Non c’è euforia nelle strade di Mosca all’indomani delle vittoria di Medvedev. L’umore della gente oscilla tra l’indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno  crede all’ipotesi del doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due – Putin e Medvedev – solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e alcuni Paesi – India, Algeria, Norvegia – iniziano a rifiutare le commesse per scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica.

Il punto più importante però riguarda l’economia. Il boss dell’energia elettrica russa Ciubais ha avvertito che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull’economia reale, che però manca. La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria, agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in forte aumento, molte banche sono sull’orlo del fallimento e il fondo di stabilizzazione non basterà a salvarle. L’inflazione corre, la disoccupazione resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E questa non è una buona notizia per l’Italia. Come ha scritto recentemente su Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10 miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha superato persino gli Usa come mercato di destinazione.

La presidenza di Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l’economia italiana. E, più in generale, per l’Occidente?