Dunque la Conferenza dei Paesi donatori, composta per lo più dagli occidentali, ha stanziato 7 miliardi di dollari (circa 5,5 miliardi di euro) in aiuti diretti ai palestinesi. Serviranno a qualcosa? Ne dubito. Sono sempre più convinto che gli aiuti in denaro “a pioggia” non servano a nulla e, anzi, producano effetti nefasti in quanto scoraggiano l’intraprendenza delle popolazioni locali. Per decenni i Paesi occidentali hanno stanziato fondi per l’Africa che sono finiti per lo più nelle tasche dei politici locali (che li hanno prontamente trasferiti su conti all’estero) o in progetti inefficienti o addirittura inutili. In Italia gli aiuti al Mezzogiorno sono da sempre un colossale, indecente spreco; così come superflui sono molti dei progetti finanziati dall’Unione europea. Certo l’estemo opposto (non far nulla) è inconcepibile. L’esperienza dimostra che, per essere efficaci, gli aiuti devono essere impiegati per creare le condizioni strutturali per favorire la crescita: dunque non fondi ai governi, ma investimenti in strade, ferrovie, linee elettriche e digitali, condizioni doganali per agevolare le esportazioni di prodotti locali, corsi di formazione e universitari. Insomma gli aiuti devono servire non a tappare buchi, ma a spingere le popolazioni locali a sviluppare le proprie risorse, il proprio talento, la propria intraprendenza. A sentirsi responsabili per il proprio destino. Ecco: responsabilità è la parola giusta; finchè sai che qualcuno può aiutarti non troverai la forza per cambiare davvero. Riguardo la Palestina la situazione è molto complessa perchè una vera svolta sarà possibile solo quando Israele toglierà le restrizioni che oggi ostacolano lo sviluppo locale e quando l’ambiguità di Hamas verrà chiarita. Ma, allargando il discorso, io dico: smettiamola con queste gigantesche elargizioni, che finiscono per essere solo operazioni di marketing politico da parte dei governi. Sono soldi buttati via. In Palestina, ma anche in Italia e in Europa.