Ma il Wi-Fi nuoce alla salute?
Beppe Grillo si batte da tempo per potenziare il Wi-Fi (la tecnologia che consente di navigare su Internet ad alta velocità collegandosi a reti locali senza fili) e diffonderlo gratuitamente in tutte le città . Magari tra qualche anno farà la campagna opposta: per ridurre i Wi-Fi e impedire un’eccessiva esposizione alle radiazioni.
Io non sono un esperto di tecnologia e mi auguro che chi è competente in materia - come Piero Macrì e Marco Faré - possa aiutarci a chiarire l’argomento; ma sono rimasto colpito da un articolo di Le Monde, in cui si annuncia che il comune di Parigi ha deciso di sospendere i collegamenti Wi Fi nelle biblioteche municipali parigine. La ragione? Da quando le apparecchiature sono state installate molti dipendenti hanno accusato malesseri, mal di testa, vertigini, dolori muscolari. Insomma, il sospetto è che Internet senza fili faccia male. Quest’estate avevo sentito alla radio Svizzera un esperto che denunciava la pericolosità del Wi fi, invitando a non installarlo nelle camere da letto e comunque ad almeno tre metri di distanza dal computer. Le Monde scrive che non ci sono studi scientifici certi sugli effetti del Wi-Fi, ma sottolinea che le radio frequenze di 2450 MhZ hanno effetti sul Dna. La domanda è d’obbligo: il Wi-Fi fa male? Che cosa si aspetta a commissionare in Italia, uno studio scientifico?

Siete solo dei criminali terrostici che lanciate inutili allarmismi che fanno impazzire (letteralmente) persone ragazzi facilmente impressionabili, che non moriranno certo per radon, elettrosmog o altre stronzate del genere, ma dri crepacuore o addirittura di suicidio. E poi la stronzata del radon nel tufo. Ma che cazzo andate dicendo. Finitela di allarmare inutilmente la gent che, ripeto, quella sensisibile e fragile, paga le vostre cazzate (vedi radon e tufo) a caro prezzo, malattie, nevrosi, paure, a scapie di pensare alle cose serie e vere della vita. Basta con le stronzate, vogliamo vivere e morire in pace!
Pardon per la mia imprecisione. Wi-fi lavora tra i 2,4 e i 40 GHz e Wi-max tra i 10 e i 66 GHz (1 GigaHertz = 1 miliardo di oscillazioni al secondo). Per entrambi siamo nel campo delle “micro-onde”, un tempo chiamate onde centimetriche” per la loro lunghezza. A tale gruppo appartengono: UHF (0.3–3 GHz) (quelle della maggioranza dei canali TV), SHF (3–30 GHz), EHF (30–300 GHz). Per cui sia Wi-fi che Wi-max operano nel campo delle microonde “super” ed “estreme”. Il forno a microonde lavora a circa 2,5 GHz. La paura di alcuni, sicuramente immotivata per la bassissima intensità della radiazione, è che si trasformino le nostre città in giganteschi forni a microonde. Le “onde centimetriche” agiscono principalmente sulle molecole di acqua, facendole “vibrare”. Tale fenomeno produce calore (come sanno anche quelli che hanno studiato chimica al liceo). Sappiamo che in pochi secondi il nostro forno a microonde fa bollire un bicchiere d’acqua, ma parliamo di almeno 600-800 watt a distanza di circa 20 cm (e l’intensità del campo diminuisce del quadrato della distanza, per cui si attenua nel giro di pochi decimetri). Esiste una vasta e moderna branca della chimica che studia e sperimenta reazioni chimiche con l’uso delle microonde. Si tratta quindi di una frequenza che interagisce quantomeno in modo evidente con la materia. Allora la domanda di rito, o almeno quella che mi faccio io, è: il difensore ecologico Grillo (di cui ricordo benissimo alcuni dei suoi interventi contro l’inquinamento da idrocarburi e contro il nucleare) è sicuro che la sua minicrociata per le reti locali senza fili (dette Wi-max) non possa essere fonte di un futuro “inquinamento elettromagnetico”? Abbiamo notato tutti che da qualche anno le “terribili” antenne dei ponti radio dei cellulari non inquinano più? L’industria è riuscita a mettere nel silenzio tutto oppure si trattò di una bufala (cosa assai verosimile)?
