Ormai ogni mese vengono pubblicati studi che descrivono un’Italia in rapido e non felice trasformazione: eravamo un popolo di accaniti risparmiatori – nonostante la lira, la disoccupazione, l’inflazione, il dissesto dei conti pubblici – ora siamo un popolo sempre più indebitato. Oggi il Sole 24 Ore pubblica l’ennesima notizia drammatica:

Crescono le famiglie italiane con il conto in rosso o che non riescono a far fronte alle rate del mutuo o ai prestiti. Secondo i dati della Banca d’Italia da ottobre 2006 a ottobre 2007, le «sofferenze» sono cresciute dell’8,45% a circa a 11 miliardi di euro. A ottobre scorso infatti il rosso delle famiglie è salito a 11,292 miliardi di euro, 880 milioni in più dei 10,412 mld di un anno prima. In più, per chi è in difficoltà è sempre più complicato rimborsare un prestito

La crisi non riguarda solo i mutui, ma anche gli acquisti a rate, i finanziamenti al consumo e le famigerate carte revolving. La trasformazione è coincisa con l’avvento dell’euro. Quando in novembre ho condotto Prima Pagina su RaiTre ho osato chiedere se la moneta unica sia stata davvero un affare per l’Italia. Il mio ragionamento è semplice: l’adozione della moneta unica – a cui non ero contrario – ci è stata presentata come un toccasana, un progresso verso la modernità e l’Europa più evoluta. In sè lo sarebbe stato, ma a una condizione: siccome l’euro è l’evoluzione naturale del marco e dunque del sistema tedesco - in termini economici, industriali, di gestione delle finanze pubbliche – richiedeva un adeguamento dell’Italia a quel sistema, che però è radicalmente diverso dal nostro. Invece nulla è stato fatto, nè prima nè durante, nè dopo. Qualche aziende si è adeguata felicemente, ma l’Italia nel suo insieme no: e il sistema è andato in sofferenza, sottoposto a tensioni fortissime, accentuate da un aumento esorbitante del costo della vita, negato dalle statistiche ufficiali. Alla radio la maggior parte degli ascoltatori mi attaccò (molti via e mail) per aver osato esprimere qualche perplessità sul dogma euro. Ora rilancio: l’Italia era davvero pronta per l’euro? E ora è possibile correggere il tiro? Infine, perché nessuno sembra scandalizzarsi per la trasformazione degli italiani in un popolo di indebitati?