Internet fa bene ai giornali
I giornalisti di solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro. Correggere i propri errori? Quasi mai. L’avvento della Rete e dei blog sta costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e umile. Chi legge “il cuore del mondo” sa che il sottoscritto accoglie con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi d’informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o l’orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per l’Osservatorio europeo di giornalismo, dell’Università della Svizzera italiana. Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare.
Quel che emerge da una ricerca, sempre dell’Osservatorio europeo di giornalismo, è che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e tradizionale. Della serie: o l’uno o l’altra. In questo studio, curato da Piero Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: “Dopo un periodo di incertezza l’integrazione con il Web operata da molti editori della carta stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times, per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l’audience complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le Figaro li hanno quasi raddoppiati”, scrive Macrì. E ancora: “Si sta ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis”, mentre “esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del contenuto a pagamento”. Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui. A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po’ per pigrizia, un po’ per supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel lungo periodo.

La Ragnatela del Grillo
Ho scritto un racconto sul mio percorso nel meetup di Beppe Grillo, un’esperienza che mi ha lasciato molto perplesso, che mi ha molto cambiato, che mi ha permesso di evidenziare una realtà a me del tutto sconosciuta, dove ho scoperto che inganno e menzogna regnano nella nostra società al di sopra dell’immaginabile.
Ho riflettuto a lungo su quanto ognuno di noi è in realtà complice di questa sorta di omertà che tutto avviluppa, come una nebbia sottile nella quale tutti ci muoviamo ambiguamente, fingendo di non vedere il microdelitto che si consuma sotto il nostro sguardo indifferente, avvezzo alla truffa come all’acqua che corre sotto i ponti.
http://mondogrillo.net/meetup/la-ragnatela-del-grillo/
Io ho scritto per diversi mesi su Comincialitalia.net. Mi sono divertita parecchio. In un secondo momento con i fuoriusciti abbiamo aperto un multiblog , Reset netsons; in sostanza abbiamo voluto sperimentare un multiblog veramente libero, senza un direttore, senza una vera linea da seguire, e scriviamo di tutto cercando di documentarlo, dalla attualità alla economia, io ho scandalizzato i più “rigorosi” scrivendo la ricetta del ciambotto in occasione del film su ratatuille, di proposito. Detto questo, nessuno di noi si sente un giornalista, sappiamo che se qualcuno dei giovani che vi scrivono vorranno tentare la via del giornalismo, dovranno studiare e.. lavorare ancora molto, per fortuna lo sanno anche loro, credo sia bene insistere sulla necessità di formarsi, altrimenti si ingenerano illusioni e pretese fondate sul nulla; tanto più che capita già di leggere svarioni riconoscibili anche da me provenienti da giornalisti, se si abbassa la guardia ulteriormente, si perde una professione.
Caro Paolo Feringi, certo non tutti i pezzi sono…. all’altezza; ma mi consolo: quando non c’erano le scuole era decisamente peggio…
Cara Maristaurro,
ahimé, solo con una scuola di giornalismo si diventa “ufficialmente” giornalisti; d’altra parte ti insegnano come va scritto un pezzo, come attirare l’attenzione del lettore, come non annoiarlo…cose importanti…Dico “ahimé”, perchè leggo articoli di giornalisti che si vede che quando seguivano le lezioni
pensavano ad altro; o sbaglio, Marcello?
Grazie Ambrogio e Maristaurru, sul tema giornalisti & lettori segnalo un sito che applica il cosiddetto giornalismo partecipativo, si chiama http://www.comincialitalia.net
Io non credo che basti scrivere su un blog , o anche su un giornale per essere un giornalista; come anche non credo che basti seguire un corso di giornalismo per essere un vero giornalista. Senza voler mitizzare la professione: ci sono persone che fanno disegni tecnicamente perfetti, disegni che rispecchiano la scuola frequentata, e che non trasmettono nulla, e ci sono rari esempi di disegnatori o pittori che hanno una naturale propensione a sfornare “arte”, e magari peccano nella tecnica in senso stretto.
Nulla si improvvisa e men che meno un giornalista che resterà tale anche se dovrà o vorrà mettere il suo talento al servizio di qualcosa di diverso dalla pura informazione.
