Quegli strumenti finanziari che inguaiano l’Italia
Il mio collega di Giornale e di blog Nicola Porro mi perdonerà se mi inoltro in un campo che è di sua competenza, ma non posso farne a meno dopo aver visto la prima puntata del nuovo ciclo di “Report”, su RaiTre, che ieri ha denunciato una realtà sconvolgente: quella del colossale indebitamento provocato da derivati molto sofisticati che banche italiane e straniere sono riuscite a far sottoscrivere a 30 mila imprese private e a 900 gli enti pubblici. Il punto è che la maggior parte di questi contratti sono così complicati che la maggior parte dei clienti non è in grado di valutarne il rischio: li hanno firmati fidandosi del consulente bancario o sulla base di indicazioni non veritiere. E i risultati sono catastrofici. La puntata è consultabile in rete. Scoprirete che tanti comuni – forse anche il vostro – sono indebitati per cifre paurose, senza che gli amministratori e, naturalmente, i cittadini, che dovranno saldare la fattura, ne siano consapevoli. Ci sono piccoli imprenditori che pensavano di aver sottoscritto una specie di polizza assicurativa e ora devono pagare 100-150 mila euro all’anno. Qualcuno è fallito. Il comune di Napoli è inguaiato per 30 milioni di euro, quello di Torino per 100 milioni di euro. Lo schema è sempre lo stesso; si abusa della buona fede della gente. Guardatelo questo servizio firmato da Stefania Rimini. Io sono indignato e da liberale che crede da sempre al mercato dico: questa forma di capitalismo, predatoria e ingannevole, è semplicemente inaccettabile.

A beneficio di Cumino. L’inchiesta fatta dal Giornale sui derivati, ovviamente non criminalizzava lo strumento. ma il fatto che attraverso degli swap, gli enti locali riuscissero a spostare ai posteri il pagamento del capitale.
Poi se qualcuno pensa che si debba ritornare all’era della pietra, come talvolta fa la gabannelli, bè allora si potrebbe cominciare dalla Tv. Ma questo è un discorso lungo.
Sono d’accordo con Fabrizio e, al contempo, capisco benissimo Cumino. Non si tratta di criminalizzare tutti i derivati, ma di evitare che quelli più strutturati e complessi siano proposti – celando le condizioni reali – a un pubblico che non è in grado di valutarli e che si fida della propria banca. Non si può pretendere, caro Cumino, che una piccola officina o un piccolo imprenditore sappia leggere un contratto ipersofisticato come quello. Questi prodotti, devono essere riservati a istituzioni finanziarie. Questo è il punto. Nulla da dire, invece, sui derivati semplici, che però rendono pochissimo alle banche.
Il capitalismo non centra niente. Cominciamo con il chiamare le cose con il proprio nome altrimenti fra duecento anni siamo ancora qui a parlare di queste cose.
Questa è truffa, e come tale va punita.
Solo che in Italia non esiste un sistema giudiziario che sia in grado di intimorire certa gente (dicasi organizzazioni criminali).
E comunque, non mi vengano a dire che i comuni non sapevano cosa compravano, con gli uffici legali di cui possono disporre.
