Uno anno fa di questi tempi infuriava la polemica tra l’Occidente e il mondo islamico per il discorso di Benedetto XVI a Regensburg. Oggi prevale la volontà di dialogo. Ieri 138 capi religiosi musulmani (sciiti, sunniti e sufi) hanno inviato una lettera al Papa e agli leader della chiesa cristiana condannando la violenza e invitando alla comprensione reciproca. E’ un testo molto bello, di cui parlo in un articolo oggi sul Giornale e che potete leggere integralmente qui, anche in italiano. Ricco di citazioni dal Corano, dal Nuovo e dal Vecchio Testamento la lettera intende dimostrare che il messaggio di fondo delle due grandi religioni mondiali (e dell’ebraismo) coincide. Rappresenta un gesto di fratellanza che dando finalmente voce all’Islam ragionevole (non parlo di moderato, perchè è un aggettivo abusato) toglie spazio al fanatismo di Al Qaida e dei gruppi fondamentalisti. Con questo Islam si può ragionare, dunque plaudo all’iniziativa. E voi?

PS Dopo aver scritto questo post è arrivata una nota del Cardinale Jaen-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, che ha definito il testo “molto interessante perché nuovo e proviene sia dai musulmani sunniti, sia dai musulmani sciiti. E non è polemico, con numerose citazioni sia dell’Antico Testamento, sia del Nuovo Testamento”. Rispondendo alla domanda su cosa debbano fare i leader religiosi riguardo al fatto che violenza e religione non possono andare insieme, il Porporato ha risposto: “Invitare anzitutto i loro seguaci a condividere le tre convinzioni che sono contenute nella lettera e quindi che Dio è unico; Dio ci ama e noi dobbiamo amare questo Dio; Dio ci chiama ad amare il nostro prossimo. Direi che questo rappresenta un segnale molto incoraggiante, poiché dimostra che la buona volontà e il dialogo sono capaci di vincere i pregiudizi. Ė un approccio spirituale del dialogo interreligioso, che chiamerei il dialogo delle spiritualità. I musulmani ed i cristiani devono rispondere ad una unica domanda: per te Dio nella tua vita è veramente l’unico?”.
Insomma, alla Santa Sede questa lettera non sembra affatto dispiacere