Io non sono una giornalista, come ben si legge, e da lettrice ignorante della materia, noto come una stessa storia, uno stesso fatto, può esser raccontato in chiave giornalistica, o di racconto, o di puro studio; ci si può accostare ad un fatto in mille modi diversi, con tagli diversi , diciamo. Internet permette a chi vuole di scrivere, di leggere, a volte persino di esser letto. Ci si può informare più facilmente di prima , è certo un mezzo affascinante, un modo di coltivare relazioni virtuali poco o nulla impegnative, una occasione anche per divulgare, se ci si sa impegnare, notizie che altrimenti potrebbero essere stoppate, ma che con questo si acquisti il diritto di chiamarsi “giornalista” mi sembra una chimera
Che cosa distingue un giornalista da un cittadino qualunque che scrive nel Blog?
Credo che il giornalista debba sempre comunque sentirsi un giornalista…sentirsi al servizio dell’INFORMAZIONE.
Esistono diversi tipi di informazione e lei lo sa.
Di parte,manipolata e a volte solo di intrattenimento.
Quest’ultima è ad esempio quella che tutti noi troviamo, andando a tagliarci i capelli e magari abbiamo davanti a noi altre persone.
Cose che mai compreremmo,ma che in quel contesto magari ci sfogliamo anche.
I primi due tipi di informazioni che sono di parte o manipolate,sono pericolose per una società civile. Non è informazione corretta e utile per il cittadino,ma è utile solo a chi vuole dare/passare una visione settaria delle cose. Credo che i Blog abbiano seriamente messo in crisi il modo di lavorare dei Giornalisti…se non altro perchè non si può più avere la certezza su niente,vista la possibilità data a molti di potersi esprimere su questo o quello.E’ chiaro che a questo punto soppravviverà il giornalista più pronto a cogliere questo mutamento,più onesto nel riconoscersi un ruolo sempre meno riconosciuto di “dogmatico” dell’informazione.
Sembrerebbe quasi un riconoscere i propri Limiti,ma dall’altra parte,per un giornalista che crede nella sua frofessionalità/missione può/deve essere solo una novità interessante e stimolante, senza sentirsi snaturato per questo. Un informazione più estesa/partecipe al di là dei tempi necessari per instaurarsi è migliore per tutti.
E comunque non si scordi che se Lei ha iniziato questo Blog da circa un anno(da quello che ho capito),era inevitabile che li venissero queste domande in testa.
Cordialmente,Ambrogio
Paolo feringi solleva un problema cruciale: alla fine che cosa distingue il giornalista da un cittadino qualunque che scrive sui blog? In America e in parte in Europa si diffonde il Citizen journalism ovvero giornali quasi sempre online fatti prevalentemente da cittadini. Però blog e citizen journals rappresentano solo una parte dell’universo dei media. Io penso che i media tradizionali rimarranno per molti anni anché perché certe abitudini non si modificano in fretta, ma nel lungo periodo il giornalista non avrà che una risorsa: la bravura, la competenza, la capacità di farsi capire e rispettare dal lettore. In una parola: la qualità, dote sempre più rara nell’era della massificazione.
Certo internet consente a chiunque di dire la propria opinione e di confrontarla con gli altri, come in questo blog, e ha reso anche possibile esprimere in modo completo la propria opinione attraverso la creazione di blog personali. Tra l’altro la qualità di quello che viene scritto non è direttamente in relazione con un albo professionale al quale si può o non si può appartenere.
Credo che tutto questo sia un bene e sia pure il futuro, anche e sopratutto per i grandi giornali.
Il web consente l’immediata divulgazione delle notizie, si è informati in tempo reale, il giornale stampato lo vedo ormai come un approfondimento sui temi più caldi e controversi, ma come mezzo di semplice informazione mi sembra ormai ampiamente superato sia dal web sia dai canali satellitari tematici non-stop.
Io personalmente compro spesso il giornale cartaceo, ma credo che averlo a disposizione 24 ore al giorno sul proprio portatile sia quanto di meglio si possa avere.
Io al contrario di Ambrogio, pur divertendomi abbastanza a pastrocchiare sul mio blog, a scribacchiare qua e là in multiblog, a leggere, sempre se il tempo me lo consente, non ho affatto abbandonato il quotidiano ed il settimanale.
