Gli sviluppi politici sono così rapidi che molti elettori si sentono disorientati. Hanno voglia di novità e Berlusconi a destra e Veltroni a sinistra hanno soddisfatto questa sete, ma nessuno capisce quale sistema elettorale abbiano in mente. Comè possibile garantire stabilità e alternanza contando sul proporzionale? E siamo sicuri che il sistema tedesco funzioni? L’esperienza dimostra che la risposta è sì quando tre al massimo quattro partiti entrano in Parlamento superando lo sbarramento del 5%. Se sono di più la governabilità non è più assicurata. E oggi in Italia non è difficile prevede un Parlamento con Il partito popolare delle libertà, il Partito democratico, alleanza nazionale, Cdu-centristi, Lega nord, Cosa rossa e magari qualche cespuglio coalizzato. Insomma, un disastro.
E allora a che cosa mirano Berlusconi e Veltroni? Molto probabilmente al referendum, su cui voteremo in primavera – se non ci sarà nel frattempo una nuova legge elettorale e che prevede maggioranza assoluta al partito più votato. Il problema è che nè l’uno nè l’altro possono dichiararlo ora, perchè rischierebbero di far deragliare tutto. Paolo Guzzanti lo ha scritto l’altro giorno: devono far finta di voler una nuova legge elettorale, prendere tempo. Per poi prendere atto del fallimento e lasciar la parola al referendum.
E questo perchè in realtà al bipolarismo non si può rinunciare, come spiega lo storico Max Gallo, in un’intervista pubblicata sul Giornale di ieri e come osserva, da sinistra, un intellettuale moderato e liberale come l’ex senatore Ds Franco Debenedetti sul Sole 24 Ore in questo editoriale.
Certo nessuno ha la certezza che finirà davvero così, ma considerate tutte le opzioni questa sembra essere la più probabile. Da qui alcune domande: è la soluzione ottimale per il Paese? Il centrodestra ci guadagna o ci perde? Berlusconi può davvero correre da solo o alla fine troverà un’intesa con Fini?