Io ho molte perplessità , ma in questo mondo sempre più allucinato, trovo ridicolo che l’ENEL sia stata costetta a interrare i cavi dell’alta tensione per la nostra salute, infatti lì il danno biologico è ancor meno che un’ipotesi (e comunque un cavo in alta tensione meno di cinque metri sotto terra ci coinvolge molto di più, biologicamente, di un condotto a 20 metri dal suolo (sempre per la caduta dell’intensità in funzione geometrica della distanza). Non sarà che in quel caso si creò (siamo alle solite…) una campagna nazional-popolare ad arte per stanziare un notevole gruzzolo per tutta l’operazione di interramento?
Esiste l’inquinamento ambientale da idrocarburi, da sostanza tossiche, da sostanze radioattive, da campi elettromagnetici e chi più ne ha più ne metta. Ma del massiccio inquinamento “mentale” cui siamo quotidianamente soggetti dalle fonti di informazioni, quello no, quello non conta?
Faccio un esempio maligno: lo scandalo delle antenne del Vaticano vicino al lago di Bracciano, stranamente è esploso dopo che è stata raddoppiata una linea ferroviaria locale, collegata con Roma, facendola divenire una “metropolitana”. Quanto credete che sia aumentato l’interesse dell’industria del mattone in quell’area sottoposta a vincoli costruttivi proprio per la presenza delle antenne? Ne vogliamo parlare? E di radon non si parla mai, eppure i nostri infissi sigillanti favoriscono l’accumulo in ambienti domestici dove i laterizi contengano derivati vulcanici (principalmente tufo e derivati). Una cosa arci-nota negli USA già dagli anni ‘50-’60. Dell’amianto è stato detto di tutto e di più, dimenticandoci che noi abbiamo bellissime montagne nelle Alpi fatte di amianto (il “serpentino”). Altroché se fa male! Ma quanto soldi hanno girato per eliminare il pericoloso inquinante? E’ di quanto si è abbattuta la percentuale dei tumori ai polmoni o di asbestosi (la malattia dell’amianto) da quando non esiste più l’ethernit? Mi piacerebbe avere il tempo di vedere i numeri sugli annuari di epidemiologia e statistica o qualche lavoro scientifico che evidenzi una “differenza significativa” tra gli abituali utenti delle italiche ferrovie…
Ripeto, anche se sembrerò monotono, la mia risposta a tutto questo è: boh!?
A me pare che Beppe Grillo si batte per il Wi-Max, non per il Wi-Fi. Non sono la stessa cosa.
I danni legati alle onde radio e ai campi elettromagnetici sono studiati almeno dagli anni ‘60, quando comparve in letteratura medica un primo articolo che correlava dei gran mal di testa di cui soffrivano i militari che vivevano a ridosso di una potente stazione radio militare (a onde lunghe, se non erro) con l’intensità del campo magnetico (si trattava di trasformatori in radiofrequenza di migliaia di watt). A distanza di quasi mezzo secolo, ancora non ci si capisce nulla.
Le onde radio delle trasmissioni radio e televisive, dei telefonini e quant’altro, dei forni a micro-onde, i raggi infrarossi, la luce, i raggi ultravioletti, i raggi “gamma” e i raggi “x”, tutti fanno parte della stessa famiglia. Le radiazioni elettromagnetiche possono causare danni biologici in base a: frequenza (o lunghezza d’onda) della radiazione, intensità della stessa, durata dell’esposizione. Tutti sanno che i raggi “x” sono dannosi, ma la quantità erogata durante una lastra al torace e la durata dell’esposizione sono tali da essere pressoché innocui. Tutti sanno che la luce di una lampadina ci illumina nella notte ma appoggiarvi una mano sopra può causare una scottatura.