Internet è affascinante,è il futuro, ma ancora il giornale nella sua interezza, dalla prima all’ultima pagina ha qualcosa di non ancora raggiunto e che non credo sarà facile sostituire, credo che per molto ancora potranno i due media concorrere ad informare, magari rafforzandosi a vicenda , di certo completandosi l’un l’altro
Cortese Sig. Macrì
Intanto la ringrazio per l’attenzione,
Sono d’accordo con lei che “Internet, il Web, non sia la panacea di tutti i mali…” i mezzi tali sono e tali rimangono, è nella volontà degli umani utilizzarli per fini diversi.
Altrettanto d’accordo mi trova sulla potenzialità dei Blog, dell’informazione dei giornali su Internet, di dare maggiore spazio e più libertà all’espressione delle proprie idee, creando la possibilità di “conoscere meglio opinioni e culture diverse”.
PROPIO QUI, a mio avviso la diversità che una volta a regime, non esiterei a chiamare RIVOLUZIONE dei costumi, con toni meno agitati dei miei ed in altro modo, mi sembra lo sostenga anche il Sig. Feringi.
Per quanto mi riguarda, convinto come sono che la ricchezza, l’evoluzione e infine (forse un pò esagerando), la stessa sopravvivenza della specie, sono affidate alla comunicazione in senso largo ed al pluralismo, e che i mezzi migliori per ottenere il “meglio” da ogni singolo soggetto e dalla società nel suo complesso siano quelle virtù insite da sempre nella “persona”, ossia il rispetto degli altri, l’ascolto, la conversazione, il dialogo, ovviamente nella dialettica del confronto di opinioni diverse.
La possibilità di riferirsi a più “saperi” permette di superare e migliorare il “sapere codificato” permette, pur nell’ambito globale di rivalutare culture locali, tradizioni, modelli di pensiero, odori, sapori, saperi nascosti, veri e propri tesori, ad oggi sempre sacrificati dal “sapere del vincitore”; permette ancora di “contaminare” i diversi modelli culturali e apre spazi al dialogo, creando i presupposti per la comprensione e per una crescita civile.
Un nuovo rinascimento delle idee, che spazzi le incrostazioni create da un “sapere imposto dall’alto” e sappia rivalutare, rispettare, pretendere e prendere il meglio da ogni cultura, “un sapere dal basso” che assume la miriade di sfaccettature proprie del prezioso diamante.
Naturalmente il mezzo ci aiuta ma il “fine” dipende dalle “persone” da tutti noi singolarmente e sinergicamente insieme, quanto saremo riusciti a fare o disfare, sedimentate le polveri, la storia lo racconterà.
Cordialità Cosimo Quarta
Caro Foa,
sono anche io un giornalista. Il problema è che con Internet lo siamo, o lo stiamo diventando, tutti.
Io ho scritto libri, e ne ho letti, ma da quando ho imparato che si possono leggere gratis o quasi “on line”,
l’idea di acquistarli in libreria è aumentata. Ormai scrittori, giornalisti, critici radiotelevisivi…stanno un po’ sparendo come figura. Tu considera questo blog sul quale adesso sto scrivendo; immagina che io sia, per dire,
operaio, poliziotto od operatore ecologico: non sarei forse
“parificato” ad un giornalista? Non siamo forse tutti giornalisti, qui?
Vedo che sull’argomento sollevato da Marcello siamo quasi tutti concordi. Mi interesserebbe di più ascoltare qualche voce critica se ci fosse. Personalmente ritengo difficile che possa esserci visto che si tratta di far prevalere il buon senso.Certo anche i giornalisti, almeno quelli più seri, se vorranno ancora continuare ad avere stima ed apprezzamento per il loro lavoro, dovranno tenere bene a mente che i loro lettori, oggi più di ieri, hanno a disposizione molte più fonti per verificare la bontà di quanto venga loro raccontato. Soprattutto in modo molto più veloce ed economico.L’augurio è che ci si renda conto che informare cittadini più informati richiede più umiltà e maggiore professionalità. La spocchia e l’autocelebrazione appartiene ai giornalisti falliti
La partecipare on line dei lettori al commento dei fatti è la vera attuazione della democrazia. Anche le metropoli diventano a misura d’umo, come i Comuni dell’ Umanesimo.
Gian
Gentile Marcello, pianamente d’accordo cone lei, la ricerca di Macrì mostra come si stia sviluppando un nuovo modello di giornalismo sostenibile e non solo, ci aiuta anche a capire che dobbiamo puntare sulla ricerca e sull’innovazione per consolidare e migliorare la qualità della vità.