Mi dispiace non unirmi al coro. Qui si criminalizzano i derivati, molto spesso senza sapere di che si tratta, e spacciando favole come quella dell’università di Berkeley per comprenderli, quando per buona parte (i non strutturati) sono contratti standardizzati. Io mi occupo di derivati appunto. Già dire che sono rischiosissimi è un non senso. I derivati correttamente dai soggetti citati devono essere usati per coprire il rischio, non per aggaravarlo, e sono nati proprio per questo e sono trattati per volumi immensi su mercati ufficiali da 50 anni. Che poi un derivato, non coperto da una posizione sottostante, sia usabile speculativamente è un altro discorso. A me va tutto bene, e forse conosco storture e abusi, lavorandoci da 20 anni, ma sentire che uno firma qualcosa senza capire cosa mi fa cascare le braccia. Sentire dire nel 2000 che fare impresa è girare un bullone, come nel programma in TV, e non invece avere competenza anche in strategia, produzione, commercializzazione e amministrazione e finanza che vuol dire? Un americano direbbe che è giusto che codesta gente sparisca, nudo e crudo. Si dirà, ma l’impresetta con moglie e fratello non può avere queste competenze. Bene, non sottoscriva swaps, collars, opzioni o strutturati allora, se non li capisce. C’è pure scritto bene in grande (per legge) che sono riservati a chi ha conoscenza e che possono essere rischiosi per chi non ne ha. Come un’automobile del resto, dico io. Con questo non salvo nessuno, banche in testa che han fatto di peggio, colle Parmalat per esempio che erano semplici obbligazioni, non tanto complicate da capire, ma nascondevano un’insolvenza nota per lo più ai collocatori, che volevano rientrare dei loro crediti sulle spalle della gente. Voglio solo dire che non è lo strumento il male, ma alcuni intermediari di pochi scrupoli e molta gente ignorante senza che questo sia permesso nel 2007, per non parlare degli amministratori locali. Dico di più, ogni impresa decente dovrebbe proteggere i rischi, e la maniera per farlo sono appunto i derivati. Certo bisogna sapere, e se non si sa pagare qualcuno che sa. Come per tutte l cose del resto.
Mi sembra un suggerimento molto saggio, grazie Americo!
Stimato sgnor Foa, quello che fatto é fatto.
Per il futuro, lo stato dovrebbe passare una legge che indichi che tipo di mutui possano fare gli enti pubblici. Per esempio quando lavoravo in una impresa americana, la Cassa di Rispiarmo, poteva, per legge, solo investire in titoli dello stato, garantendo cosí i risparmi dei lavoratori. Nel caso degli enti pubblici l’unico tipo di mutuo aperto ai stessi dovrebbe essere un mutuo a tassa fissa ed a cuota mensile/trimestrale fissa, per non pregiudicare amministrazioni future e per poter introdurre nel bilancio questi debiti ed aver chiaro l’ammonto dei passivi di ogni ente. Ë una misura stupida nella sua semplicitá, é quella che ho usato per costruire la mia casa, peró mi ha dato la tranquillitá di sapere il futuro.
Che entusiasmo Francesco! Quasi quasi mi convinco di essere davvero una grande firma…. Scherzi a parte: Nicola ed io siamo colleghi e ottimi amici; essere accomunato a lui (che è bravo davvero) nell’elogio non può che inorgoglirmi.
Straordinario: i leggendari Marcello e Nicola (in rigoroso e asettico ordine alfabetico) in versione stereofonica sullo stesso canale!!! Conferma (e non vi date le arie) quello che penso da tempo: su “il Giornale” trovo ottime penne e carattere da vendere. Quand’è che cominciate a mostrare anche le “microscopiche” magagne della mia città (proclamata Capitale per sua sfortuna…) dove manco le strisce pedonali si ha il diritto di distinguere dal grigiore di un asfalto tormentato da buche e vita vissuta! Altro che la plausibile idea di Fini in elicottero: a piedi! Basta andare a piedi per avere un senso di mesto sconforto. Certo, se andate a sedervi sulle poltroncine carine di velluto del salottino buono nulla trasparirà (forse). Avessi il tempo vi manderei un po’ di foto di stradale vita quotidiana romana, altro che la Hepburn sulla Lambretta! Scusate la divagazione che non c’entra nulla, era solo una scusa per farvi i complimenti!