I raggi sicuramente dannosi sono quelli a più alta frequenza, come i raggi gamma e i raggi x, che sono sicuramente capaci di alterare la struttura dei nuclei delle cellule inducendo mutazioni geniche, i raggi infrarossi non sono “mutageni” ma sicuramente possono far bollire l’acqua di una cellula se di sufficiente intensità e durata. Le onde radio sono molto ma molto più basse in quanto a frequenza, le onde del forno a micro-onde (parliamo di centinaia di watt a pochi centimetri) ci possono cuocere un pollo. Le onde di un telefonino (non lontanissime dalla frequenza del forno) sono di pochi milliwatt (per cui centinaia di migliaia di volte più deboli), le onde di altre radio-emissioni (compreso il wi-fi) sono a frequenze ancora più basse. L’energia decade del quadrato della distanza. Io, da medico, non da utente, mi chiedo come mai si parla sempre periodicamente di campi magnetici e di campi elettrici (ancora più aleatorio l’ipotetico danno!) nel mentre che ci respiriamo metri cubi di derivati del benzene (sicuramente cancerogeni) perché i concittadini si guardano bene dal cambiare catalizzatore una volta che ha esaurito la sua funzionalità o ci dimentichiamo di quanto radon venga costantemente accumulato in case sempre più sigillate con gli infissi. A proprosito, vogliamo parlare delle antenne del Vaticano? Perché l’Alto Lazio è la zona in Italia più ricca di radon… Ma il discorso è sempre lo stesso: perché, come una bomba a orologeria, scoppia sempre l’innesco per la popolare esplosione di emotiva opinione? Per le antenne vaticane ne avrei da dire, altro che! Così come per il bacino di espansione del Tevere, alle porte di Roma, che non esiste più…o quasi; ma che ne hanno parlato i giornali? Certo, con tutta la simpatia per Grillo, perché non ci spiega se è “favorevole o contrario”? Perché, sarà solo un’impressione, mi sembra che una volta è a favore di queste demoniache tecnologie figlie degne della madre di tutte le diavolerie, la locomotiva… altre volte invece fa invidia all’Emilio di Rousseau… boh? E chi ci capisce qualcosa?
Grazie a tutti voi. Personalmente tendo a essere ragionevolmente sospettoso, però dopo aver letto i dati citati da Piero Macrì e la risposta del ministero della Sanità , mi sento parzialmente rassicurato: se proprio non si sta attaccati alla fonte Wi Fi non ci sarebbe un’eccessiva esposizione alle radiazioni.
Per carità …uno studio commisionato in italia!!!! Non voglio mettere in forse la qualità dello studio che ne uscirebbe ma non oso immaginare quale tipo di manipolazione ne verrebbe fatta in un senso o nell’altro. meglio che si lasci fare a ad altri, magari un po più seri di noi italiani quando si tratta di fare delle valutazioni di merito, e poi adeguiamoci.
Mi documenterò meglio.
Ma il WiFi è un’onda particolare, molto più rada (e meno influente) di quella di un telefonino cellulare (diretta a lui e lui solo)
Quindi portarsi un cellulare in tesca è molto peggio di avere un WiFi in casa. Questo è quello che ho sempre saputo. Ci studio comunque
Cristian
Riguardo a come si sta comportando l’Italia sui rischi di esposizione a radiofrequenza ho verificato che l’11 dicembre su interrogazione di parlamentari della Rosa nel Pugno, segue
“Interrogazione in XII Commissione al Ministro della Salute presentata dai deputati radicali della Rosa nel Pugno Donatella Poretti, Marco Beltrandi, Sergio D’Elia, Bruno Mellano, Maurizio Turco
premesso che:
- Il presidente dell’Agenzia britannica per la protezione della salute (Hpa), Pat Troop, in un comunicato per delineare gli scopi della ricerca sugli effetti delle reti senza filo sull’organismo, ha detto che “ad oggi non ci sono prove scientifiche” che le reti senza filo -anche quelle domestiche- possano avere conseguenze negative sulla salute. Sempre secondo l’Agenzia i segnali emessi dalle centraline wi-fi sono molto bassi e ben al di sotto dei limiti imposti dalla Commissione internazionale sulle radiazioni (Icnirp). “Non c’e’ quindi motivo per cui le scuole o altre strutture non dovrebbero continuare a usarle” ha detto Troop;
- il presidente dell’Hpa ha anche dichiarato che “ancora non esiste uno studio approfondito sull’esposizione cui una persona e’ mediamente sottoposta: una lacuna da colmare specie dopo che nell’agosto scorso il sindacato insegnanti britannico ha lamentato che i ragazzi sono utilizzati come cavie”;