A mio avviso esiste una maggioranza di persone che ritendo la tecnologia una fonte di opportunità la utilizza al meglio,quale fonte di sviluppo, cercando di coglierne gli aspetti maggiormente integrativi e migliorativi. Esiste poi una minoranza di persone che arroccate all’interno di una posizione di privilegio, o presunto tale, (spesso, in un atteggiamento solo apparentemente schizzofrenico, lo stesso soggetto appartiene all’una ed all’altra categoria, pronto a criticare quando si tratta delle altrui posizioni, pronto a difendere con i denti quando si tratta del proprio privilegio)tentano in ogni modo di conservarne la differenzialità.
Questo è un difetto che appartiene a tutti noi, non solo ai giornalisti (lo dico io che non sono della categoria), ma è un difetto che quando viene tradotto a livello di sistema all’interno di una comunità (mi riferisco al Paese Italia) blocca il progresso e impedisce l’emergere delle eccellenze. Ieri probabilmente in un mondo ancora semichiuso, in parte autarchico, forse era ancora possibile, oggi nell’era dela globalizzazione, pur nei suoi fasti e nefasti, non è più possibile, pena la marginalizzazione, l’obsolescenza e giù di lì.
Concludo dicendomi d’accordo con quanto da lei evidenziato, ossia non l’utilizzo obbligatorio dei BLOG o Internet, o altro di altamente tecnologico (sono solo strumenti e come tali possiamo utilizzare quelli più confacenti alle nostre caratteristiche), ma una visione più ampia, non chiusa, che lasci spazio, anzi crei l’humus adatto al proliferare delle idee.
Una visione ed uno sforzo permetta la riforma della nostra società in una “società civile meritocratica” divenuta, ormai, indispensabile ed improrogabile.
Dobbiamo finalmente uscire da un sistema altamente autarchico e autoreferenziale, confrontarci e dialogare con il resto dell’umanità, lo possiamo fare solo facendo emergere le nostre idee migliori e i migliori esponenti delle stesse. Sicuramente ne guadagneremo tutti.
Cordialità Cosimo Quarta
Interessante l’intervento di Cosimo, anche perché allarga il discorso di Internet all’ambiente aziendale e sempre più mi convinco dell’idea che sono le persone che possono valorizzare il mezzo di comunicazione. Io sono sempre stato dell’idea che Internet, il Web, non sia la panacea di tutti i mali che affliggono il sistema della comunicazione, non demonizzo la Tv, la radio e i giornali, credo che ciascuno sia un potente mezzo, dipende da come lo si usa, da quali sono i contenuti con cui vengono alimentati. Il Web ha potenzialità enormi, ma questo non vuol dire che possa esprimere informazione migliore da altri mezzi di comunicazione, dipende. L’idea che mi sono fatto è che i Blog, l’informazione di giornali su Internet, diano maggiore spazio e più libertà nel modo di esprimere le proprie idee, possibilità di conoscere meglio opinioni e culture diverse, insomma un modo per rendere più trasparente e meno controllata la circolazione di conoscenza.
Sentendo l’altra sera certi discorsi a Ballarò, anche sulla cifra che il Governo passa a tutti i giornali(è vero?),pari a 480 milioni di Euro l’anno sono sobbalzato.
Credevo che i Giornali fossero “forti” dalle copie tirate
giornalmente, della loro capacità di vendere informazione,in pratica dell’interesse che sapevano suscitare.
Sentendo quella cifra,ho pensato…: ma allora sono già a posto;…perchè dovrebbero scannarsi per essere uno meglio dell’altro…?
L’ho visto come un segno di appiattimento…ma forse è una regola che esiste da sempre e sono io che non sono informato.(scusate)
Internet è utile a me(non giornalista)per potermi esprimere,dialogare,anche scontrare perchè no, se rimane in ambiti “civili” e di rispetto.
Mi permette di sapere e conoscere tante cose,anche se per esperienza non le dò mai per certe al 100%, dando solo alle esperienze mie personali(sia pure soggettive)un credo assoluto.Insomma,non basta Internet per conoscere,ma è bene che ci sia.Così come la t.v.,o gli stessi quotidiani.
Confesso però che pur avendo letto per vent’anni un quotidiano,in maggior parte il Corriere o quando cambiavo la Repubblica,ora non ne avverto la mancanza.
Anzi,mi divertono di più i Blog…
Li trovo molto coinvolgenti,ma questo va detto è merito di chi li conduce,che è sempre un giornalista,non è Internet,Il Grande Fratello o un altro…
Internet alla fine è solo un mezzo,chi fa la differenza,è sempre il giornalista…come è sempre stato.