Mitico Nicola, sono felicemente in imbarazzo. Come sai faccio l’inviato e quando sono all’estero non riesco a leggere regolarmente il Giornale; dunque alcuni dei nostri colpi li perdo. Mi ricordo dei tuoi scoop sulla Bresso, in cui svelavi le magagne di un concorso per l’emissione di obbligazioni ma non li avevo collegati ai derivati. Sei stato bravissimo e profetico: se davvero la Gabanelli – com’è probabile – si è ispirata ai tuoi articoli è stata scorretta a non citarti. Il tuo scoop è doppiamente meritevole: perchè da vero liberale e sulle colonne di un Giornale di centrodestra non hai esitato a denunciare questa finanza molto creativa e i big del credito che ne hanno approfittato. Bravo, bravissimo. La Zuppa di Porro (per chi non lo sapesse è il titolo del tuo blog) è sempre più saporita…. In piedi ti saluto.
Caro Marcello, questa volta non ti posso perdonare. Passi per Grillo, di cui ho già scritto. Ma la cosa grave (si scherza si scherza) è che il sottoscritto ha fatto un’inchiesta di ben sette puntate sui derivati venduti dalle banche agli enti locali, di tutti i colori ( tutte rintraccibile sull’archivio del Giornale e già oggetto di varie interpellanzie politiche) La signora Bresso ha financo minacciato querele. Report non ha citato la fonte della sua inchiesta. E passi. Ma dal mitico Foa, il cuoco esige riconoscinmenti. Un saluto liberale e po’ goliardico.
Sfogo comprensibilissimo, caro Francesco. E motivato: sulla gestione occulta delle notizie ho scritto un libro (scusate l’autocitazione). Però non tutti i giornalisti tacciono: pensate alla Gabanelli, a Stella e Rizzo del Corriere e, scusate un’altra volta, anche al Giornale che in passato ha avuto il coraggio di denunciare da solo certi scandali. Ora il nuovo direttore Mario Giordano intende rafforzare questa…. vocazione.
Egregio Marcello, perché non ci aiutate, voi giornalisti, a smascherare certe cose? I matrimoni e le parentele di molti nostri governanti dovrebbero essere di pubblico dominio. Si capirebbe così, senza far troppe congetture, che almeno una parte della politica è fortemente sensibile a interessi del capitale bancario (non del capitalismo in generale, andiamo nel dettaglio!) e tanti capirebbero che le leggi sul conflitto di interesse, da noi, non funzionano non per volontà di Berlusconi, che almeno proclama le sue ricchezze, ma di ben altre persone che, fingendosi prodi paladini del popolo (ricordate il “robin hood” di due legislature fa?) sono intenti a ottenere ben altri vantaggi. Sul fatto che ci sia nella burocrazia nostrana, talvolta, incompetenza nell’analizzare e nel decidere, ciò è possibile. Ma, consentitemelo, sono un po’ “malignetto” e temo che spesso la “finta” inettitudine nasconda dei professionisti dell’inganno, intenti a operare a nostro danno, nell’interesse loro e degli “amici”. Scusate lo sfogo.
Se posso spendere una parola sui derivati, in base alla mia esperienza, la media di coloro che ci guadagnano, credo si aggiri sulle 4-5 persone ogni 10.000.
Come dice Marcello, la notizia sarà anche stata ripresa da alcuni giornali e radio, ma se considerate il clamore suscitato dalle pagliacciate di Grillo o la grancassa delle primarie-farsa, credo si possa parlare tranquillamente di non-notizia.
Il centrosinistra è talmente invischiato in questa faccenda che qualsiasi opposizione sereia avrebbe buon gioco a buttarvicisi a capofitto, ma non lo fa. Con grande dispiacere debbo constatare che l’opposizione purtroppo si muove solo sulle stupidaggini e non addenta mai i problemi veri. Non attacca quando può far male, si limita alle punzecchiature in politichese.
La stampa la segue. Se fosse tutto vero ciò che ha detto la Gabanelli, ci sarebbe materia per inchieste giornalistiche di mesi e, magari, qualcuno potrebbe anche essere chiamato a risponderne.
