E’ stata la storia più tragica di Capodanno, quella di Karim, il bambino di dieci anni colpito da un proiettile alla testa durante i festeggiamenti in provincia di Caserta. A distanza di tre settimane è ancora in come. Il settimanale Vanity Fair è andato a trovare la famiglia tunisino di quel bambino e in particolare il fratello, Mohamed che ha solo 19 anni, ma una maturità straordinaria e che con le sue parole dà ai lettori una lezione di grande saggezza. Racconta: “Mi dicono: sei tunisino, ringrazia e sta’ zitto. E allora io sto zitto ma non mi adeguo. Quando sento la parola integrazione sto male. Io non mi voglio integrare in un posto dove, per essere normale, vai in giro senza casco e, a Capodanno, tiri fuori e spari. Il problema vero non è l’immondizia per la strada, ma quella nella testa della gente“. A scuola andava benissimo, ma ha rinunciato. perché lazzarone? No,”Ho smesso perché ne avevo voglia“, spiega alla giornalista Silvia Nucini. “Come fai andare a scuola in un posto dove i compagni ti sfottono perché parli in italiano e non in napoletano coi professori? Ti sfottono perché conosci il significato della parola “uggioso” e l’insegnante di religione ti dice: “Ma se non credi in Dio, che fai? Vai andare in giro ad ammazzare la gente? Io non riesco ad andare in un posto così”.

Tutto questo in una città che, come scrive il Giornale oggi, nel 2007 ha ricevuto dallo Stato 617,1 euro per ogni suo cittadino residente, più di qualunque altro comune italiano e  più del doppio rispetto ai 302,3 euro che corrispondono alle media nazionale dei finanziamenti trasferiti da Roma ai capoluoghi di regione.  C’ è da stupirsi se poi le altre regioni non vogliono la spazzatura partenopea? E’ giusto continuare a trasferire tante risorse in una città che, come descrive benissimo il giovane Mohamed, non tenta più nemmeno di essere normale?