Nella Russia di Putin anche attraversare la strada fuori dalle strisce pedonali può essere un reato politico. Da ieri lo sa Vladimir Bukovski, l’ex dissidente sovietico, che è stato fermato dalla polizia a San Pietroburgo (ne parlo nella corrispondenza oggi sul Giornale). Bukovski intende candidarsi alle presidenziali di marzo ed è considerato dal regime come un nemico potenziale.
Le cose vanno peggio per Garry Kasparov, l’ex campione del mondo di scacchi che un paio di anni fa è sceso in politica. Ha appena scontato 5 giorni di carcere e in un incontro con un gruppo di giornalisti stranieri, tra cui il sottoscritto, dice: «La prossima volta andrà peggio, rischio fino a 15 anni. Vogliono intimidirmi». Eppure i sondaggi danno il partito putiniano Russia unita vincente con ampio margine. Qualcosa stride nella situazione attuale: se il regime è così forte perché scoraggia fino a reprimere qualunque forma di dissenso? Bukovski rappresenta se stesso, Kasparov poche migliaia di persone; eppure…. Che abbia ragione Kasparov quando afferma che la Russia sta per diventare una dittatura?

AGGIORNAMENTO: Sulla situazione russa segnalo l’editoriale uscito domenica e un’intervista a uno degli scrittoi liberali russi più famosi, Victor Senderovic