Vuoi vincere le elezioni? Un tempo la risposta, specialmente negli Usa, era: “E’ l’economia, stupido”. Ronald Reagan nel 1984 fu rieletto chiedendo agli elettori: “State meglio o peggio di quattro anni fa?”. Ma oggi l’economia non basta più. La risposta giusta è: “E’ l’identità, stupido”. La globalizzazione e i flussi migratori provocano cambiamenti rapidi e profondi che a loro volta generano disorientamento nelle società occidentali. Sarkozy l’anno scorso capì che gli elettori volevano essere rassicurati, volevano sapere che cosa significasse essere francesi in un’Europa senza più frontiere interne. Propose un programma organico, che rispondeva a un malessere profondo, e vinse. Oggi in un’America scossa dalla crisi dei subprime accade lo stesso: i programmi di Hillary Clinton, di Barack Obama, di John McCain o di Mike Huckabee influiscono poco, quel che conta è l’identità proiettata da ogni candidato. I conservatori moderati e patrioti si riconoscono in McCain, le donne e gli ispanici nella Hillary, i neri e i giovani sotto i 40 anni in Obama. L’establishment non riesce più a influenzare l’opinione pubblica, a Parigi come a Washington.
Oggi il quotidiano britannico Time ha scritto, forse esagerando, che gli italiani discutono con passione delle elezioni americane, perchè i loro politici non riescono a entusiasmarli. Ma, certo, la differenza tra noi e gli altri è evidente. Il nostro sarà un voto negativo, dettato dalla sfiducia nei confronti del governo Prodi e più in generale della Casta; eppure la nostra società è forse ancor più destabilizzata di quelle americana e francese. La nostra classe politica sarà capace di dare risposta alla crisi d’identità del Paese? Qualcuno saprà definire che cosa significa essere oggi italiani?

PS Un amico americano segnala gentilmente che Reagan usò quello slogan per battere Carter nel 1980 e non nel 1984. Rettifico volentieri, scusandomi per l’imprecisione.