Ieri sera ho visto buona parte di Speciale Ballarò, dedicato alle vittime del terrorismo. Una bella trasmissione che ha preso spunto dal bel libro di Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi ucciso nel 1972, ” Spingendo la notte più in là”. Erano presenti i figli di altre vittime dei brigatisti: Benedetta Tobagi e Marco Alessandrini, e l’imprenditrice Luisa Todini. Mi sono piaciuti i toni garbati, la passione civile, la diginità dei quattro ospiti: hanno dato volto e voce a un’Italia in cui mi rispecchio. Con un rammarico, però. Anzi due.

Il primo. Si è parlato molto del clima di quegli anni; ma nessuno ha reso omaggio a quelle poche testate che senza equivoci e con coraggio combattevano il conformismo rosso dei media. Nessuno ha citato Montanelli, nè il Giornale. Eppure proprio Montanelli e il Giornale sono sempre stati vicini alle vittime del terrorismo; alla famiglia Calabresi innanzitutto, ma non solo. Ricordo i tandi fondi di ammirazione e rispetto per le famiglie degli agenti uccisi, di gente semplice che poi veniva dimenticata da tutti. Se non rammento male (ero giovanissimo all’epoca) il Giornale lanciò anche delle sottoscrizioni e delle collette. Ricordarlo sarebbe stato elegante.

Il secondo rammarico. Alla fine della serata si sono materializzati in studio Giuliano Ferrara e il direttore di Repubblica Ezio Mauro. Ferrara è il giornalista che ha guidato la mobilitazione mediatica in favore di Adriano Sofri, condannato come mandante dell’omicidio Calabresi. Il direttore del Foglio ha biasimato i tanti intellettuali di sinistra che negli anni Settanta simpatizzavano per le Br, firmando appelli di cui oggi dovrebbero arrossire; bene; ha ragione. Però in questo contesto Floris avrebbe dovuto affrontare anche il caso Sofri. Come non farlo avendo in studio il figlio del commissario Calabresi e Ferrara? Giornalisticamente era un’opportunità strepitosa, immancabile. E invece no. Il conduttore ha preferito concludere la serata con domande tartufesche, e considerazioni generiche, senza mai citare Sofri. Capisco l’imbarazzo, ma allora perché invitare contemporaneamente Ferrara e Calabresi?  Peccato. Un’occasione mancata, per l’Italia e, giornalisticamente, per Ballarò.