Grazie a Mefisto e ad Andrea per i loro contributi. Io non so se con i derivati si perda sempre, ma quel che mi turba è che prodotti di questo tipo possano essere proposti a soggetti – come piccoli imprenditori e commercianti – che nel 99% dei casi non sono in grado di capire il prodotto finanzairio. Certi strumenti dovrebbero essere riservati solo a clienti come banche o finanziarie; ma se così fosse gli interessi giganteschi generati da questo sistema svanirebbero. Ecco perchè condivido solo in parte il ragionamento di Andrea: certo la colpa è dell’imprenditore, che infatti paga di tasca sua, ma non è giusto che sia indotto scientemente all’errore; anche perchè molte delle clausole non sono specificate: esiste un costo implicito che non viene dichiarato e anche un utile che solo in parte viene dato al cliente. Questa mi sa tanto di truffa…. Quanto alla proposta sulla pubblica amministrazione sono d’accordo; mi sembra sensata.
La preoccupazione di Caterina è giustissima ed è analoga a quella di Americo. Ho recuperato un dato: i circa 900 enti sono esposti per 10,5 miliardi di euro. Giusto il commento di Cesare, a cui dico: non so quale sia la posizione del centrodestra in merito (e il silenzio mi rammarica), ma è chiaro cosa fa – anzi non fa – il centrosinistra per porre rimedio a questo scandalo. Quanto ai media: la notizia è stata ripresa da diversi giornali e da alcune radio, ma certo non con l’enfasi che secondo me avrebbe meritato.
sono un piccolo imprenditore, settimanalmente vengo informato delòla possibilità di fare dei “derivati” dalla popolare di milano, sono operazione molto rischiose e, se devo rischiare, rischio sulla mia azienda.
credo però poco all’ingenuità di chi sottoscrive questi contratti, e se anche fosse, nel caso degli imprenditori, peggio per loro, posso sbagliare quotidianamente nelle scelte azienmdali e questa è una di quelle scelte sbagliate: che paghino! probabilmente, da ingenui, sarebbero caduti poco più avanti nella rete di qualche altro “bandito”, cliente o fornitore o consulente.
pagano di tasca propria un loro errore nella gestione della azienda.
il fenomeno che trovo inaccettabile è il caso delle amministrazioni pubbliche.
se posso credere alla buona fede di chi rischia tutto quello che ha, non posso credere alla stessa buona fede di quello che non rischia nulla di proprio, e mira solo a rimanere il più possibile sulla poltrona.
ritengo corretto dare una segnale forte, diretto ed inequivocabile alle banche in questione: rendere nulli tutti i contratti fatti con la pubblica amministrazione e convertirli in prestiti a medio-lungo termine fissando fin d’ora le condizioni (senza uscire dal mercato ES. euribor 6 mesi +1,00%).
forse non è un atteggiamento molto liberale quale ritengo essere, ma siamo obbligati alla TUTELA DEL PATRIMONIO PUBBLICO dalla STUPIDITA’ DEGLI AMMINISTRATORI e da QUALUNQUE ATTO CRIMINALE.
Mi sono a lungo interessato di “trading” e ne ho tratto un ammaestramento fondamentale : non esiste sitema alcuno per guadagnare e tutti perdono, sul lungo periodo.
L’apice del rischio è proprio costituito dai derivati, che moltiplicano i potenziali guadagni e le perdite per effetto della leva intrinseca. E’ come maneggiare nitroglicerina, e l’aspetto tragico messo in evidenza dal servizio è che molto spesso, “criminalmente”, questi “ordigni” vengono messi in mano a gente, imprenditori etc. che neanche sa di cosa si tratti. Concordo quindi con l’autore del blog: è una forma abbietta di capitalismo, una vera e propria truffa, in quanto il soggetto non è a conoscenza dei rischi che corre.
…..all’inizio mentre ascoltavo al trasmissione ho faticato a capire ed ero incredula e stupita, poi mi sono chiesta : ma ci si può liberare da una piovra simile? E se si come?
