beppe Grillo non è affatto isolato. Negli Usa l’ex direttore di New Republic, Andrew Sullivan, nel giro di pochi mesi ha ottenuto nel suo blog più lettori della sua rivista. Perchè diversi lettori spesso preferiscono seguire una firma anzichè una testata? Questa è una domanda a cui noi giornalisti dovremmo rispondere con franchezza e che certo non può dispiacerti, considerato il successo personale di cui benefici da tanti anni.
Tu ed io sappiamo bene che quando un giornalista scrive una sciocchezza sovente può permettersi di ignorare le lettere di protesta (poche, peraltro) che riceve. Su Internet no: ti stanano subito. E questo è un bene o un male? A me sembra un bene, anche perchè viviamo nell’era dell’interattività e i media tradizionali hanno perso il monopolio delle fonti d’informazione, Ammettiamolo: l’avvento del Net sta rivoluzionando il giornalismo e, con esso, le aspettative dei lettori. Alcuni sono un po’ egocentrici, altri esibizionisti? Senza dubbio, ma sono complessivamente più esigenti; giudicano da sè e sentono il bisogno di esprimersi, di confrontarsi con i giornalisti che stimano o con gli esperti o anche solo di condividere opinioni e passioni con altri cittadini . E’ un male? A me sembra di no. E l’apprezzamento del pubblico per la tua rubrica quotidiana sul Giornale lo dimostra. In fondo la parola ai lettori, che curi con l’impareggiabile Enzino Meucci e che ha da sempre molto seguito, non è forse un blog, o se preferisci, una community cartacea?
Io sarò anche un bischero, ma mi sento in eccellente compagnia. “Bloggo” (scusa il neologismo) solo da due mesi, ma nel “Cuore del Mondo” ci sto proprio bene.