La scorsa primavera Sarkozy vinse le elezioni presidenziali impostando la campagna elettorare su tre principi:

1) un programma coerente e una campagna incentrata su pochi punti vincenti e condivisi dalla maggior parte della popolazione

2) un partito unito che ha evitato polemiche, spaccature, contraddizioni; e dunque ha rafforzato i messaggi chiavi del candidato.

3) la capacità di imporre ai concorrenti i temi  della campagna, rifiutando al contempo di raccogliere le provocazioni altrui. Sarkozy ha costretto a Bayrou e, soprattutto, Ségolène Royal a rincorrerlo sui suoi argomenti.

Osservando l’inizio della campagna elettorale italiana, ho l’impressione che Pd e Pdl stiano perdendo la bussola. Berlusconi – il quale di solito dà il meglio di sé in campagna elettorale – non sembra avere ancora trovato il passo e gli argomenti giusti per motivare gli elettori. Veltroni ha iniziato bene, recuperando qualche punto nei sondaggi e costringendo il centrodestra a seguirlo su certi temi. Ma nelle ultime ore il Pd pare essersi aggrovigliato: l’arrivo di Emma Bonino risulta inaccettabile all’ala cattolico-sociale rappresentata dalla Bindi, il programma non è più coerente, certe candidature risultano imbarazzanti. Come si fa a promettere il rinnovamento e poi candidare Veronesi al Senato a Milano? Come fa il figlio del giudice Alessandrini, ucciso dalle Br,  a candidarsi nello stesso partito dell’ex terrorista di Prima Linea, Sergio D’Elia? Il Pd è un partito d’ispirazione cattolico o laico-radicale? 

Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria, non abbia precedenti e rischi di spostare a sinistra un’associazione che è sempre stata apartitica. Per Veltroni è un bel colpo, ma giustamente Wolly si chiede che cosa stia accadendo in Confindustria. Il Paese ha bisogno di nuovi equivoci?

Anche nel centrodestra non mancano le contraddizioni. Il Ponte di Messina, che costerà una fortuna, è davvero una priorità per il Paese? Quali sono le priorità programmatiche? E ora Fini e la Lega litigano sul voto agli immigrati…

Il timore è che il tentativo di un chiarimento politico con la nascita di due grandi partiti moderati di centrodestra e di centrosinistra rischi di fallire rapidamente, proprio perché sono stati trascurati quei tre semplicissimi punti elencati all’inizio del post. O sono troppo pessimista?