Ma doveva proprio finire così? Lo svenimento di Cusumano, con improvvisa rianimazione al momento del voto, gli sputi, gli insulti, due senatori che festeggiano in aula a spumante e mortadella. E nel centrosinistra, i tentati inciuci dell’ultima ora per recuperare Mastella offrendogli una trentina di poltrone privilegiate negli enti statali e parastatali; l’inopportuna indignazione di Marini che tra l’altro parla un italiano disarmante (ma che razza di presidente del Senato abbiamo? E questo dovrebbe essere il primo ministro di garanzia? Ma per carità). E ancora: insulti, Mastella che cita Neruda, sberleffi. Una sceneggiata indegna che ovviamente ha mandato in estasi i giornalisti stranieri. Ho fatto un giro tra i siti americani, inglesi, francesi e quasi ovunque campeggiava la foto di Cusumano svenuto. Purtroppo gli articoli sull’addio di Prodi, corredati da titoli ironici, erano ai primi dieci posti tra quelli più letti di Time e New York Times.  Insomma, abbiamo rimediato l’ennesima figuraccia. Stamattina ho pensato: siamo tornati ai tempi di Totò, quello di Antonio La Trippa, che di seguito vi ripropongo in due passaggi esilaranti. Mi domando: il tempo è passato invano? Forse oggi è persino peggio: La Trippa era un personaggio caricaturale, Cusumano e Barbato senatori di lungo corso.

E se si andrà a votare, è troppo pretendere dai leader di partito che candidino politici persone perlomeno decorose? Resteremo per sempre un Paese incivile?