Ambrogio
Senza dubbio, gentile Cosimo. Nel mondo del giornalismo però si assiste a una situazione paradossale: da un lato fino a ieri gli editori non sapevano come approfittare di Internet, anche come fonte di reddito. La ricerca di Macrì dimostra come sia stia sviluppando un modello sostenibile, ed è una grande novità. D’altro canto i giornalisti a parole si dicono aperti al cambiamento e invocano la flessibilità (altrui), ma quando tocca a loro sono piuttosto conservatori e abitudinari. E per questo molti di loro perdono le opportunità offerte daq Internet e rischiano di diventare professionalmente obsoleti.
Di clienti “insoddisfatti” e/o “infedeli” un’azienda può morire, questo mi permettevo di scrivere oggi ad un mio fornitore di servizi telefonici che, a mio avviso, mi tratta male.
Il cliente oggi si aspetta di partecipare direttamente all’organizzazione ed alle strategie aziendali, chiede un rapporto diretto con l’interlocutore, un rapporto “caldo” tale da stabilire un’empatia, costituito da un’ascolto attivo, personalizzazione della comunicazione, consulenza, soluzione delle problematiche, in sostanza un’affinità elettiva “virtuale” in grado di instillare la sensazione nel percepiente che egli è trattato da soggetto, unico, fra i tanti, “fine” e “non mezzo”.
Ne deriva che a livello aziendale è necessario superare l’ottica, obsoleta, che considera l’elaborazione delle strategie “un esercizio riservato a pochi” , è indispensabile coinvolgere l’intera organizzazione, ed allargare a tutto il gruppo degli stakeholder, utilizzando umilmente l’arma del rispetto, dell’ascolto e del dialogo.
Una società complessa, presenta bisogni multiformi, poco targettizzabili, e richiede sempre nuove idee, queste non possono essere patrimonio di un singolo, per quanto geniale, ma si possono raccogliere ascoltando con orecchio attento tutte le persone, soprattutto quelle che ricoprono i ruoli più umili e più vicini ai clienti. Anche i nostri grandi geni quali ad esempio Newton, Einstain, a ben guardare nell’intero arco della loro vita hanno avuto poche idee, certo talmente geniali da rivoluzionare il mondo, ma sempre poche.
Il venditore , dunque, a prescindere da cosa vende, si dovrà trasformare in “lavoratore della conoscenza” (P. Druker) in grado di raccogliere e decodificare in tempo reale una grande quantità di conoscenze, naturalmente più sarà contaminato dalle diverse culture, più sarà in grado di apprezzare la diversità, più sarà capace e reattivo.
Se tutto questo è vero per qualsiasi azienda, in modo esponenziale ne cresce la ragione, per gli operatori culturali, quali nel caso specifico i giornalisti.
In questo grande è la potenzialità offerta da internet e dai BLOG, ovviamente non unico strumento, non strumento sotitutivo, ma strumento integrativo molto efficace per stabilire quel contatto “empatico” cui prima accennavo, mezzo insostituibile, a basso costo per veicolare umanità, conoscere i tasti della reattività del singolo e assecondarli per migliorare il rapporto.
Certo, non esistono ricette universali, valide per tutti, ma esiste la possibilità di convincere “dialogando”.
Altrettanto importante, mi sembra, la modalità del rapporto di comunicazione, che permette di stabilire la nuova tecnologia: Non più, o non solo un rapporto verticale (io scrivo, tu leggi, tu commenti ma io non ti ascolto o lo faccio svogliatamente), ma un rapporto orizzontale, in tempo reale, in cui tutta la pluralità dei componenti partecipa attivamente, comunica, dialoga e arricchisce l’altro, una diffusione (contaminazione) della cultura che può fare emergere anche quelle culture marginali fin’ora senza voce e può porsi come fine una “democrazia partecipata tesa al bene comune” in cui la consapevolezza determina le azioni, facendo sì che alla vecchia “etica del comando” possa sostituirsi la nuova “etica del consenso”.
C’è anche un rovescio della medaglia – da un lato arriva di tutto anche non-cultura e dall’altro sembra di essere sempre sotto esame, ma personalmente penso ne valga la pena e comunque è una sfida che in pochi si possono permettere di non raccogliere.
Cordialità Cosimo Quarta