Ormai sono settimane che di Palestina non si parla, se non per episodi drammatici come la manifestazione di fatah repressa nel sangue da Hamas. Uno dei lettori di questo blog, esperto di politica estera, Andrea B. Nardi mi ha inviato un’e mail in cui sostiene che al punto in cui siamo arrivati è assurdo pensare a una pace tra Israele e palestinesi. Scrive Nardi: “Non esiste un leader palestinese, non esiste un governo palestinese, non una rappresentanza istituzionale, non un vertice organizzativo, non una qualsiasi entità cui fare riferimento e che abbia autorità indiscussa sull’intero popolo palestinese. Lo stesso concetto di popolo palestinese è in fondo opinabile“. E ancora: “La lotta intestina – politica e militare – fra Hamas e Fath sarebbe di per sé già un arduo scoglio diplomatico, eppure al confronto con la realtà sociale palestinese quella diventa addirittura questione minore. Le due opposte fazioni sono soltanto l’aggregato di espressioni politiche e finanziarie sottostanti le quali tutto racchiudono tranne omogeneità d’interessi, uniformità di strategie e soprattutto – cosa più grave – concreto controllo sulla popolazione“. Insomma oggi la Palestina è un’entità allo sbando e senza speranza. Fino a quando?
E tutto questo questo conviene davvero a Israele? Personalmente ne dubito: nel breve periodo la spaccatura dell’avversario può convenire allo Stato ebraico, ma nel lungo periodo rischia di spingere all’estremismo, per disperazione, decine di migliaia di persone. Ed estremismo, in quest’angolo del mondo, significa terrorismo, Al Qaida, kamikaze. Un ritorno al potere di Al Fatah difficilmente sarebbe sufficiente a ripristinare l’ordine, perché Hamas ormai è troppo forte e radicata. Non sono d’accordo con Nardi quando afferma che lo stesso concetto di popolo palestinese oggi è opinabile. Un popolo palestinese esiste e storicamente ha diritto di rivendicare uno Stato, secondo lo spirito degli accordi di Oslo. Questo caos rappresenta un’ingiustizia per le popolazioni civili palestinesi e non è saggio per il futuro di Israele. Ma come uscirne?