- l’Aduc (associazione per i diritti degli utenti e consumatori) ha riportato la notizia di questa ricerca ed ha scritto una lettera al ministro della Salute, Livia Turco, per sapere se anche in Italia siano stati avviati studi del genere e, se nel caso, quali siano stati i risultati;
per sapere:
se siano stati avviati studi sugli effetti delle reti senza filo (wi fi) sull’organismo e in caso affermativo quali siano i risultati
il Ministro della Sanità Livia Turco ha così risposto http://legxv.camera.it/_dati/leg15/lavori/bollet/200712/1211/html/12/allegato.htm#109n1
Ciao Marcello, visto che mi hai precettato nella conversazione, rispondo volentieri. Non sono un esperto in materia. Le mie considerazioni sono innanzitutto di estrema cautela nel dare informazioni che possono creare paure infondate. L’esposizione a campi elettromagentici generati da frequenze radio, il wi-fi così come i telefoni cellulari, sono state più volte messe sotto accusa, ma al momento non vi è alcuna prova scientifica di una pericolosità per l’uomo. Per il Wi-Fi si parla di frequenze bassissime. I dati più affidabili sono quelle dell’organizzazione mondiale della sanità http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs304/en/index.html
che non evidenziano al momento pericoli alcuni. Altre informazioni possono essere rilevate dall’organizzazione della sanità inglese che conferma quanto espresso dalla Who. Sono in corso studi e ricerche i cui risultati dovrebbero essere disponbili nel corso del 2008. Il caso di Parigi così come quello delle scuole in Inghilterra, a mio parere impongono di effettuare le indagini necessarie e promuovere cos’ una maggiore conoscenza sui possibili effetti dell’esposizione, ma prima di gridare al lupo, al lupo, è bene rifarsi ai risultati degli studi scientifici finora compiuti, vedi Who, i quali non hanno rivelato pericoli per la salute diretti.
(Risponde Marco Faré). Non ho tanto il mio campo, ma da quanto leggo la questione è controversa. Io sono scettico: l’ambiente è pieno di onde, sia naturali che artificiali. Nel mio studio ho un router wireless a meno di un metro da dove siedo e non ho mai avuto alcun sintomo.
Il wireless sta diventando una risorsa preziosa ed è necessario capire se e quanto faccia male.
Le radiofrequenze a quei livelli non fanno male al DNA. Anzi, diro’ di piu’, tutta la questione elettrosmog e’ una colossale bufala inventata un po’ da associazioni ambientaliste, un po’ da persone senza scrupoli per poter fare soldi.
Mah! Io uso intensivamente il WiFi sia al lavoro che a casa, mai avuto problemi. Inoltre, nel mio lavoro il WiFi e’ essenziale, se lo si togliesse ci sarebbe una rivoluzione. A me sembra la solita propaganda salutista di chi non ha altro da dire per poter restare visibile. Le stesse argomentazioni sono state usate in passato contro i telefoni cellulari, i ripetitori radio-televisivi, gli elettrodotti, ma che io sappia nessuno studio serio (ricordo che l’Organizzazione mondiale della Sanita’ fece uno studio in merito sugli effetti dell’inquinamento elettromagnetico) pote’ confermare una correlazione fra le emissioni elettromagnetiche degli apparati d’uso comune e l’insorgere di disturbi o malattie nelle persone. Io sono un fisico, le posso garantire che quando si espone al sole si prende una botta di radiazioni che non ha neanche idea, ma la gente non ci fa caso minimamente e continua ad abbrustolirsi sulle spiagge, nonostante sia stata provata la correlazione fra l’esposizione al sole e l’insorgere di tumori. Si tratta solo di abitudini. Quando saremo abituati all’uso del WiFi non si parlera’ piu’ di “possibili” effetti del WiFi.
Luca, per pietà : illuminaci. Allora non fa male?
Suggerisco a tutti di rileggersi gli articoli del Prof. Franco Battaglia su “Il Giornale” a proposito di elettrosmog ed equivalenti.
Il fatto che queste informazioni vengano da Le Monde e non da una rivista scientifica la dicono lunga sulla qualita’ dei dati e delle conseguenze sul DNA.
I giornali che parlano di questo (vedi Le Monde) mostrano solo una crassa ignoranza dei principi di fisica e di biologia. Il lettore comune non e’ tenuto a saperli, ma l’articolista che scrive il pezzo si’.
Spero proprio che non sia pericoloso per la salute visto che lo uso sia a casa che in ufficio.