L’intervista a Riccardo Gatti ha suscitato diverse reazioni. Bene! Alcuni di voi mi hanno scritto personalmente, offrendo nuovi spunti. Alcune sono storie belle: un amico, ad esempio, mi ha raccontato che nella scuola di suo figlio i ragazzi si sono coalizzati per isolare uno studente che cercava di spacciare droga. Gliele hanno suonate di santa ragione e oggi quel giovane, di buona famiglia e fino a pochi giorni fa insospettabile, è visto come un alieno: la droga anzichè creare consenso ha finito per emarginarlo dal suo gruppo.
Ma non sempre va così. Un lettore di questo blog Andrea, ha raccontato la sua drammatica testimonianza, rispondendo al post su Gatti. Cito alcuni passaggi:

conosco il fumo all’eta’ di 15 anni,fatto socializzante dicevano allora.(1979)Anphetamina e assorbenti.Ti da’ da la carica.La tua mente e’ piu’ aperta.Ma non basta.Giorgio migliore compagno di classe passa all’eroina.Provala il resto e’ niente.Ma e’ pericolosa dico io.Da’ dipendenza.Guardami mi dice:”ti sembro uno che sta’ male?”.No lo vedevo che stava benissimo.La sua eccitazione mi spavento’.Ma il tarlo che lo potevo fare anch’io senza rischiare molto inizio’ a tormentarmi.Mesi dopo la provai.Fu’ la fine di tutto.Pensaci.pensaci prima di prendere una decisione che condizionera’ tutta la tua esistenza e di quelli che ti sono vicini.Ne vuoi sapere una bella?Giorgio riusci’ a smettere incontrando anni dopo la donna della sua vita.Il mio amico di scuola migliore,mi frego’.Non intenzionalmente,ma lo fece.Dopo 27 anni vivo lontano,con la mia nuova donna E ancora: “Posso solo dire ai ragazzi.state attenti,non fatevi fottere.non sono cose che poi il papa’ e la mamma,dopo,possono aggiustare.dopo sono solo affari vostri.e se avete un amico come avevo io Giorgio,pensateci bene.No anzi,ridetegli in faccia e rispondete”ci rivediamo tra un anno”.

Il problema è che molti provano per gioco e consumano occasionalmente. Il rapporto annuale sull’attività dei Sert (i Servizi pubblici per le tossicodipendenze) contiene una frase che mi ha colpito: Molto spesso si resta drogati a vita. Da qui una domanda angosciante: chi casca nella droga, anche leggera, poi può uscirne? E come?
Un altro lettore di questo blog, Simone Feder, che lavora nella comunità di recupero di Don Enzo Boschetti a Pavia, mi ha scritto:

Raccogliendo le considerazioni e le aspettative dei giovani che si presentano ai
colloqui per entrare in comunità emerge che, al di là delle richieste più
“materiali” quali disintossicarsi dalle sostanze, ricevere un aiuto nel trovare
un’occupazione o poter avere un posto dove dormire, ritorna sempre più spesso in
loro la necessità di trovare un ambiente che li aiuti a scavare dentro se stessi,
avere momenti di confronto costruttivi, costruire legami di amicizia importanti e
acquisire quei valori che permettano loro di inserirsi nella società diventando
“uomini veri”. I giovani d’oggi ci interrogano anche sul nostro modo di concepire la
comunità e si aspettano da noi forme diverse di vita che vadano oltre la
residenzialità tradizionale.
Molto spesso è la società stessa che nella sua frenesia non riesce (o non vuole)
dare ai giovani spazi e tempi dove poter approfondire determinate tematiche,
costruire relazioni valide e vivere esperienze costruttive che portino loro ad
apprezzare e ricercare una vita sana. È un circolo vizioso che porta i giovani
d’oggi, con le loro esperienze e i valori tramandati loro dalla società odierna, a
diventare gli esempi per i giovani di domani, trasmettendo così lo stesso pensiero e
il medesimo stile di vita che ritrovavamo già nei giovani di trent’anni fa.
E allora come fare? Solo amando fortemente possiamo correggere ed aiutare l’altro a
ritrovare se stesso, senza offendere la sua sensibilità. Ma per far ciò è importante
far nostre le parole di don Enzo: “Educare è vivere con i ragazzi, è donarsi, è
aprire il proprio cuore, è lottare insieme, è aiutarli ad affrontare piccole scelte
e significative responsabilità, è correggere con amore senza distruggere o umiliare,
è attendere pazientemente, è portare nel cuore il grande desiderio che il ragazzo
maturi delle profonde e solide convinzioni…” a volte bisogna attendere, non per
paura, ma per prepararsi per meglio riuscire nell’impegno.

E allora rilancio: basta l’amore per uscire da questo circolo vizioso e innanzitutto dalla droga?