Visto che ormai la situazione è stata palesata e denunciata, qualcuno dovrebbe “illuminare” meglio su conseguenze a medio e lungo termine ed ipotetiche eventuali soluzioni finanziare ..o no?
Ho visto anch’io ieri sera buona parte del servizio di Report, ho un po’ di dimestichezza per ragioni personali con i derivati, ma sono rimasto impressionato, se il servizio corrisponde al vero, da quel meccanismo truffaldino messo in piedi da banche italiane e straniere ai danni del Paese.
Amministratori conniventi, per la maggior parte di sinistra, ignoranti dei meccanismi complicatissimi che stanno alla base dei derivati, ma ben consapevoli dei vantaggi ch derivavano alle loro amministrazioni nel presente ed ai danni del futuro, nella più completa sordità della politica hanno ipotecato il paese.
Banchieri compiacenti vanno a votare alle primarie della sinistra, ministri del governo danno consulenze alle banche straniere, figli di governatori sono a capo degli uffici delle banche straniere che si occupano di montare i pacchetti per le amministrazioni pubbliche italiane, cose dell’altro mondo.
E che fanno i media? Passano sempre tutto sotto silenzio. Oggi infatti non ho letto nulla sui giornali e non ho sentito nulla in Tv in proposito. L’opposizione tace, forse ha qualcosa da nascondere.
Questo sembra l’unico paese in cui queste cose sono possibili e mentre ciò accade ci si trastulla con le bischerate di Grillo o le elezioni-farsa a la bulgara di Veltroni.
Beati monoculi in terram caecorum
Sono pronto a scommettere che nessuno pagherà per questo.
Caro Americo, io non critico il mercato; ma una forma predatoria del capitalismo. Lei dice giustamente che le leggi non sono abbastanza severe; ma sa benissimo che certe leggi non vengono approvate per l’influenza di certe lobbies a cui peraltro questo governo appare molto sensibile. Linda Lanzillotta, Ministro degli Affari Regionali queste cose le conosce bene perché dal 2001 al 2006 ha lavorato come consulente per JP Morgan, una delle banche internazionali che facevano sottoscrivere derivati proprio agli enti locali. L’ex direttore generale du Incredit Pietro Modiano, oggi è direttore generale di Intesa SanPaolo nonché marito del ministro delle pari opportunità Barbara Pollastrini. Inoltre se le perdite segnalate alla Centrale Rischi hanno toccato i 3 miliardi e mezzo, vuol dire che c’è qualcosa che non va nel sistema. E’ lecito, è giustificabile proporre contratti comprensibili soltanto a chi ha fatto un master a Berkeley e possiedono un software da mezzo milione di euro? Non si abusa della buona fede? Non c’è l’obbligo della trasparenza? Concordo sulla preoccupazione: l’entita dell’ipoteca è enorme.
Quello che ci é stato rivelato é solo in parte quello che lei depreca, cioé il libero mercato. In primo luogo c’é la delinquenza dell’istituzione dello stato che deve supervisare la attivitá bancaria, dov’era? Se avesse fatto il suo compito non sarebbe successo niente o poco. In secondo luogo le pene inflitte dalla giustizia sono da ridere, negli Stati Uniti vanno in carcere.
In secondo luogo abbiamo visto una sfilata di “imprenditori” che !!firmano!! contratti che non capiscono, ma ci pigliano per stupidi? Volevano guadagni assicurati come se questo “animale” esistesse nel pianeta terra. Abbiamo pure visti amministratori comunali e regionali totalmente ignari della cautela che gli impone la amministrazione di beni pubblici, si sono fatti comprare ipotecando il futuro dei cittadini. Tutti questi vanno cacciati sui due piedi e condannati, come minimo, alla inabilitazione a ricoprire qualsiasi carico pubblico.
Quello che mi preoccupa é sapere la entitá della ipoteca che esiste per questi affari sulla nazione. A quanto ammonta in termini del PIL? Arriveremo al 100% e rotti del PIL; quanto sono i rotti?